Un incontro pubblico con la partecipazione dei rappresentanti di vari livelli istituzionali non solo locali, poi un faccia a faccia privato con il primo cittadino di Montoro Mario Bianchino per un approfondimento in maggiore riservatezza sugli atti intimidatori ai danni del sindaco: sono i momenti salienti dell’audizione della Commissione speciale Anticamorra della Regione Campania, riunita in seduta straordinaria nella cittadina dell’Irno, il cui verbale sarà trasferito al ministro dell’Interno Marco Minniti, al prefetto di Avellino Carlo Sessa e al procuratore della Repubblica Rosario Cantelmo.

 «È un momento difficile per le istituzioni e da sempre la Commissione ha voluto uscire dal palazzo per incontrare le comunità e i loro amministratori – spiega il presidente dell’organismo Carmine Mocerino, - per rendersi conto delle realtà territoriali e dei problemi che le attanagliano. La nostra presenza qui sta a testimoniare la vicinanza non solo formale della Regione Campania e in particolar modo della Commissione alla cittadina di Montoro, al suo sindaco e all’amministrazione, per i fatti che sono accaduti. Siamo qui per carpire meglio, direttamente da chi le intimidazioni le ha subite, da chi vive questa realtà, qual è lo stato delle cose. Faremo il punto dopo questo incontro per definire non solo gli obiettivi che ci prefiggiamo e che sono sicuramente comuni, ma anche i percorsi da intraprendere. L’idea è fare tutto quello che è nelle nostre possibilità».


In sala consiliare, a Palazzo dell'Annunziata, sono presenti sia il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Baiano Giuseppe Ianniello sia il Capo della Squadra Mobile della Questura di Avellino Michele Salemme, impegnato anche personalmente nei servizi supplementari di controllo predisposti nel montorese dal questore Luigi Botte in questo frangente. Ma sulla precisa richiesta del sindaco Bianchino di implementare la presenza di forze dell’ordine sul territorio montorese istituendo un nuovo Commissariato di Polizia, il presidente di Commissione Mocerino non si pronuncia: «Questa non è una competenza diretta della Regione Campania, ma possiamo muoverci insieme tutti nella stessa direzione dal punto di vista istituzionale – dice - e sostenere presso il ministero e il governo la richiesta avanzata dal sindaco di Montoro circa il potenziamento delle forze dell’ordine perché questo accada. La sicurezza è una delle principali istanze dei cittadini e noi dal punto di vista istituzionale abbiamo il dovere di garantirla».


«Siamo qui non solo per manifestare vicinanza alle amministrazioni irpine che vivono questo stato di disagio – aggiunge il consigliere regionale Vincenzo Viglione - ma anche per capire quale può essere il ruolo della Regione e quale forma di aiuto possiamo portare agli amministratori locali. È nostro dovere cercare anche di ricucire un distacco rispetto agli anni passati, perché c'è troppa distanza tra le amministrazioni comunali e quelle centrali».
La segretaria della Commissione speciale Enza Amato, si sofferma invece sullo stato dell’arte rispetto alla riforma della legge sui beni confiscati alla criminalità, rispondendo a una sollecitazione del referente di Libera Avellino Francesco Iandolo, che durante l’audizione pubblica riporta l’esperienza e le difficoltà che ostacolano l’attività del Maglificio 10Quindici Passi intitolato a "Nunziante Scibelli" e sollecita una trasversalità della lotta alle mafie che rafforzi la prevenzione, ma anche il mantenimento degli impegni a supporto delle iniziative legate al riutilizzo dei beni confiscati. «Dobbiamo essere capaci di fare di più – ammette la consigliera – perché non basta una legge e occorre una società che si muove. Ma abbiamo lavorato alla riforma della legge 7 del 2012, che è rimasta lettera morta e per questo non ha sortito effetti sui territori, in modo da riscriverla in funzione di una visione diversa. In questo senso, abbiamo previsto un contributo fino al 50% per la sistemazione dei beni, cosa che spesso i Comuni non sono in grado di affrontare per mancanza di risorse, e anche contributi per integrare attività già esistenti nonché per sostenere start up con un fondo di 2mln di euro attivato in via sperimentale. Ma oggi – aggiunge Amato – non è questione di risorse economiche: si tratta di avere gli anticorpi contro la criminalità, per cui è necessario un lavoro culturale molto forte e una rete molto stretta fra tutte le istituzioni».


Su questa idea concordano tutti i rappresentanti istituzionali interventi all’audizione e il concetto viene ripreso più volte come una sorta di parola chiave, insieme alla manifestazione della consapevolezza che il territorio irpino non può e non deve trasformarsi in una terra di frontiera di facile permeabilità per la criminalità. «Era importante oggi dare un segnale forte della massima rappresentanza, ma questa situazione non è la prima in Irpinia e questa provincia comincia ad essere toccata profondamente –, perciò bisogna creare un argine a partire dalla prevenzione – afferma la presidente del Consiglio regionale Rosetta D’Amelio, presente all’audizione straordinaria insieme al consigliere irpino Carlo Iannace che è anche un componente della Commissione -. Ricordo i casi non solo di Lauro, ma anche del Calaggio, in Alta Irpinia, dove grazie al lavoro del procuratore Cantelmo sono stati assicurati alla giustizia personaggi legati alla criminalità organizzata del foggiano, di Sant’Andrea di Conza, di Forino, dove è stato tagliato un noccioleto. Poi, negli ultimi tempi, si sono verificati gli atti intimidatori a Monteforte e qui a Montoro. Da un anno abbiamo un episodio dietro l’altro, che trovano connivenze strane nei territori e che colpiscono su più fronti, ed è importante che si potenzino le forze dell’ordine e che le indagini procedano nella maniera più veloce possibile e dobbiamo rassicurare i cittadini che tutte altre istituzioni, anche regionali e nazionali, sono al loro fianco, sia se si tratta di attacchi che provengono da singoli personaggi che si ritengono toccati nei loro interessi, sia se invece provengono da forze legate alla criminalità organizzata».


Segnali che destano preoccupazione e che secondo la deputata Valentina Paris determinano la necessità di «maturare una nuova cultura condivisa sul fatto che l'Irpinia, se paragonata ad altre realtà della nostra regione, continueremo a considerarla un'isola felice, perché ad esempio non ci sentiamo la Terra dei fuochi. Però è anche vero – dice - che siamo un pezzo di un Paese in cui la criminalità organizzata esiste, in cui esistono interessi economici nei quali il crimine si può annidare molto facilmente e quindi dobbiamo essere più attenti ed alzare le nostre difese». «Credo che oggi sia l'inizio anche di un percorso con le istituzioni che si ritrovano per provare a costruire piani che siano di supporto alle attività dei primi cittadini – aggiunge Paris - perché nulla di quello che accade nelle nostre comunità può essere considerato un fatto isolato, rispetto al quale i sindaci o gli amministratori locali devono reagire da soli».
«I sindaci vanno difesi e salvaguardati - insiste anche il presidente della Provincia Domenico Gambacorta -, perché sono a difesa dei cittadini e sono il primo momento di incontro fra l'opinione pubblica e le istituzioni. Sono impegnati quotidianamente sul campo di battaglia per cercare di risolvere i problemi e trovare qualche soluzione – prosegue -, in un momento in cui di soluzioni ce ne sono davvero poche, perché le risorse finanziarie a disposizione degli enti locali sono veramente ridotte al minimo». Gambacorta sostiene anche che l’atteggiamento di chi attacca continuamente i primi cittadini e le istituzioni locali, soprattutto sui social network, «è un errore». «Bisognerebbe essere invece un po' più uniti e cercare di lavorare insieme per superare questo grande momento di difficoltà sociale ed economico. Bisogna alzare la guardia – conclude - perché questo è un momento difficile per la nostra provincia, che non è un'isola tranquilla, e bisogna immaginare un percorso virtuoso di collaborazione fra la magistratura, le forze dell'ordine e le autonomie locali».


Appello analogo quello lanciato dal segretario generale della Cgil irpina Franco Fiordellisi, che sottolinea la necessità di «riaffermare una vicinanza ai valori stessi del vivere civile, perciò soprattutto in una amministrazione di frontiera è importante essere presenti e trasmettere vicinanza non soltanto ai primi cittadini in quanto rappresentanti istituzionali, ma anche alla cittadinanza. Questo – avverte quindi - è un territorio da attenzionare e controllare, perché ci sono sempre state situazioni borderline».
Lo ribadisce anche il sindaco Mario Bianchino quando sottolinea nuovamente che «il territorio montorese è cresciuto, c’è anche una forte evoluzione delle attività produttive ed è appetibile». Di qui il rinnovato appello rivolto alla Commissione e al governo regionale: «La tutela va fatta attraverso una serie di interventi che sono anche presidi di sicurezza e attenzione più capillare al territorio – dice il sindaco -, soprattutto in determinanti orari, e anche una certa garanzia per chi svolge un compito istituzionale e si trova esposto a condizioni che non avremmo mai voluto immaginare che potessero realizzarsi e invece purtroppo si sono verificate. È per l’intera comunità che serve maggiore tutela e sicurezza – insiste -, partendo dalla chiarezza su quello che è accaduto, perché questo può dare maggiore tranquillità alla cittadinanza».


Chiede chiarezza anche il sindaco di Monteforte Costantino Giordano, convinto che «la solidarietà non basta e dobbiamo avere dei risultati». Il primo cittadino dell’hinterland avellinese, destinatario di minacce insieme ai consiglieri comunali Carmine Tomeo, Luigi Napolitano e Katia Renzulli, a cui è stata anche squarciata una gomma dell’auto, conferma quindi le richieste di «maggiori controlli, estesi anche alle attività commerciali, e la consegna al più presto della nuova caserma dei Carabinieri», prima di consegnare alla Commissione regionale il documento approvato in aula lo scorso 21 aprile. L’atteggiamento di Giordano resta, comunque, ben saldo nella volontà di proseguire l’azione amministrativa intrapresa: «Dobbiamo mostrare di non essere deboli e per questo andremo avanti – dice in audizione -, come abbiamo sempre fatto».


Deciso anche l’intervento del sindaco di Avellino Paolo Foti, a Montoro insieme all’assessore Arturo Iannaccone, che, pur manifestando «una legittima preoccupazione, perché non possiamo pensare che gli episodi di Monteforte e di Montoro siano fatti circoscritti per cui ci giriamo dall'altra parte e diciamo "per me va tutto bene"», afferma: «Temo la camorra del colletto bianco, non perché sappia o immagini che ce ne siano, ma invece di ricevere messaggi mafiosi come ne hanno ricevuti Giordano e Bianchino, un messaggio di muro, in positivo, lo mando io preventivamente per dire "qui perdete il tempo"».
L’opposizione a eventuali infiltrazioni della criminalità, per Foti, deve infatti tradursi in una barriera solida e compatta, perché non si può «non pensare che questo possa accadere ad altri comuni e che questo virus possa estendersi e attecchire in altre realtà. Tra l'altro Avellino, rispetto a Montoro e Monteforte – rileva -, si trova in mezzo e io non posso né immaginare né consentire che Avellino diventi terra di confine e venga attraversata anche da fenomeni di questo tipo». I timori del sindaco si legano al fatto che il Comune di Avellino è «in fase di esecuzione per Europa PIU, per la riqualificazione delle periferie e altri interventi finanziati anche immaginando un periodo più lungo, quasi triennale, con una dote di quasi 77 milioni per opere che non sono solo infrastrutturali. Rispetto a questo, io ho sempre avuto grande cura per la qualità delle opere e delle spese e non vorrei che queste vengano condizionate o sporcate da attività di pressione nei confronti di imprese o di operatori privati che intervengono in affidamento con l'amministrazione della città. Su questo bisogna stare molto attenti – rimarca Foti - e anche episodi marginali non vanno sottovalutati. Grazie a dio ad Avellino non ce ne sono stati, ma questo non mi impedisce di tenere molto viva l'attenzione e la guardia sempre alta».

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Evidenzia la medesima esigenza anche il referente di Libera Francesco Iandolo, certo che «prepararsi in "tempi di pace" significa farsi trovare pronti, cosa che molto spesso l'Irpinia non ha fatto. Ci sono stati tanti episodi e tanti segnali preoccupanti e, ovviamente, questo non capita perché non ci sia un livello di massima attenzione quando questi fenomeni sono silenti – osserva -, ma è indicativo perché ci si rincorre a sostenere che l’Irpinia è un'isola felice, ma poi scopriamo giorno dopo giorno tante piccole fette del nostro territorio che sono invece macchiate da quel cancro che è la criminalità».

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