«Insieme alla Cgil, al sindacato dei pensionati e alla Federconsumatori, nell'ambito di un ragionamento regionale che stiamo facendo sull'ormai scadentissimo livello della sanità in Campania, che è ultima per Lea superata anche dalla Calabria, abbiamo deciso di presentare una nostra piattaforma di idee rispetto al miglioramento dei servizi da rendere ai cittadini del territorio.

Siamo stati ricevuti prima dal direttore generale del Moscati, con cui abbiamo avuto un confronto interessante, poi abbiamo consegnato il documento anche al direttore sanitario dell'Asl, insieme alle osservazioni all’atto aziendale che, come sostenevamo da tempo, è stato bocciato dalla Regione Campania con oltre 20 osservazioni. Attendiamo l'informativa sul nuovo atto aziendale, ma a questo punto anticipiamo noi la direzione generale e non attendiamo l'informativa 24 ore prima, come accaduto a settembre, presentando le nostre osservazioni che valgono tanto sul vecchio, quanto sul nuovo atto aziendale».
Il segretario della Fp Cgil Marco D’Acunto spiega così quello che è il primo passo del percorso di mobilitazione territoriale delineato dalla Funzione pubblica irpina, nel solco della più ampia "Vertenza Salute della Campania" su cui il sindacato regionale ha già interessato direttamente il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, prima di una iniziativa pubblica programmata per mercoledì 19 aprile, alla quale saranno chiamati «amministratori locali, amministratori delle aziende sanitarie, operatori del settore e semplici cittadini che vogliono venire a dire la loro sullo stato della sanità in Irpinia».


Il senso dell’iniziativa della Fp Cgil sta, infatti, non soltanto nel sollecitare un confronto che entri nel merito delle questioni sotto un profilo più strettamente tecnico, ma coinvolgere la cittadinanza per «ristabilire una alleanza tra cittadini e lavoratori che conduca ad un patto di azione congiunta attraverso la promozione di "Comitati per la difesa del diritto costituzionale alla salute e per la trasparenza in sanità"». «Quello che ci preoccupa è da un lato la carenza di servizi e la mancata rispondenza di quei servizi alle esigenze dei nostri cittadini – spiega D’Acunto -, dall'altro l'annichilimento dei cittadini, come se l'austerità fosse una evenienza insormontabile e i tagli qualcosa che cade dall'alto. Ma i tagli arrivano sulle gambe e le teste delle persone che li mettono in piedi e che li hanno adottati, in Irpinia e in Campania, senza un minimo di criterio rispetto al fabbisogno sanitario reale. Si può decidere di tagliare dove effettivamente c'è uno spreco – osserva -, ma non i servizi includendo quello che andava bene e che serve. Ci preoccupa, quindi, che i cittadini rispetto a questo non alzino la testa ed è invece il momento di dire a Napoli di ammettere che non è vero che va tutto bene. È necessario stringere un patto con i cittadini per indurre la Regione a mettere mano alla sanità di questa provincia».
La convinzione del sindacato è che il collasso del sistema sanitario dal punto di vista assistenziale abbia raggiunto livelli tali per cui «la salute della popolazione è fortemente compromessa al punto da configurarsi come un vero e proprio stato di emergenza»: «L’aspetto che ci preoccupa di più – afferma ancora D’Acunto - è che in questa provincia, come nella regione Campania, la sanità pubblica non esiste più e non sono garantiti i livelli di assistenza. Questo non lo dice la Cgil, ma tutti gli osservatori del sistema sanitario regionale: non si garantiscono i livelli essenziali, i servizi minimi, e abbiamo liste di attesa rispetto alle quali nella nostra piattaforma abbiamo fatto una proposta semplice, sulla scorta di quanto accaduto in altre regioni dall'Emilia-Romagna alla Toscana. Chiediamo, inoltre, l'inversione del rapporto tra pubblico e privato: avevamo immaginato una sanità convenzionata che fosse sussidiaria rispetto a quella pubblica, ma oggi la tendenza si è invertita e il bilancio sanitario spende di più per le strutture private e meno per quelle pubbliche. Stiamo cioè disegnando un sistema di sanità esclusivamente a vantaggio dei ceti abbienti e il cittadino, tra non ha più un servizio sanitario e socio sanitario che possa dargli risposte».
Nel documento che è stato consegnato ai vertici della sanità irpina anche la questione delle circa 1.500 richieste di rimborso inviate negli ultimi due anni da parte della ASL verso utenti a cui era stata riconosciuta l'esenzione totale o parziale dei ticket. «Abbiamo avviato già da un mese un discorso di autotutela per i cittadini aiutandoli a presentare delle istanze che sono state già protocollate», spiega in merito il segretario dello Spi, Dario Meninno, che denuncia una procedura farraginosa nonché errori nella modulistica da cui dipende una interpretazione non sempre corretta dei parametri previsti, che si è tradotta nella richiesta di rimborsi per svariate centinaia di euro, quando non migliaia in qualche caso limite.


«Per molti pensionati la collocazione assegnata è stata sbagliata per errori sui codici di attribuzione che vengono assegnati in funzione dell'età o della pensione sociale – chiarisce Meninno -. L’elemento che ci è parso più critico è il codice relativo alla disoccupazione per cui si fa riferimento all'anno precedente ma, se nell'anno in corso in cui si usufruisce del ticket il lavoratore ha un'attività anche temporanea, l’esenzione viene a mancare per cui abbiamo messo a punto una modulistica nuova, più chiara. Ma molte esenzioni si potrebbero fare anche in automatico – aggiunge -, in particolare per le persone che hanno superato i 65 anni di età e si trovano in una fascia di reddito inferiore ai 36mila euro. Questo permetterebbe di assegnare oltre il 50% delle esenzioni e senza costringere i cittadini a lunghe file agli sportelli. Molte delle istanze di ricorso erano formulate su questi codici che secondo noi vanno scritti meglio. Ci stiamo lavorando, ma abbiamo parlato con l'Asl perché si adoperi anche con gli sportellisti che ricevono i cittadini – conclude Meninno -, dal momento che stiamo parlando di persone di una certa età che arrivano anche alle sei della mattina per fare la fila e che non vorremmo non trovassero ascolto».
La sensazione dopo l’incontro avuto con il direttore generale dell’azienda ospedaliera Angelo Percopo è positiva, «al Moscati abbiamo registrato un grande interesse per la nostra iniziativa» riporta D’Acunto, ma «la giornata di oggi serve anche a invitare a discutere i direttori generali, i rappresentanti delle strutture sanitarie private della provincia e gli amministratori locali, il presidente della Provincia e tutte le associazioni di consumatori che intendono stare in questo ragionamento».
Resta aperta, comunque, l’ipotesi di uno sciopero generale della sanità regionale: «Insieme alla segreteria regionale abbiamo già da qualche giorno inviato una lettera al ministro Lorenzin perché assuma in prima persona la vertenza in regione Campania. È evidente che se questa lettera, che è sostenuta dalla giornata di oggi e dalla iniziativa pubblica che faremo il 19, non avrà risposte, la Funzione Pubblica della Campania lancerà uno sciopero regionale e molto probabilmente porteremo le nostre istanze sotto le finestre dei palazzi romani».

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