Achille Variati, presidente dell’Upi Nazionale e sindaco di Vicenza, non usa mezzi termini quando afferma che «c’è qualcosa che non va e che pure un bambino della scuola primaria capirebbe. In queste condizioni, l’anno scolastico 2017-2018 è a rischio perché ci sono circa 5mila scuole superiori dove studiano 2mln e mezzo degli studenti medi italiani, a volte di montagna e con i loro bisogni manutentivi. Aspettiamo che crolli una scuola sulla testa dei nostri figli, prima di intervenire? Ma noi abbiamo il timore di non poter fare le manutenzioni indispensabili e non c’è giorno nel nostro Paese in cui non venga chiusa una strada o un pezzo di strada provinciale perché ritenuta non sicura, con gravi disservizi per i cittadini che ne usufruiscono».


Un allarme gravissimo, che Achille Variati lancia incontrando la stampa tenuta nell’aula consiliare di Palazzo Caracciolo avendo al proprio fianco, oltre al presidente della Provincia di Avellino Domenico Gambacorta, che ha ospitato la giornata di confronto con gli amministratori locali, il vicepresidente Upi e presidente della Provincia di Vercelli, Carlo Riva Vercellotti; Lorenzo Coia, presidente della Provincia di Isernia e il presidente della Provincia di Campobasso e presidente dell’Upi Molise, Antonio Battista. Presenti nella sala del Consiglio anche i parlamentari Giuseppe De Mita, Giancarlo Giordano e Valentina Paris che hanno accolto l’invito ad ascoltare le rivendicazioni delle Province. Altri i contributi offerti nel corso della mattinata giungeranno ai sindaci irpini anche dal presidente della Provincia di Benevento Claudio Ricci, e dal presidente della Provincia di Foggia, Francesco Miglio.
«Dopo anni di demagogia che portava le Province a essere il male dei mali, abbiamo dimenticato che forniscono servizi essenziali, che io definirei per la sicurezza dei cittadini – prosegue -, ma noi sindaci che siamo stati chiamati ad assumere questo incarico siccome lo abbiamo assunto nell’ottica della completa gratuità, pensiamo di vare le carte in regola per poter parlare ai cittadini e al Paese».


Domenico Gambacorta parla di una «emergenza finanziaria che trascina dal 2014 e si è ripetuta con un taglio di 1 miliardo di euro nell’anno successivo e tagli insostenibili pari a un ulteriore miliardo arrivato con la legge di stabilità 2017 approvata lo scorso dicembre. Abbiamo avviato una serie di iniziative in tutta Italia per spiegare soprattutto a chi frequenta le scuole superiori che non riusciamo più nemmeno a garantire le utenze, non dico la manutenzione ordinaria e tanto meno quella straordinaria, e oggi intendiamo spiegare ai sindaci questa situazione difficilissima, per il taglio pesantissimo che abbiamo avuto sul personale e soprattutto sulle risorse finanziarie, che non riguarda solo le scuole, ma anche la viabilità provinciale e solo nella provincia di Avellino parliamo di 1.600 km tutte collinari e su territori particolarmente sensibili dal punto di vista geologico».
Variati spiega quindi le modalità di finanziamento degli enti provinciali e anche il sistema del prelievo da parte dello Stato che è all’origine della pesantissima situazione di crisi denunciata a livello nazionale e culminata nella presentazione di un esposto cautelativo alla magistratura ordinaria e alla Corte dei Conti. «Gran parte delle entrate non sono assicurate dallo Stato, ma sono i quattrini che pagano i cittadini automobilisti, quando si assicurano con una RC Auto e quando pagano l’imposta di trascrizione al momento dell’acquisto di una vettura. E i cittadini pagano queste tasse, che vengono affidate alle Province, anche per poter avere delle strade in ordine. Perciò ne hanno anche il diritto, ma peccato che dalla legge finanziaria del 2015 lo Stato abbia ritenuto di prelevare parte di questi soldi chiedendo alle Province, che sono in mano ai sindaci, di efficientare i servizi. Noi abbiamo accettato la sfida dell’efficientamento e siamo pronti a dimostrare ai cittadini in primis cosa questi disgraziati di sindaci che siamo noi hanno fatto. Abbiamo ridotto la spesa del personale con una mobilità difficile perché basata sulle persone, e le persone non sono dei pacchi ma hanno la loro dignità professionale, per ridurre del 50% la spesa del personale e abbiamo efficientato i servizi».
Fi qui quanto è stato fatto dalle province, ma i numeri riportati da Variati in merito alle condizioni finanziarie degli enti sono impietosi: «In Campania, Avellino ha tributi per 33,7mln di euro e un prelievo da parte dello Stato di 21,4 mln, per cui il 74% delle entrate; Benevento introita 19,9mln ma ha 16,6mln di prelievo, cioè lo Stato preleva l’83% delle entrate, Caserta ha 56, 6mln e 47,5 mln di prelievo forzoso che sono pari all’83%; Salerno ha 67,1mln di entrate e 70,9mln di prelievo cioè il 106% delle entrate».
Non va meglio in altre regioni: «Campobasso ha 18,8mln e 12,8mln di prelievo pari al 68% e Isernia ha entrate per 10mln e un prelievo di 8,1mln cioè l’80%; in Basilicata, Potenza ha entrate per 23,3mln di euro e un prelievo di 16,3mln cioè il 70% e Matera ha 17,9mln di entrate e un prelievo di 18,7mln che è pari al 105%».
Tagli che si traducono nell’impossibilità di gestire servizi minimi soprattutto nei casi paradossali in cui il prelievo supera le entrate. Non sorprende che il presidente si chieda: «Come facciamo noi presidenti, per altro organo monocratico che deve decidere in base a dei decreti, a dare risposte ai cittadini? Quando si denuncia che c’è un masso in mezzo a una strada che non viene tolto, dietro a quel masso c’è il ripristino del versante, il monte da mettere in sicurezza, ma con quali soldi?».
«Siamo in attesa che il governo emani un decreto legge che ci dia delle risorse minime – afferma il numero uno dell’Upi nazionale -, ma necessarie, per i servizi e governo e Parlamento devono considerare come un fatto prioritario la nostra richiesta di risorse per la messa in sicurezza delle strade, per le scuole dove studiano i nostri ragazzi e per intervenire sugli assetti idrogeologici che stanno distruggendo il Paese».

Variati Upi gambacorta
«Quello che chiediamo – insiste - è quello che serve per i servizi e chiediamo al Governo e al Parlamento di rispettare, indipendentemente dai no stri colori politici, di rispettare la Costituzione, che all’articolo 117 dice che vengono date delle funzioni ai vari livelli e all’articolo 119 che quelle funzioni devono essere finanziate. Non vogliamo un euro in più di quello che serve, questo deve essere chiaro».
Se le rivendicazioni sono forti e decise non manca un pizzico di delusione per la strada giudiziale intrapresa in mancanza di altri strumenti alternativi, anche se l’intenzione è portare la battaglia iniziata fino in fondo perché «scappare è da ignavi e noi vorremmo ottenere quello che spetta ai cittadini». «Io sono un sindaco antico – aggiunge infatti Variati -, mi pregio di definirmi così, abituato all’onore del servizio e non a fare la politica del "tanto peggio, tanto meglio" o del confronto sterile, e non mi era mai successo nella mia vita di fare un esposto alla Procura della Repubblica, perché quando si ricorre alla procura della Repubblica vuol dire che la politica ha perso. Abbiamo fatto in tutta Italia degli esposti cautelativi alla Procure della Repubblica e alla Corte dei Conti per dire che siamo in queste condizioni – spiega -. Questo non ci salva, se c’è un incidente con un morto, siccome c’è la concausa per omicidio colposo che ricade sui nostri dirigenti e su di noi, ma almeno che ci diano le attenuanti nelle condizioni in cui siamo costretti a operare».
Condizione rilevata peraltro dalla Corte dei Conti, «che non è mai successo che facesse una bicamerale – dichiara il presidente dell’Upi - e dicesse ai Parlamentari che non possono dire di no sapere, come nemmeno il Presidente della Repubblica, che questi tagli sono irragionevoli».
Di fronte alla denuncia che Variati definisce reale e verificabile in qualunque Provincia d’Italia, la parlamentare Valentina Paris afferma che le province hanno già avuto con un Dpcm che è un atto esecutivo del governo un terzo del fondo richiesto su questa annualità. È evidente che le criticità che i sindaci stanno evidenziando sono note e non possono essere ignorate, ma esattamente come abbiamo fatto in tre anni di grande trasformazione delle istituzioni continueremo a stare vicino a questi enti.
Il decreto credo sarà al voto del Consiglio dei ministri il prossimo venerdì. C’è sicuramente una quota parte dei fondi che le Province chiedono, lavoriamo per migliorare l’impianto normativo che agevolerebbe la loro attività e poi c’è l’attività parlamentare su cui proveremo a ottenete qualcosa in più


Mentre Variati ribadisce l’esito del referendum dello scorso dicembre, per cui «le province rimangono incardinate nella Repubblica e io ritengo che sia positivo, non perché sono poltrone in più, ma perché è importante che ci sia un elemento cuscinetto fra gli 8000 comuni e le regioni e Governo», rispetto alla sorte della legge Delrio, la deputata Paris afferma che «come ogni riforma, dopo un po’ bisogna afre i tagliandi. Credo che la riforma Delrio abbia dato finalmente esecuzione a una riforma costituzionale che era vecchia di 10 anni e che riguarda le città metropolitane che erano nel testo di riforma del 2001. È chiaro che, nella riorganizzazione dell’architettura istituzionale, quello che abbiamo indicato dovesse essere la trasformazione dell’ente di secondo livello ha avuto delle difficoltà e delle criticità. Ma noi crediamo sia stato utile provare a pensare a un organo collegiale dei sondaci che diventasse effettivamente la casa dei comuni. Ovviamente, gli step intermedi non sono stati semplicissimi, ma abbiamo anche consentito alle Province di fare in questi tre anni bilanci annuali e non pluriennali proprio perché siamo in una fase di transizione».

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