«Noi viviamo in ricordo di Pasquale tutti i giorni, della nostra vita privata, e ce l'abbiamo sempre nel nostro cuore, ma era ora che lo ricordasse tutta la comunità. Per questo per me oggi per me c'è grande emozione, ma anche grande orgoglio». Poco prima della cerimonia di scoprimento della targa che intitola a Pasquale Campanello la strada che da via Annarumma conduce a contrada Sant’Eustachio, Antonietta Oliva, vedova del sovrintendente capo del Corpo di Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale ucciso a 32 anni dalla camorra l’8 febbraio del 1993, deve ancora una volta sforzare la voce, nel ricordare il marito.


Ma oltre alla commozione, condivisa con la figlia Silvia Campanello, che scoprirà poco dopo la targa installata dal Comune di Avellino, e con la sorella di Pasquale Campanello, c’è anche la soddisfazione per «questo grande risultato», nel giorno che precede la "XXII Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie". «Ringrazio il sindaco Foti e tutta l'amministrazione – aggiunge Antonietta Oliva -, gli assessori che hanno voluto ricordare Pasquale Campanello dedicandogli una targa e, in modo particolare, quelli che chiamo i miei ragazzi, cioè i ragazzi di Libera, a cominciare da Marco Cillo, che 10 anni fa, da referente provinciale di Libera ma anche da insegnante di mio figlio Armando, mi ha chiamato per la prima volta e mi ha invitato quasi chiedendomi il permesso a parlare della figura di Pasquale Campanello. Uno dei principali obiettivi di Libera – ricorda Antonietta Oliva - è quello di conservare la memoria delle vittime innocenti e questi ragazzi hanno fatto in modo che anche la figura di Pasquale non rimanesse nell'oblio, ma anzi venisse portata la luce. Lo hanno fatto in modo straordinario e brillante e oggi questo è il risultato. Mi sembra giusto che chi ha donato la vita per il bene comune e per la legalità diventi un po' un simbolo di giustizia, è questo che tutti noi di Libera abbiamo cercato di costruire in questi anni e oggi possiamo dire che Pasquale Campanello è diventato un simbolo, oltre che un motivo di orgoglio per tutta la comunità».
Non solo l’unico risultato conseguito nel tempo e sottolineato da Antonietta Oliva, che ha intrapreso personalmente insieme a Libera un cammino che la vede incontrare spesso i ragazzi nelle scuole e che porta i suoi frutti soprattutto facendo emergere che «in questi anni è cambiata la consapevolezza, il senso di corresponsabilità». «Incontrare i ragazzi per me stata un'esperienza stupenda, anche se dico che faccio sempre un po' violenza su me stessa quando racconto la storia e la tragedia di Pasquale. Ma ho capito subito che bisognava uscire dal dolore personale e condividerlo soprattutto con i ragazzi perché sono più attenti. A volte gli adulti dimenticano, ma ragazzi hanno invece sete di conoscenza e quando sono entrata a fare parte di questa bella famiglia di Libera ho capito che solo spiegando ai più giovani quello che è accaduto possiamo fare in modo che non si ripeta più, che tragedie del genere non si verifichino più. Libera ci riesce in modo brillante, e non solo per Pasquale Campanello perché era ora che tutte le vittime di mafia irpine venissero ricordate. In questo territorio avevamo bisogno di scoprirle».

C’è anche questo nell’opera instancabile di Libera, che quest’anno aggiunge all’elenco delle oltre 900 vittime innocenti delle mafie il nome di Vittorio Rega, giovane geometra di Baiano, ucciso nel 1996 a Maddaloni perché scambiato dai suoi sicari per un appartenente a una famiglia rivale, e che con l’intitolazione odierna aggiunge un tassello importante alla diffusione della cultura della legalità attraverso la memoria di chi ha pagato con la propria vita la propria onestà. Per questo «è importante è che la gente sappia chi era Pasquale Campanello – insiste Marco Cillo, che ha promosso l’iniziativa presso l'amministrazione, quando ricopriva la carica di assessore al Comune di Avellino -. Mi sembrava un obbligo morale e oggi il sindaco mantiene fede alla promessa che aveva fatto alla vedova l'8 febbraio 2014 davanti al tribunale di Avellino, dove eravamo andati a chiedere verità e giustizia che ancora mancano per Pasquale Campanello, a distanza di 24 anni».
«Noi abbiamo scritto sulla targa "vittima del dovere" ma di Pasquale si era detto anche "troppo onesto" – prosegue Cillo – e purtroppo in Italia si muore perché si è troppo onesti, questo bisogna dirlo alle nuove generazioni. Ma bisogna che ognuno faccia la propria parte nel quotidiano. Ognuno di noi ha un proprio impegno, nel proprio lavoro, facendolo bene, con dedizione, con onestà intellettuale e non solo. Penso che è in questo modo che ognuno di noi possa sul serio cambiare questa città e il volto dell'intero Paese, con il rispetto che nasce dal non mettere la macchina in seconda fila, dal raccogliere gli escrementi del proprio cane, dal non buttare la spazzatura quando non è dovuto, ma il fatto che abbiamo dovuto pulire tre volte questo incrocio ci dice anche che ancora il senso civico manca. Quello che ci vuole è quindi il rispetto per l'altro, per la dignità delle persone, che è quello che ognuno chiede e a cui ha diritto. La camorra, invece, trasforma i favori in diritto e anche noi, quando chiediamo un piacere, chiediamo qualcosa che non ci è dovuto».
Sia nel suo intervento, nel corso della cerimonia che si svolge alla presenza di una rappresentanza della Polizia Penitenziaria di Avellino nonché del direttore del Carcere di Bellizzi Paolo Pastena, anche il sindaco Paolo Foti sottolinea il valore esemplare dell’intitolazione di una strada della città a Pasquale Campanello, «una persona speciale e non un eroe, ma un padre un marito di cui andare fieri, un uomo che come tante persone svolgeva diligentemente e con responsabilità la sua funzione e che col proprio lavoro ha toccato degli equilibri inconfessabili e per questo ne è rimasto vittima».
«Avevo preso un impegno personale con la signora Campanello – prosegue il primo cittadino – e, dopo le consuete lungaggini amministrative, oggi lo portiamo a termine, a nome di tutta la città e resto convinto che intitolargli questa strada sia stato un atto doveroso e di responsabilità seria, di dovere civico da parte dell'amministrazione comunale di Avellino. La vicenda di Pasquale Campanello l’ho seguita, all’epoca, dalle cronache giornalistiche e quello che mi ha colpito è il porto delle nebbie in cui è finita questa storia, che stranamente non ha avuto nessun tipo di sbocco investigativo e giudiziario, e che tutt’oggi resta una ferita aperta sicuramente per la famiglia ma direi per l’intera comunità civile avellinese».
«Io la penso come il Presidente Mattarella: questa è gente senza onore e senza coraggio – aggiunge Foti riprendendo le parole pronunciate ieri a Locri dal Capo dello Stato - e non ci può essere accomodamento o accondiscendenza, non ci può essere deroga ai doveri dei pubblici amministratori come dei cittadini. Credo che tutto ciò che contro la legge e contro le regole della convivenza civile debba essere tenuto fuori dalla porta e respinto dalla comunità intera e se questa diventa una comunità di popolo io penso che alla fine vinceremo».
«Oggi – prosegue Foti – lasciamo un segno definitivo del riconoscimento della città di Avellino nei confronti di Pasquale Campanello intitolandogli questa strada e spero che quando tutti, ma in particolare i giovani, si trovano a passare di qua possano chiedersi chi era Pasquale Campanello e possano così informarsi su quest’uomo, vittima della camorra, per trarne un insegnamento e un monito per il futuro».
«Speriamo che con questa intitolazione si apra una nuova stagione, nella città di Avellino e che più in generale questo possa essere di esempio ad altri comuni e di stimolo per tutti quelli che non ne conoscono la storia», è l’auspicio espresso dal referente di Libera Avellino Francesco Iandolo che commenta come «intitolare una strada a Pasquale Campanello e più generalmente a una delle vittime della criminalità organizzata significa restituire un luogo necessario in una città che troppo spesso ha girato la faccia dall’altra parte».

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