Dopo l’assemblea con la Consulta degli studenti, tenuta stamattina presso la palestra dell’Ipsct "S. Scoca", cresce l’adesione delle scuole superiori della città di Avellino all’iniziativa promossa dagli studenti dell’ITE "L. Amabile" per sollecitare l’amministrazione del capoluogo ad accelerare i tempi di apertura del Centro per l’autismo di Valle e domani, 15 marzo 2017, all’ingresso dei plessi scolastici dell’Amabile stesso, dell’Itis "G. Dorso", del liceo "P.V. Marone" e del liceo "P.E. Imbriani", nella zona del campus di via Morelli e Silvati, saranno esposti alcuni striscioni con la scritta "Noi adottiamo il Centro per l’autismo".


Una iniziativa nata dagli stessi ragazzi, che significativamente lo scorso anno hanno già adottato la struttura, ad oggi ancora cantiere, nell’ambito della campagna "Adotta un monumento", e che incontra le esigenze di tante famiglie irpine (circa 800 i casi diagnosticati di disturbi dello spettro autistico nella nostra provincia), che attendono da 15 anni di poter usufruire del centro.
Tra loro Zaira Visone, mamma di una ragazza di 16 anni affetta da Sindrome di Asperger, che sottolinea come la mancanza di disponibilità del centro «significa a volte non poter proprio aiutare i propri figli, quando si è impossibilitati a spostarsi, o accontentarsi di quello che c’è in zona, che purtroppo è poco. Si potrebbe avere molto di più con una struttura di quella portata – aggiunge –, perciò il fatto che quegli spazi siano inutilizzabili è inaccettabile nei confronti di una intera comunità. Nel caso di mia figlia, portarla a Cicciano non servirebbe a nulla, perché ha bisogno di qualcosa che qui non c’è e non c’è nemmeno in zone limitrofe, perché la Regione Campania da questo punto di vista non offre molto».
La signora Visone, che ha vissuto per 17 anni in Puglia per motivi di lavoro, ha potuto contare sui centri di terapia Osmairm che con 16 strutture, nate dalla prima aperta a Laterza nel 1970, offrono i servizi di assistenza indispensabili: «C’è n’è uno per paese e funzionano alla grande – dice -. Mia figlia è stata seguita in maniera sempre ottimale, cosa che non è più così da quando, un anno e mezzo fa, abbiamo deciso di tornare ad Avellino per riavvicinarci alla famiglia, ma anche sulla scorta della convinzione che avremmo potuto rivolgerci al centro di Valle».
Non una delusione da poco, perché nel caso dell’Asperger manca in provincia una preparazione specifica e non è facile per sua figlia seguire una psicoterapia individuale adeguata. «Ad Avellino un ragazzo autistico viene messo fuori dai centri a una certa età e ci si affida a cure private, ma ovviamente solo se la famiglia può permetterselo – continua la signora Visone - . Ma perché pagare 30 euro a seduta, quando abbiamo un centro costruito per loro e nel quale si potrebbe garantire professionalità, creando anche lavoro? Mia figlia è una promettente logopedista e vuole spendere la sua esperienza a disposizione di altri ragazzi, ma è paradossale che oggi studia con l’idea di tornare a Taranto, nel centro dove lei è stata aiutata, per aiutare i ragazzi come lei. Perché deve andarsene e non può farlo qua, senza lasciare la famiglia? Credo che la testimonianza di mia figlia sia indicativa e per questo mi auguro che il centro venga messo in funzione e che ci diano la possibilità di crescere, in tutti i sensi».
Un caso effettivamente emblematico anche della varietà dei disagi causati dai disturbi dello spettro autistico, che implicano una molteplicità di conseguenze e, dunque, necessitano di una conoscenza particolareggiata e approfondita: «Lo spettro è amplissimo – afferma infatti il dottore Attilio Ventola – a partire dal bassissimo funzionamento, che crea le maggiori disabilità e i maggiori disagi per cui c’è bisogno di un determinato approcciato e di strutture adeguate. Dal lato opposto, abbiamo invece l’alto funzionamento se non i casi di Asperger, vale a dire sostanzialmente normodotati, ma con grandi difficoltà nell’interazione sociale. Se ci mettiamo in 100 persone in una stanza, siamo 100 persone diverse; se mettiamo 100 ragazzi autistici – spiega -, abbiamo probabilmente 4 o 5 casi che si somigliano. Non è facile trasmettere cosa sia l’autismo, che si manifesta in forme completamente differenti e necessita di terapie diversificate. I ragazzi vengono seguiti ad Avellino anche oltre i 14 anni di età, con l’Aipa ce ne sono anche di 26-27 anni, ma il punto è che non ci sono gli spazi adeguati a coprire l’intero spettro. Di qui la necessità di attivare il centro di Valle, progettato per l’autismo, che quindi permetterebbe una presa in carico a 360°. Ogni sfaccettatura che l’autismo può presentare sarebbe seguita nella sua peculiarità».
Ancora rispetto all’esigenza di ampliare il più possibile la risposta assistenziale per i casi di autismo, il dottore Ventola aggiunge: «Ben venga una struttura a Sant’Angelo dei Lombardi e ben vengano strutture anche altrove, ma mi sembra illogico che il centro di Valle, che è una struttura comunale costruita specificatamente per l’autismo e costata circa 4mln di euro, venga cestinato perché qualcuno all’Asl sostiene che è costretto a guardare altrove, perché il comune di Avellino non ha aperto il centro. Sono chiacchiere, intanto, essendo disponibili dei fondi, il 2 febbraio scorso è stato pubblicato un progetto da 4mln di euro da realizzarsi in Alta Irpinia e per soli tre anni. Questo per me è un crimine».
L’idea portata avanti dalle famiglie e, dall’anno scorso, anche dagli allievi dell’istituto "L. Amabile" insieme alla Consulta studentesca, è appunto quella di sollecitare «una presa in carico rispetto a una problematica che non può essere ignorata – spiega la professoressa Michela Limongiello –, di fronte a una negazione del diritto alla salute per cui i genitori, in alcuni casi anche anziani perché i loro figli sono cresciuti, devono fare chilometri per poter ottenere l’assistenza necessaria. Ed è, in questo senso, una presa in carico civile da parte degli stessi ragazzi – prosegue -, perché quel diritto sia garantito in un centro all’avanguardia, che offrirebbe sia a ragazzi sia a persone più adulte la possibilità di occupare in maniera autentica il tempo, di integrarsi invece di essere emarginati e messi in un angolo. È questo che muove i ragazzi, in cui matura una consapevolezza dei loro stessi diritti».

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