L’Istituto "Luigi Amabile" parla con una sola voce per spiegare i motivi del dissenso rispetto alla possibilità di dover trasferire armi e bagagli presso la sede del "Fortunato – Scoca" a via Morelli e Silvati perché tutti, dirigenza, insegnanti e studenti concordano che il "bagaglio" dei laboratori è troppo voluminoso per spostarlo, oltretutto dove nemmeno troverebbe spazio, e le "armi", cioè gli strumenti di formazione che gli stessi laboratori offrono, ne uscirebbero spuntate e quindi inefficaci.


Le ragioni per dire un secco no di fronte all’ipotesi di trasloco forzato sono dunque di ordine pratico e didattico, perché come spiega il vicepreside dell’istituto Giuseppe Moschella «per noi i laboratori sono vitali. Invece, siamo sottoposti a un giudizio da parte di persone che non conoscono il mondo della scuola e non sanno nemmeno quali materie vi si studiano». «Ho fatto presente ad un ingegnere della Provincia che lo spazio non è sufficiente, perché a via Morelli e Silvati ci sono 28 aule mentre qui ce ne sono 40 – spiega -, ma ad una mia precisa domanda è stato invece chiesto "cosa dovete farvene di tutti questi laboratori?". Questo è grave ed è evidente che non vogliono far crescere questa scuola, ma fin dall’immediato saremmo costretti in spazi troppo piccoli, inadeguati».


Il docente Pio Acierno chiarisce che «sarebbe impossibile installare i laboratori, in particolare di informatica. Noi ne abbiamo anche di scienze e di lingue straniere, perché qui l'attività laboratoriale fa parte integrante del piano di studi, ma il solo corso per programmatori implica una turnazione sui laboratori di ben 24 classi. Il punto quindi è che, non potendo più svolgere le attività didattiche di laboratorio, priviamo del diritto allo studio oltre 800 ragazzi».
«C'è anche un altro aspetto che ancora nessuno ha preso in considerazione – osserva poi Acierno -, legato al fatto che la legge stabilisce un rapporto preciso tra il numero degli alunni e la superficie delle aule, che non è stato mai modificato nel tempo, nonostante abbiano aumentato negli anni il numero di alunni per classe (il parametro stabilito dal D.M. 18/12/1975 è pari a 1,96 mq netti per alunno per le superiori e il D.M. 26.08.1992 fissa a 26 il limite massimo di alunni, ndr.). E inoltre in questa sede, rispetto ai circa 900 alunni che ci sarebbero nell'altro istituto, ci sarebbero circa 600 studenti con quattro palestre a disposizione, tra le due coperte e le due scoperte presenti nell’intera area scolastica di via De Concilii. In sostanza – commenta - si avrebbe una scuola di élite creata in centro città dalla politica, perché questo è un processo voluto. La storia del nostro trasferimento è cominciata circa 30 anni fa, risale al 1997, ed ora è una cosa cercata e meditata, ma non una necessità. Nell'edificio di via Morelli e Silvati non ci entreremo tutti – insiste -, ma addirittura insieme alla notizia ufficiosa del trasferimento ci è stato detto di non fare iscrizioni per il prossimo anno. Ma che discorsi sono? Probabilmente non si rendono conto di cosa stanno parlando».
«Hanno puntato all'unicità – afferma anche il vicepreside Moschella -, ma è sbagliato in una situazione di emergenza in cui si potevano reperire classi in più istituti. E ora dovrebbero spiegarci quanto tempo ci vorrà per completare tutti i traslochi e quando cominceremo a fare lezione. Oltretutto ci hanno detto che da aule grandi ne vorrebbero ricavare di più piccole, quindi si tratterebbe di effettuare anche dei lavori. La verità è che vorrebbero farci fare lezione nei laboratori, perché in occasione del sopralluogo hanno semplicemente contato le porte e non si è tenuto conto della natura degli spazi, ma solo del numero di ambienti. L'intenzione sembra quella di recuperare cinque aule su sette laboratori, ma abbiamo corsi che hanno l'esigenza di contare su tutti i laboratori a disposizione».
Sia Moschella sia Acierno non mancano di sottolineare le conseguenze negative del trasferimento sulla possibilità di fruire dei 675mila euro per finanziare i Laboratori territoriali per l'occupabilità, somma che come ha sottolineato anche la preside dell’Istituto Antonella Pappalardo, è vincolata alla sede scolastica. «L'assurdo – conclude Acierno - è anche che questi fondi saranno distribuiti sul territorio, perciò potrebbero dare lavoro all'esterno e invece si sceglie di rinunciarci».

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