«Giù le mani dall’Amabile». La richiesta degli alunni dell’Istituto tecnico economico di via De Concilii è perentoria, senza se e senza ma e a scandirla nel cortile della scuola è una nutrita rappresentanza della maggior parte degli 825 studenti che frequentano le 26 classi collocate presso la sede storica e che potrebbero essere costretti a unirsi alle 16 classi allestite nell’edificio del "G. Fortunato – S. Scoca" di via Morelli e Silvati.


Cori e striscioni per dire no al trasferimento forzato che significherebbe lasciarsi dietro laboratori e palestra, ma soprattutto attività didattiche che sarebbe impossibile svolgere altrove. Il documento stilato dagli studenti, da ieri in assemblea permanente e che hanno già proclamato una manifestazione per lunedì prossimo 21 novembre che terminerà davanti Palazzo Caracciolo, è quindi una sorta di memorandum per l’opinione pubblica, costruito su una serie di interrogativi per ribadire le peculiarità della scuola che il cambio di sede metterebbe a rischio, compromettendo la didattica e, di conseguenza, l’efficacia formativa del corso di studi.


I ragazzi chiedono retoricamente alla città se sa che «l'edificio dell'Istituto d'Arte di Avellino deve essere sottoposto a verifiche statiche urgenti, ma nonostante ciò la Provincia ha deciso di preservare l'unicità, obbligando altre scuole non coinvolte ad improvvisi ed improbabili traslochi» e la puntualizzazione che segue riguarda invece la circostanza che «frattanto altre scuole continuano ad avere molteplici sedi anche avendo altri spazi liberi».
Un modo implicito per suggerire l’individuazione di soluzioni alternative che non penalizzino un solo istituto, il loro, e tengano conto delle disponibilità di spazi nell’intero patrimonio di edilizia scolastica di competenza della Provincia. Se il punto successivo evidenziato nel documento riguarda le conseguenze del «trasloco incrociato previsto dalla Provincia», rispetto al quale gli studenti osservano che «non potrà rispettare i tempi stabiliti, sarà oneroso e genererà disagi a catena», il cuore della questione è affrontato quando si sottolinea che l’Istituto Amabile, «per obbligo ministeriale, è tenuto alla didattica laboratoriale Gli spazi che la Provincia ci ha assegnato e i tempi che ha stabilito lederanno, quindi, il nostro diritto allo studio. Basti dire che non avremmo neanche una palestra – rilevano gli studenti - mentre il Mancini e ne avrebbe due».

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Per gli allievi della scuola bisogna inoltre tener conto degli importanti finanziamenti progettuali ottenuti dall'Amabile, «finalizzati al mondo del lavoro e che sono per norma dipendenti dalla sede fisica dell'istituto e il trasferimento quindi ci priva di fondamentali opportunità».
La storia ultrasecolare vantata dalla scuola, «che da sempre ha rappresentato anche parte della storia di Avellino e dell'Irpinia», è dunque lo spunto per un appello a partecipare alla manifestazione di lunedì prossimo, anche se non si escludono ulteriori forme di sollecitazione rivolte a Palazzo Caracciolo perché riveda la decisione.
La protesta infatti va avanti senza sosta e l’assemblea degli studenti resta riunita per difendere l’istituto: «Questo è nostro – recita uno striscione -, lotteremo a ogni costo».

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