«Credo nella formazione, ma soprattutto nell’informazione ai cittadini, ai quali deve arrivare un opuscolo di poche pagine in cui si spiega chiaramente quali sono i rischi e, a seconda delle emergenze, quali sono i comportamenti da tenere durante e dopo l’evento, sia che ci si trovi in casa, sia fuori». Il disaster manager Felice Preziosi, componente dell’associazione nazionale di categoria dei tecnici per il soccorso Assodima e presidente di un’associazione di volontariato irpina...

impegnata in attività di protezione civile, evidenzia la necessità di rendere partecipi le popolazioni dei contenuti dei piani comunali di emergenza, perché le comunità non debbano ritrovarsi impreparate ad affrontare eventuali situazioni di crisi.
Un concetto apparentemente scontato, che nondimeno occorre ribadire perché a quattro anni dall’entrata in vigore della legge 100, che imponeva alle amministrazioni comunali di dotarsi entro 90 giorni di un Piano di Protezione civile, non soltanto non tutte ne sono dotate, ma a trovare scarsissima attuazione è proprio l’attività di comunicazione, informazione e sensibilizzazione.
Eppure, è la stessa Protezione civile nazionale a chiarire che il piano è «un documento in continuo aggiornamento, che deve tener conto dell’evoluzione dell’assetto territoriale e delle variazioni negli scenari attesi» e che «anche le esercitazioni contribuiscono all’aggiornamento del piano perché ne convalidano i contenuti e valutano le capacità operative e gestionali del personale. La formazione aiuta, infatti, il personale che sarà impiegato in emergenza a familiarizzare con le responsabilità e le mansioni che deve svolgere in emergenza». «La legge fa riferimento ad aggiornamenti da fare periodicamente, senza indicare una scadenza precisa – aggiunge Preziosi in merito -, ma qualsiasi variazione rende non valido il piano, che sarebbe comunque opportuno aggiornare ogni anno».
Il comune capoluogo, insomma, non è il solo ad essere decisamente indietro sulla materia e trova anzi compagnia numerosa nel resto della provincia irpina, dove comunque la quasi totalità delle amministrazioni ha risposto all’avviso pubblicato dalla Regione a fine gennaio 2014 per interventi finalizzati alla predisposizione, applicazione e diffusione dei piani di protezione, a cui la Giunta Regionale aveva deliberato «di dar corso prioritariamente», assegnando «la somma totale di 15mln di euro per garantire il necessario supporto finanziario alle Province ed ai Comuni» e stabilendo stanziamenti da 15mila euro, per i comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti, a 80mila per i comuni con popolazione compresa tra 50mila e 100mila abitanti, tanto per restare nel range in cui rientrano i comuni irpini.
Esempio virtuoso già citato da questo giornale, il Comune di Fontanarosa che ha predisposto il piano, aggiornato a novembre 2015, strutturandolo nelle tre sezioni fondamentali indicate dalla norma (la parte generale, i lineamenti della pianificazione e il modello d’intervento), secondo il cosiddetto modello Augustus, che come spiega la stessa Protezione civile «si distingue per la sua semplicità e flessibilità». Il comune ufitano ha anche prodotto un opuscolo informativo, oltre ad attrezzarsi con la cartellonistica di emergenza per segnalare in maniera chiara alla cittadinanza la collocazione delle quattro aree di attesa e di quella di ricovero individuate per prestare assistenza alla popolazione.
C’è però anche il caso dell’unione di comuni composta da Aquilonia, Bisaccia, Monteverde e Lacedonia, quest’ultima individuata nel piano provinciale come sede di uno dei 14 Centri Operativi Misti istituiti in Irpinia, che hanno presentato congiuntamente il loro piano a fine aprile di quest’anno a Lacedonia, alla presenza dell’ingegner Nicola Di Benedetto, direttore della Scuola di Protezione Civile della Regione Campania, e della dirigente del settore Protezione civile della Prefettura di Avellino Ines Giannini. Per la verità, i siti istituzionali di Aquilonia, Monteverde e della stessa Lacedonia non aiutano granché, mentre sulla homepage del sito del Comune di Bisaccia è presente il link del locale gruppo di Protezione Civile dove è possibile scaricare un opuscolo completo destinato ai cittadini e visionare anche le diverse sezioni del Piano comunale di protezione civile.
Tuttavia, le informazioni dettagliate in merito ai comportamenti da tenere, in caso di emergenze sismiche nonché idrogeologiche, alle aree di attesa e di ricovero, alle strutture strategiche e quant’altro utile alla cittadinanza relativamente a ciascuno dei quattro comuni sono inserite nell’applicazione LibraRisk per smartphone con sistemi operativi sia iOS sia Android, consultabile anche da pc. Attraverso la stessa app, che contiene inoltre una guida al cittadino, si attiva anche un sistema di allerta in caso di criticità di natura idrogeologica classificate con codice arancione o rosso, cioè di medio o alto impatto. Le modalità per scaricare LibraRisk sono illustrate anche sull’opuscolo della Protezione Civile di Bisaccia.
Il collegamento al Piano di emergenza comunale è presente anche sui siti istituzionali di San Mango sul Calore e Scampitella, che ha anche predisposto un buon piano, accomunate però da una particolarità: in entrambi i documenti, in cima alle schede tecniche relative alle strutture individuate quali strategiche in caso di emergenza e alle aree di attesa, accanto a quello della Protezione civile nazionale, figurano gli stemmi della Provincia di Modena e della Regione Emilia Romagna

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