«L'Ugl esprime tutta la sua preoccupazione in merito al futuro, sempre più in bilico, del servizio idrico irpino"». Queste le parole di Costantino Vassiliadis, segretario provinciale dell'Ugl, a pochi giorni dall’assemblea dei soci di Alto Calore Servizi S.p.A.

«Con la privatizzazione del servizio - prosegue il sindacalista - il nostro territorio sarà ulteriormente penalizzato. Tale decisione - rimarca - non porterà maggiore efficienza e minori costi, semplicemente perché solo il pubblico, libero da logiche di profitto, può svolgere funzioni di interesse generale. Ognuno di noi sa ed ha visto cosa è successo in molteplici realtà con l‘affidamento del servizio idrico ai privati, e quali sono state le ricadute negative sulla qualità e sul costo del servizio per l’utenza».
Ma la riflessione di Costantino Vassiliadis affonda le radici in problematiche ancora più profonde. «Ci preme inoltre evidenziare, che se in un momento di forte crisi occupazionale come questo, non si attuano responsabilmente tutte le decisioni e le politiche del caso per salvaguardare almeno i livelli occupazionali esistenti, allora vuol dire che i nostri politici locali, non sono degni di rappresentare le popolazioni che li hanno eletti».
«In questa vicenda sarà alimentata la fragilità dell'Irpinia, tra l’altro già ampiamente sfruttata da altri gestori e da altre popolazioni, senza nessuna ipotesi di salvaguardia e riequilibrio e senza nessuna forma di ristoro per la nostra provincia. Una provincia a cui restano appena 1000 lt/sec sui circa 8000, che da questa terra complessivamente raggiungono la Puglia e la città di Napoli».
Con la privatizzazione «ci perderà l’utenza e gli stessi dipendenti che subiranno inevitabilmente riduzioni di organico, riconversione di mansioni e tagli dei diritti contrattuali».
Per Vassiliadis «se questo nefasto scenario troverà compimento, faremo in modo che i nomi degli amministratori locali e dei politici che avranno consentito questo scempio resteranno scolpiti per sempre nella memoria degli irpini, ad imperituro ricordo».
«Invitiamo tutta l’opinione pubblica a lottare - conclude - come ha già fatto in occasione del referendum del 2011, per affermare anche in questa circostanza che l’acqua non è una merce e che un servizio essenziale come quello idrico, non può di fatto essere privatizzato».

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