rigetto dell'istanza di accreditamento definitivo presentata dalla struttura Aias di Avellino, la vertenza del personale del centro di riabilitazione di via Morelli e Silvati e le difficoltà degli assistiti subiscono una netta battuta d'arresto rispetto all'impostazione data alla discussione aperta al tavolo istituzionale riunito in Prefettura appena una settimana fa.


Del resto, come risulta evidente leggendo il decreto, la decisione del commissario ad acta alla sanità regionale, vale a dire lo stesso governatore Vincenzo De Luca, fa seguito a un'ultima nota inviata dalla Asl di Avellino alla Regione Campania protocollata a Napoli già il 31 gennaio in cui l'azienda «confermava l’esito della fase endoprocedimentale di assenza dei requisiti in capo alla struttura richiedendo la conclusione del procedimento di accreditamento istituzionale definitivo».
Insomma, una sorta di conclusione più che prevedibile quando non annunciata, che trova le sue premesse nella mancanza dei requisiti minimi e dell’autorizzazione sindacale all’esercizio dell’attività sanitaria attestata fin dal dicembre del 2013 ancora dall'Asl, in risposta all'istanza presentata sei mesi prima dalla onlus, e della conseguente certificazione di non accreditabilità sottoscritta sempre dall'azienda sanitaria di Avellino.
Eppure, stando alla ricostruzione dei precedenti atti riguardanti la vicenda dell'Aias di Avellino posta in premessa al rigetto della richiesta di accreditamento, ancora l'Asl, malgrado fosse imposto per legge all'azienda l'assunzione di idonee misure rispetto alla mancanza dei requistiti minimi richiesti disciplinata anche questa dalla norma, per ben due volte (nel 2014 e di nuovo nel 2015) «pur a fronte della propria deliberazione, cioè dopo aver certificato la non accreditabilità del centro, «richiedeva, invece, agli Uffici Regionali chiarimenti in merito alla possibilità di contrattualizzare la struttura in oggetto e conseguentemente remunerare le prestazioni sanitarie rese».
Il decreto del commissario ad acta puntualizza, inoltre, che sette successivi decreti commissariali emessi fra il 2010 e il 2016 hanno «espressamente stabilito che i tetti di spesa assegnati alle strutture provvisoriamente accreditate hanno natura meramente programmatoria, quale “limite di spesa” assentibile e non comportano di per sé il diritto ad erogare prestazioni sanitarie a carico del SSR. Quest’ultimo, infatti, consegue solo in caso di esito positivo delle verifiche di esclusiva competenza delle Aziende Sanitarie Locali – si ribadisce - sulle quali incombe l’obbligo di verificare la sussistenza e la permanenza dei requisiti richiesti dalla legge per l’erogazione e l’eventuale remunerazione delle prestazioni rese».
L'ultimo carteggio intercorso fra l'Asl di Avellino e la Direzione Generale per la Tutela della Salute della Regione Campania, consistente in una richiesta di relazione trasmessa agli uffici di via Degli Imbimbo il 5 dicembre 2017, nel riscontro protocollato a Napoli una settimana più tardi e in una ulteriore nota giunta dalla struttura campana il successivo 4 gennaio, non produce quindi altro esito se non quello che venga rimarcato «quanto già disciplinato da norme e da provvedimenti commissariali in ordine alla esclusiva competenza dell’Azienda Sanitaria Locale all’adozione di provvedimenti ed iniziative nell’ipotesi di assenza dei requisiti minimi per l’erogazione di prestazioni sanitarie, ivi compresa la loro comunicazione agli Uffici Regionali».
Il percorso avviato in Prefettura appare dunque interrotto sul nascere, visto che l'ipotesi di un trasferimento temporaneo delle attività della struttura di via Morelli e Silvati presso gli altri due centri Aias di Calitri e Nusco (leggi qui), nelle more dell'individuazione di una soluzione (vista la sospensione dell'autorizzazione da parte del sindaco di Avellino, (leggi qui) e per salvaguardare allo stesso tempo posti di lavoro, continuità delle prestazioni ma anche continuità terapeutica con gli stessi terapisti, impatta decisamente contro il no della Regione.
«Questo decreto era nell'aria – è il primo commento del segretario generale della Fp Cgil Marco D'Acunto - e chi segue questa vicenda, come noi, da cinque anni sapeva che era l'unico possibile. È inoltre un decreto che, per come è scritto, lascia enormi responsabilità sull'Asl di Avellino, ma non va sottaciuto il fatto che per un lungo lasso di tempo anche la Regione Campania si è presa, per così dire, una lunga vacanza su questa materia».
Sul versante più prettamente sindacale, D'Acunto aggiunge che «adesso si apre il prosieguo della vicenda, perché il decreto di rigetto dell'accreditamento, tra le tante implicazioni, vuol dire per quanto ci riguarda che l'ipotesi, che pure la Cgil non aveva caldeggiato in Prefettura ma che era stata ritenuta la strada più percorribile, non è praticabile e a questo punto credo che torna utile proprio la proposta fatta dalla Cgil a quel tavolo, cioè la riassegnazione del budget dell'Aias onlus su tutte le strutture disponibili fra quelle che in questa provincia fanno riabilitazione ex art. 25 ed ex art. 44. Ovviamente – prosegue D'Acunto - anche con l'acquisizione dei dipendenti dell'associazione».
In merito a quest'ultimo aspetto, il segretario della Funzione Pubblica precisa che si tratta di «una strada già percorsa in passato». «Ho già informato nelle ultime due riunioni del tavolo istituzionale che proprio con un tavolo prefettizio, anni fa in una analoga vicenda che riguardava la Caudisan di Cervinara, facemmo lo stesso tipo di operazione – spiega – e sottoscrivemmo un accordo con Prefettura, Asl, Regione e gli imprenditori che ci vollero stare. A seguito della pubblicazione del decreto di rigetto dell'accreditamento, ho già inviato al Prefetto una richiesta di incontro urgente – fa sapere infine D'Acunto -, auspico che ci convochi in tempi brevissimi, perché la situazione rischia di diventare problematica, sia per i livelli di assistenza, sia sul piano occupazionale».


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