Mentre la due giorni di sciopero del personale dei centri Aias in Irpinia si avvia a conclusione, quando gli uomini delle Fiamme Gialle hanno effettuato nella mattinata di oggi una nuova visita presso la struttura di Avellino, c’è l’impegno della Prefettura a mediare con l’Asl con l’obiettivo di sbloccare almeno tre mensilità in favore dei 100 operatori a secco con le retribuzioni da otto mesi.


È il passo avanti compiuto oggi, dopo un incontro fra una delegazione dei lavoratori accompagnata dal segretario generale della Fp Cgil Marco D’Acunto e il prefetto Maria Tirone, che si è mostrata appunto disponibile a convocare un tavolo tecnico con i responsabili degli uffici di via Degli Imbimbo, una volta ricevutane richiesta dal sindacato.
I lavoratori che da ieri hanno incrociato le braccia e torneranno a prendere servizio domani alle 8 nei rispettivi centri (tra Avellino, Nusco e Calitri) hanno, infatti, spostato la protesta dai cancelli della sede Aias del capoluogo a corso Vittorio Emanuele e sono stati ricevuti in tarda mattinata dal prefetto Tirone, alla quale hanno ribadito ancora una volta le enormi difficoltà che sono costretti ad affrontare e alla luce delle quali, al di là della mobilitazione degli addetti alla fisioterapia sfociata nello sciopero di 48 ore, sono già stati emessi dei provvedimenti.
«Abbiamo le diffide accertative dell’Ispettorato del Lavoro che chiama in causa l’azienda sanitaria come obbligato solidale per tre mensilità – ha spiegato D’Acunto prima di incontrare il prefetto -. Le renderemo esecutive e andremo a pignorare presso terzi, cioè presso l'ASL, direttamente il dovuto per gli stipendi dei lavoratori. È evidente che, se dovessero venire fuori, come pure pare in queste ore, altre situazioni debitorie nei confronti di Aias, cioè di terze strutture che hanno debiti nei confronti dell’associazione, attiveremo le diffide accertative con pignoramento anche presso queste altre strutture».

Lavoratori Aias 1 30012018
Una strada obbligata, in assenza di segnali da parte della struttura commissariale che tra l’altro non ha avuto alcun contatto con il personale nel corso di questi due giorni: «Ieri i commissari che generalmente il lunedì vengono in struttura non si sono fatti vedere – spiega D’Acunto -, neanche per parlare con i lavoratori».
Personale ridotto allo stremo nell’impossibilità di far fronte da lungo tempo alle esigenze quotidiane proprie e delle circa 100 famiglie coinvolte nella vertenza. Per questo, di fronte alla riduzione dei servizi in concomitanza con la due giorni di sciopero, il segretario della Funzione Pubblica afferma: «Abbiamo il dato dell'adesione allo sciopero che è più alta di quella registrata nel mese di dicembre quindi immaginiamo, purtroppo, che si stiano perdendo prestazioni per pazienti che comunque ne hanno bisogno. Ma davvero non si può chiedere altro a questi lavoratori: otto mesi senza stipendio è una situazione che nessuno reggerebbe, per cui a noi dispiace per il disagio che queste due giornate di astensione dal lavoro hanno creato e stanno creando, ma anche i pazienti sono qui, tanti di loro sono con noi e capiscono davvero anche loro che non si può chiedere oltre a questi lavoratori».
Quanto al prosieguo della vertenza, dunque, si attenderà la convocazione del prossimo incontro con l’Asl, auspicando un esito fattivo, diversamente da quanto accaduto a inizio dicembre (leggi qui). In mancanza di risultati, saranno valutate eventuali altre azioni.
Resta, intanto, da sciogliere anche il nodo relativo all’accreditamento del centro avellinese gestito dalla onlus, punto focale per chiudere la vicenda anche dal punto di vista della continuità futura dei servizi e quindi della tutela dei livelli occupazionali.

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