«Il presidente si è dimesso e l’Aias è stata commissariata, ma non mi sembra che partiamo con il piede giusto. Noi auspicavamo il commissariamento, ma c’è un aspetto che abbiamo evidenziato da anni e che viene riconosciuto anche in una intervista rilasciata a Il Mattino (dal neo commissario della onlus Remo Del Genio, ndr.), per cui le commesse Asl per il servizio reso in convenzione sono sufficienti a pagare gli stipendi ai lavoratori, perciò nessuno deve dire che l’Aias non aveva i soldi, che evidentemente sono andati da qualche altra parte».


Muove da questo presupposto la replica della Cgil alle dichiarazioni e a una nota stampa dell’Aias nazionale circolata nella giornata di ieri, in cui oltre a ufficializzare la nomina a commissari di Remo Del Genio e Antonio Maurizio Arci, si afferma che l’associazione non può «nell’immediatezza provvedere al pagamento degli stipendi arretrati, nonostante l’avvicinarsi delle prossime festività». Nel corso di una conferenza stampa, convocata a chiusura delle assemblee tenute nelle tre sedi di Avellino, Calitri e Nusco, il segretario generale della Fp Cgil Marco D’Acunto chiama invece direttamente in causa i commissari, «che non hanno avuto il tempo di convocarci – afferma – e non possono dire che vogliono un incontro e poi convocare i lavoratori e dire "il sindacato non ci piace", "il sindacato ha dormito", perché la nostra prima nota ufficiale risale al 25 febbraio 2014 e, sulla scorta di quanto accaduto alla Melegatti che è stata rigenerata dai lavoratori, - aggiunge - abbiamo una proposta da fare: essendo l’associazione commissariata, decade anche il consiglio direttivo e noi chiediamo che il prossimo sia composto da lavoratori, pazienti e familiari dei pazienti, perché la struttura funzioni per le ragioni per cui è nata».


Nel salone di via Paolo Manna, come è già accaduto nel corso dello sciopero del 21 novembre (leggi qui), oltre ai lavoratori delle sedi irpine dell’Aias ci sono diversi pazienti e anche loro familiari preoccupati di «perdere le nostre terapiste – dice la mamma di un bimbo assistito da personale Aias, – che ci stanno dando da anni amore e solidarietà e affrontano anche i problemi delle famiglie». Resta infatti da chiarire la questione dell’accreditamento della struttura, per il quale sembrerebbe che l’associazione non abbia i requisiti.
In prospettiva, D’Acunto rimarca che «i lavoratori seguono le prestazioni, perciò se dovesse accadere quello che nessuno auspica – annuncia -, ne discuteremmo con Asl, Regione Campania e con l’azienda che dovesse venire». Senza, però, precorrere tempi e mantenendo l’attenzione sulla situazione presente, D’Acunto sottolinea tuttavia innanzitutto la necessità di corrispondere il dovuto e restituire dignità a lavoratori che hanno mantenuto costante il livello di assistenza, assicurando le prestazioni anche in condizioni ambientali difficilissime sempre nel rispetto della propria deontologia e consapevoli del valore dell’attività svolta, come sottolineato in un comunicato diffuso oggi (leggi qui) dagli stessi dipendenti, pronti peraltro a nuove mobilitazioni, qualora non fossero erogate entro fine anno, almeno in parte, le mensilità arretrate.
Il primo punto è, quindi, l’erogazione degli stipendi arretrati e su questo fronte il sindacato chiama nuovamente in causa anche l’azienda sanitaria di Avellino, dopo la richiesta avanzata già al tavolo che si è riunito in Prefettura il primo dicembre (leggi qui). «Ci dispiace che non possano pagare gli stipendi prima di Natale – afferma D’Acunto in replica alla struttura commissariale dell’associazione-, ma abbiamo avuto mandato dai lavoratori e domani presenteremo ulteriori diffide accertative. Sulla richiesta avanzata all’Asl, che è co-obbligata in solido, l’azienda sanitaria ci ha detto che ci avrebbe fatto sapere, ma il tempo è scaduto, quindi vogliamo una risposta, altrimenti depositeremo formalmente le diffide che già abbiamo».

Lavoratori Aias 19122017
Punto nodale per il sindacato, il rispetto di «un lavoro delicatissimo, che non può essere compiuto con la necessaria serenità – ribadisce D’Acunto -, se i lavoratori non percepiscono lo stipendio da luglio 2017, dopo che già nel 2009 non hanno ricevuto cinque anni di arretrati contrattuali e gli straordinari. Eppure il servizio, che è un servizio pubblico, deve essere reso nella maniera ottimale – continua - e loro lo hanno fatto con sacrificio e abnegazione, perché dopo sei mesi senza percepire gli stipendi non hanno neanche i soldi per la benzina per andare a lavorare. Questo spiega la frustrazione e la dignità con cui i lavoratori oggi sono qui, dopo le assemblee tenute nei tre centri di Avellino, Calitri e Nusco in un clima di pressione e di mortificazione da parte di persone che dicevano di aver fatto solo il bene. Lo vedremo il bene».
D’Acunto fa anche riferimento alla vicenda giudiziaria in corso e chiarisce in maniera secca: «La Cgil non c’entra nulla sulle motivazioni che hanno portato all’inchiesta, perché il sindacato ha fatto un’altra denuncia, quindi nessuno vada a raccontare che qui c’è qualcuno che vuole far chiudere l’Aias. Il sindacato non ha dormito di fronte a un contratto di solidarietà estorto ai lavoratori e abbiamo presentato una denuncia a marzo 2015 contro Aias, Asl e anche qualche sindacalista di comodo che aveva sottoscritto quei contratti e siamo già alla terza udienza. Oltretutto, con un chiaro intento dilatorio si chiedevano conciliazioni, ma sugli stipendi non c’è niente da conciliare. Ma noi l’Aias la vogliamo aperta – insiste -, partendo dal fatto che i lavoratori devono ricominciare a lavorare a tempo pieno, ora sono tutti part-time, perciò parliamo di stipendi di 500, 600, 700 euro, e vorremmo anche discutere di come i liberi professionisti possano essere internalizzati, perché sono in realtà dipendenti mascherati».
Ancora in relazione all’inchiesta, ma rispondendo a voci circa un intento politico del sindacato, D’Acunto puntualizza anche che se le proteste del personale Aias non sono emerse prima è perché «lo sciopero lo decidono i lavoratori quando sono pronti ed è stato difficile per loro. Ora arrivano segnali divergenti – riprende riguardo alle affermazioni dei commissari Del Genio e Arci – e da un lato chiamano i sindacati, dall’altro dicono "non ci piacciono le manifestazioni". Ma noi pressioni e minacce non ne facciamo. Se poi pensano che i lavoratori o il sindacato stanno cercando di sfruttare questa situazione per una battaglia politica, si stanno sbagliando. Non ci interessa la politica, ma la dignità di un servizio pubblico. Piuttosto – conclude -, andassero a vedere chi hanno come componente nel tavolo tecnico in cui vengono discussi i teti di spesa».

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