«Il tavolo si chiude con un nulla di fatto. Convocheremo nei tre presidi di Avellino, Nusco e Calitri altrettante assemblee e decideremo insieme ai lavoratori come andare avanti. È evidente che non si può attendere un altro anno e mezzo, quando l’Aias finirà di pagare i suoi debiti con l’erario per recuperare una parte degli stipendi. Peraltro, abbiamo segnali importanti di sostegno alla vertenza perché i familiari dei pazienti sono tutti dalla parte dei lavoratori e chiederemo anche a loro un supporto, se le assemblee decideranno per una mobilitazione».


Come spiega il segretario generale della Fp Cgil Marco D’Acunto, il tavolo convocato presso il Palazzo Territoriale del Governo sulla vertenza Aias, al quale risultano assenti sia la Regione sia il livello nazionale dell’Aias «che dal 2014 non si presenta mai», non sortisce gli effetti sperati e per gli 80 lavoratori in servizio nei tre centri gestititi dalla onlus ad Avellino, Calitri e Nusco non c’è alcuna buona nuova rispetto all’erogazione dei sei stipendi arretrati. L’unica disponibilità mostrata dai vertici dell’Aias, il presidente Gerardo Bilotta presente al tavolo insieme al direttore amministrativo, sembra quella relativa allo sblocco di una sola mensilità per volta, cosa che a pochi giorni dalla prevista erogazione degli stipendi del mese di novembre lascerebbe comunque invariato il monte delle spettanze non percepite dagli operatori della riabilitazione.
Resta quindi ferma la posizione del sindacato al termine del confronto, presieduto dal prefetto Maria Tirone affiancata dal viceprefetto Esther Fedullo e al quale oltre ai rappresentanti dell’Aias e ha partecipato anche il direttore del Distretto sanitario di Avellino dell’Asl Armando Pirone.
«Vorrei che fosse chiaro, perché c'è qualcuno che anche al tavolo ha fatto balenare l'idea che stare sei mesi senza stipendio è una cosa normale – afferma D’Acunto -, che questi lavoratori con uno scellerato movimento fatto qualche anno fa sono tutti part-time, per cui quando l'Aias ci viene a dire "li paghiamo, possono mangiare" stiamo parlando di stipendi di 600 euro netti al mese e mentre loro fanno il part-time ci sono liberi professionisti e consulenti in una percentuale che sfora il massimo previsto dalla norma che fanno le loro prestazioni. Non si fa una battaglia tra dipendenti e liberi professionisti – precisa -, ma c'è una norma che stabilisce che si può avere al massimo il 28% di esterni».
Come denunciato dal sindacato, il numero di esterni in servizio presso i centri Aias si aggirerebbe in media attorno al 40%, ben oltre la soglia imposta dalla legge, con un incremento da quando nel 2015 al termine di tre anni di contratti di solidarietà il rapporto di lavoro con i dipendenti è stato modificato da full a part time, in qualche caso fino a sole 17 ore settimanali, con la prospettiva di un nuovo piano industriale mai però presentato.
«Devo dire che, però, l'impostazione del prefetto è stata molto positiva – commenta D’Acunto -, benché non abbia prodotto risultati, e credo che alcune indicazioni anche rispetto a come si sta a un tavolo e a come non si prendono in giro le controparti siano venute dal prefetto, che mi sento di ringraziare ancora una volta perché ha un atteggiamento di grande rispetto nei confronti del mondo del lavoro».

Aias Dacunto 01122017
Tuttavia, la proposta avanzata dalla Funzione Pubblica prospettando due possibili alternative è infatti caduta nel vuoto, almeno per adesso. «Abbiamo ribadito le nostre richieste, perché con sei mensilità in sospeso non si può lavorare – ribadisce D’Acunto -, e abbiamo fatto una proposta, secondo noi di buon senso, per cui o l'Aias ci dà un segnale, ad esempio erogando due mensilità subito e sul resto discutiamo, oppure, visto che l'Ispettorato del Lavoro ha chiamato in causa nelle ultime verifiche accertative l’Asl come obbligato solidale, la garanzia da parte dell’azienda sanitaria anche in quel caso non di tutte le spettanze arretrate, ma almeno di alcuni pagamenti. Il dottore Pirone ha però spiegato di non avere mandato per assumere una decisione di questo tipo – aggiunge -, che evidentemente deve passare per la direzione generale ma anche per gli uffici legali dell'azienda».
Quanto all’Aias, come accennato, la onlus «ha risposto che non è nelle condizioni di erogare nulla, se non una mensilità alla volta – afferma D’Acunto -, quindi senza recuperare i sei mesi di arretrato. Il prefetto ha avanzato una proposta che noi avremmo valutato, anche se non decidendo oggi, se ci fosse stata una disponibilità di Aias, suggerendo di mettere i bilanci sul tavolo e valutarli con il sindacato, vista la sfiducia da parte dei lavoratori. Ma il presidente dell'Aias si è rifiutato, perciò anche l'ipotesi di discutere in maniera più approfondita della reale situazione di Aias non è possibile».
Il segretario della Funzione Pubblica dichiara che «la proposta avanzata all’Asl resta aperta», ma considerando la fumata nera odierna si rinvia ogni decisione sul prosieguo della vertenza al confronto con i lavoratori la prossima settimana.
Le vicende che rientrano nell’inchiesta portata avanti dalla Procura sulla gestione dell’Aias (leggi qui) naturalmente non hanno incrociato in alcun modo la discussione al tavolo, ma D’Acunto accenna all’aspetto dell’accreditamento della onlus, tra le questioni sollevate dal sindacato (leggi qui). «Non conosco, non posso conoscere e non voglio conoscere gli atti dell'inchiesta, ma se ci fosse tra gli atti anche un rischio di sospensione dell’accreditamento, questo sarebbe un aspetto da trattare. Però, e finalmente questo è chiaro anche ai lavoratori, le prestazioni che Aias eroga non sono di proprietà della onlus – rimarca -, ma dei cittadini di questa provincia, che attraverso l'Asl se le vedono riconoscere. Se una struttura, alla quale noi auguriamo tutto il bene di questo mondo, non dovesse avere per qualsiasi motivo i requisiti per l'accreditamento – spiega -, l'Asl dovrebbe prendere quelle prestazioni e assegnarle ad altre strutture, non essendo possibile interrompere le prestazioni sanitarie. È evidente che in quel caso noi ci faremmo garanti – conclude - e andremmo a discutere di come i lavoratori di Aias venissero presi per continuare a fare questo lavoro».

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