Non resta inascoltata la lettera aperta inviata ieri dai lavoratori delle strutture Aias di Avellino, Calitri e Nusco ai pazienti dei centri e ai loro familiari e al presidio davanti alla Prefettura nel giorno dello sciopero proclamato dalla Fp Cgil ci sono diverse persone che usufruiscono dei servizi di riabilitazione a dare man forte alla protesta dei dipendenti, senza stipendio da 6 mesi.


Delle difficoltà di chi, nonostante non riceva da lungo tempo le spettanze, ha continuato ogni giorno a garantire prestazioni di alta professionalità hanno appreso solo ora che la vertenza è esplosa e, a maggior ragione, hanno ritenuto di manifestare vicinanza ai fisioterapisti che sono una presenza essenziale nella loro quotidianità. «Io non cammino e ho bisogno di fare fisioterapia tre volte alla settimana per stare meglio – spiega il signor Giuseppe Riccardo, che presenzia alla manifestazione in carrozzella – perciò le attività di cui usufruisco al centro di Avellino sono fondamentali per me. Il personale che sta lavorando senza essere pagato ha la massima solidarietà da parte mia perché a ogni lavoratore spetta la giusta ricompensa, al lavoro spetta premio».


«Essere qui è interesse nostro e dei nostri figli che nel mio caso vengono seguiti da anni per le terapie presso l’Aias, nello specifico a Nusco – aggiunge Maristella Bocciero -. Ci rendiamo conto che i dipendenti lavorano senza essere pagati ed è una condizione insostenibile per loro ma sarebbe anche un danno per noi se non potessero continuare. Finora non eravamo stati coinvolti, ma abbiamo pensato che fosse giusto dimostrare il nostro appoggio ai lavoratori e insieme a loro chiediamo che gli sia riconosciuta la giusta retribuzione e che possano offrire le loro prestazioni in modo continuativo e senza riduzioni di orario, cose che vanno a loro discapito e anche dei pazienti. Siamo preoccupati – aggiunge - e non è escluso che, se le cose non si sistemano, potremo rivolgerci anche alla dirigenza».
«La presenza di pazienti e familiari è importante - afferma Consiglia Stella, in servizio presso l’Aias di Avellino - e noi, portando avanti la nostra azione per una giusta causa, stiamo lavorando ancora una volta anche per loro perché speriamo di continuare a offrire nel tempo un servizio che è essenziale. Li ringraziamo per il segnale di grande riconoscenza nei nostri confronti e speriamo insieme a loro di ottenere risultati».
Stella ripercorre il lungo lavoro maturato con l’Aias fin dagli anni 80 e afferma: «La fisioterapia ad Avellino l’abbiamo portata noi. Ci siamo sacrificati, abbiamo chiesto aiuto alle nostre famiglie e siamo sempre stati sostenuti, anche come mamme nel crescere i nostri figli con il supporto dei nonni, perché la nostra è un’utenza particolare – commenta - e noi credevamo in questo progetto Aias che è nato con noi e in cui per anni siamo cresciuti. Adesso, però, siamo profondamente delusi e non è possibile andare avanti. In questi sei mesi abbiamo chiesto aiuto ancora alle nostre famiglie, ma ci sono colleghi che hanno fatto debiti. A questo punto speriamo di riuscire a ottenere gli stipendi arretrati e continuare a offrire il nostro servizio che è importante e di qualità, ma anche questa – aggiunge - spesso non è stata tenuta in considerazione in questa azienda. Noi, però, abbiamo bisogno di tranquillità per poter svolgere il nostro lavoro e stare accanto ai pazienti nel modo giusto, rassicurandoli e rasserenandoli, sempre con in sorriso».

Sciopero Aias 21112017
«Quando un lavoratore non percepisce lo stipendio per sei mesi difficilmente riesce a garantire le cure con la giusta serenità e professionalità – osserva anche il segretario generale della Fp Cgil Marco D’Acunto, dopo essere stato ricevuto in Prefettura con una delegazione dei lavoratori -. Ma nonostante questo, i lavoratori che oggi sono qui, con una adesione allo sciopero molto più alta di quello che ci aspettavamo visto il particolare contesto ambientale dell’Aias onlus, è il segnale che il limite si è raggiunto. Ringrazio anche i pazienti e i loro familiari che sono qui perché evidentemente con la lettera aperta è stato recepito il fatto che le prestazioni che questi professionisti danno ogni giorno nelle tre strutture dell’Aias sono di alto livello ma che in certe condizioni vengono messe in discussione. Noi abbiamo quindi chiesto al prefetto di coordinare un tavolo al quale far sedere stavolta anche la Regione Campania che deve assumere una decisione definitiva e anche la Asl perché è certo che non si può andare oltre questa situazione. Peraltro, le promesse sottoscritte nel verbale del 22 settembre dal presidente dell’Aias circa la certezza di un accreditamento a breve termine e di una transazione con l’Asl a brevissimo termine che poteva dare linfa e respiro mi pare riguardino possibilità che sono abbondamene decadute».
D’Acunto inoltre riferisce di aver «verificato in questi giorni che nel 2013, prima della richiesta di accreditamento, l’Aias ha depositato una istanza di concordato fallimentare preventivo che il Tribunale ha respinto. Noi lo apprendiamo oggi – aggiunge – e questo ci mette in allarme per cui a questo punto è meglio giocare a carte scoperte: le sei mensilità devono rientrare. È evidente che la responsabilità di questi lavoratori non chiede tutto e subito, ma almeno la condizione minima per tornare a lavorare, per mettere la benzina per raggiungere il posto di lavoro e tornare a casa senza dover dipendere da madri, padri e mariti. Questa è la dignità dei lavoratori che sono qui oggi e che in questo momento Aias si sta mettendo sotto i piedi. Confidiamo che il tavolo, che il viceprefetto Ester Fedullo ha detto proverà a organizzare in tempi brevi, si possa mettere in piedi, ma se non ci dovesse essere questo risultato insieme ai lavoratori organizzeremo altre forme di protesta, perché così non si può andare avanti».
D’Acunto ribadisce le motivazioni che hanno condotto allo sciopero (leggi qui) e denuncia ancora una volta «il silenzio dell’Aias nazionale e l’assenza della politica, anche se devo dire che l’onorevole Giancarlo Giordano ci ha annunciato che farà un’interrogazione parlamentare su questa vicenda, ne attenderemo l’esito». Quindi, torna anche sulla questione dell’accreditamento provvisorio dell’Aias: «Ci interessa l’accreditamento definitivo per quello che riguarda la certezza delle prestazioni, ma qualcuno a Napoli deve finalmente dirci se l’Aias è accreditabile o meno, perché nel 2013 non lo era e nelle liquidazioni attuali dell’Asl viene scritto che ha tutti i requisiti per l’accreditamento, quindi questa situazione è ambigua e vogliamo certezze».

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