«Mi hanno chiesto di accogliere queste donne che fuggono da un luogo devastato dalla guerra. Perseguitate ora non hanno più una patria e supplici chiedono ospitalità. Cosa devo fare? Temo per Argo e per me stesso, ho bisogno di trovare l’idea che risolve». Inizia con queste parole il monologo che accompagna le immagini del il cortometraggio intitolato "Filoxenìa, l’approdo che salva" (guarda il video) realizzato dalla classe 5ª A, indirizzo Classico, dell’Istituto superiore Francesco De Sanctis di Sant’Angelo dei Lombardi e premiato lo scorso 30 marzo al Certamen Magna Grecia organizzato dal Liceo Galluppi di Catanzaro, concorso aperto agli studenti delle classi quarte e quinte dei Licei e degli Istituti di Istruzione Secondaria di II grado che ha previsto oltre a una prova più tradizionale di traduzione dal greco antico anche una sezione più innovativa aperta a prodotti multimediali sul tema "Migranti".


Tema da sviluppare in chiave letteraria e storica, che i ragazzi del De Sanctis hanno scelto di trattare alternando immagini reali tratte da servizi giornalistici che testimoniano l’esodo disumano a cui sono costrette migliaia di profughi e scene in cui sono invece le studentesse della scuola a vestire i panni delle Danaidi, le cinquanta figlie di Danao che ne Le Supplici di Eschilo fuggono dall’Egitto con l’anziano padre per sottrarsi al matrimonio forzato con i cugini e approdano clandestinamente sulle spiagge di Argo, dove chiedono asilo al re della città invocando ospitalità, appunto la xenìa che era per i greci diritto sacro e inviolabile.
Nell’adattamento operato scegliendo i passi più significativi del testo della tragedia risalente al V secolo a.C. recitati da Antony Cardone nello scenario del borgo medievale di Rocca San Felice, il re si domanda se sia opportuno accogliere le donne in fuga, preso dal timore di scatenare una guerra. Ma il dubbio della decisione si infrange sulla consapevolezza che «non ha prezzo il legame con chi chiede aiuto. La mia natura di essere umano – dice - mi spinge a prestare aiuto a queste infelici».

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Giovani cittadini di una comunità accogliente non solo a parole, poiché Sant’Angelo dei Lombardi è sede di uno Sprar la cui esperienza positiva è esemplare nella provincia irpina, è forse in forza anche di una consuetudine quotidiana che gli studenti del "De Sanctis" recuperano in maniera significativa da una tradizione antichissima il senso più profondo della solidarietà come tratto umano fondamentale e non a caso il passaggio successivo del monologo sottolinea che «per volere divino siamo pronti a scambiare con gli stranieri parole di rispetto, di lamento di bisogno e di comprendere la loro fuga. Innocenti costretti a fuggire, a vagare in cerca di un luogo amico: tali sono queste donne – dice il re -. Il nostro Paese non consideri la loro presenza un danno, non si senta privato dei suoi diritti e della sua sicurezza. Lo straniero sarà sempre accolto e protetto, mai deriso o umiliato. Egli è la possibilità di confronto e reciproca empatia». «Aprite le porte della nostra città» è dunque la decisione finale, quando nella trama della tragedia è la stessa assemblea dei cittadini ad accogliere la supplica.

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La professoressa Maria Marandino sottolinea che lo stesso lavoro di realizzazione del corto è il frutto di una forte partecipazione degli studenti, che sono stati supportati dalla collaborazione dell’assistente tecnico Gerardo Notaro, e che è questo, al di là del successo ottenuto al Certamen, il vero risultato entusiasmante del progetto.
«L’esperienza si è rivelata congeniale ad attingere valori fondamentali dalla tradizione classica – affermano i ragazzi -, ma anche ad analizzare i dubbi di disarmante attualità nella società contingente. Ne "Le Supplici" la xenìa è un diritto che deve essere concesso, senza distinzione di razza, sesso e condizione sociale ed echi di questo tema giungono con un’attualità disarmante al giorno d’oggi».
Riaffermando il senso di valori e diritti fondamentali, questi studenti ci ricordano il fortissimo «legame fra antico e moderno che soprattutto oggi appare irriducibile e stabile».

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