«È l’ennesimo capitolo di una storia senza fine, tra irrealtà e illegalità. Siamo a Prata di Principato Ultra e anche questa volta si parla della basilica della SS. Annunziata di Prata, uno dei monumenti storici più importanti della provincia di Avellino. Precisamente ai margini dell'area sottoposta a vincolo archeologico presso i resti di una necropoli d'epoca romana, abbiamo notato dei fori sospetti, che porterebbero a pensare ad atti vandalici ed a indagini non autorizzate». Lo denuncia l'associazione Calendula, «che da anni si preoccupa dello stato di abbandono in cui versano queste aree non sottoposte a nessuna attività di monitoraggio e della loro tutela».


«La zona non è nuova al problema, infatti oltre quello che si legge dai giornali, è stata oggetto di abbandono di rifiuti negli ultimi anni. Da alcuni mesi, quasi come un miracolo, tale area non è più oggetto di tale attività illegale. Ma nonostante ciò, si apre un altro triste capitolo, per questo bene storico, che continua ad essere oggetto dell’incuria e dell’indifferenza generale».
«Questi fori di presunto carotaggio effettuati presumibilmente con mezzi meccanici ed un saggio di taglio della parete tufacea rilevati nei pressi degli ingrottati e di alcuni arcosoli tra la basilica e la linea ferroviaria sono apparsi improvvisamente – scrive l’associazione -. Che tipo di lavoro si sta effettuando e chi l’ha autorizzato? L'intera area, infatti, rappresenta un sito archeologico importante, in particolare una presumibile necropoli, con fulcro nelle cavità che sono state utilizzate ininterrottamente fino ai giorni nostri dai contadini della zona: l'erosione della parete, le tamponature e gli ampliamenti del secolo scorso testimoniano l'ininterrotta fruizione di queste cavità, già segnalate dall'archeologo tedesco V. Schultze alla fine dell'800 (un arcosolio conserva ancora resti di intonaci e laterizi). L'intera area è stata anche danneggiata a livello paesaggistico in relazione a lavori di sterro effettuati con mezzi meccanici nel fondo agricolo superiore al costone tufaceo. Ritenendosi violate le norme vigenti in materia di tutela del patrimonio archeologico (artt. 10; 110; 733 C.P.), l'associazione chiede l'intervento, tempestivo, per quanto riguarda le competenze, del Comune e della Soprintendenza archeologica, viste le notizie apparse sulla stampa dell'ampliamento dell'area da sottoporre a vincolo, come fu già proposto anni addietro da alcuni studiosi della materia. Al momento, si chiede un’indagine degli enti competenti in materia; con l’augurio che possa crescere la sensibilità, anche tra i cittadini, per la tutela del loro patrimonio storico e delle risorse migliori di questo paese».

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