«La truffa contro gli anziani è un reato odioso, che crea molte difficoltà alle vittime, anche per il fatto che talvolta hanno vergogna di denunciare chi li ha imbrogliati. Per questo, ieri pomeriggio, abbiamo ammanettato con somma soddisfazione un 47enne di Napoli, responsabile di un raggiro riuscito e uno tentato ai danni di persone anziane di Avellino».


A dare notizia dell’arresto, compiuto nella zona dei Tribunali, e spiegare le modalità di due truffe risalenti al mese di giugno scorso, il vicequestore Elio Iannuzzi, capo della Sezione Volanti della Questura di Avellino. Seguendo un copione ormai diffuso, l’uomo (appartenente a una famiglia legata al clan Bosti che negli anni 80 si contendeva lo spaccio di stupefacenti e il contrabbando di sigarette con il clan Mazzarella prima di specializzarsi proprio in truffe ad anziani nel decennio successivo) contattava via telefono gli anziani prescelti per portare a compimento la truffa, fingendosi loro parente e spiegando che per poter incassare una determinata somma di denaro occorreva pagare il dovuto a un avvocato, nello specifico consegnando la presunta parcella a un altrettanto presunto collaboratore di studio legale che si sarebbe presentato a casa di lì a poco.
La comunicazione telefonica disturbata da interferenze contribuiva a camuffare la voce in modo che i truffati non dubitassero dell’identità di chi li aveva chiamati, mentre i modi molto garbati dell’uomo che bussava alla porta degli ignari anziani mettevano i truffati nelle condizioni di fidarsi del loro interlocutore. Lo stesso 47enne, alto 1 m e 75, di corporatura esile, con i capelli lunghi e la pelle abbronzata, la cui immagine è peraltro circolate nei mesi scorsi su Facebook, sempre ben vestito e appunto dai modi affabili, per apparire al meglio e far funzionare il raggiro.


Una modalità studiata, a partire dalla scelta dei nuclei familiari ingannati su cui evidentemente aveva preso informazioni in precedenza, che ha permesso al truffatore napoletano di farsi consegnare 3mila euro richiesti per poterne incassare 11mila, dopo essersi spacciato per il loro figlio a una coppia residente nella zona di Valle. A riprova dell’operazione bancaria in corso e per evitare che chiamassero le forze dell’ordine, l’uomo ha lasciato loro un numero di pratica per sbloccare il pagamento, per cui la truffa è emersa solo quando i due ne hanno parlato con il figlio, naturalmente all’oscuro di tutto.
Nel secondo caso, che ha visto invece coinvolta una famiglia del centro storico, nell’area della Trinità, gli anziani non avevano in casa i mille euro richiesti in cambio di un incasso pari a 3mila euro, così il truffatore ha cercato di farsi dare oggetti in oro di pari valore. Questo ha però messo in allerta gli anziani, che a quel punto hanno lanciato l’allarme contattando le forze di polizia. Il truffatore è quindi andato via, ma è stato ripreso mentre risaliva in auto dalle telecamere di sorveglianza presenti nella zona, che hanno anche immortalato la targa della vettura.
Questo l’elemento che ha permesso agli uomini della Questura di risalire prima agli spostamenti poi all’identità del 47enne, arrestato ieri a Napoli non senza una certa resistenza da parte delle donne della sua famiglia: «Grazie al lavoro compiuto dagli ispettori superiori Mario Petito e Antonio Persano e con la collaborazione anche della Squadra Mobile di Avellino, abbiamo collegato la targa della Fiat Panda inizialmente a una inesistente società di noleggio auto con sede ad Isernia – spiega Iannuzzi -. Quindi, siamo risaliti a una società attiva a Capodichino, dove abbiamo trovato il documento utilizzato dall’uomo per noleggiare la Panda e la comparazione della fotografia con le immagini della videosorveglianza ci ha consentito di identificarlo. In entrambi i casi di raggiro, inoltre, il 47enne è stato riconosciuto con assoluta certezza dalle vittime come la persona che aveva bussato alla loro porta».
Dando esecuzione alla misura emessa dal sostituto procuratore Fabio Massimo Del Mauro, il 47enne è ora in custodia cautelare per truffa al Carcere di Poggioreale, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Pur in mancanza di riscontri, la sensazione degli investigatori è però che possa aver messo a segno altri colpi, anche perché nel corso delle indagini sono emersi 15 transiti autostradali verso il capoluogo irpino a bordo della stessa vettura utilizzata nelle due truffe accertate, quella conclusa e quella tentata.

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