Un rinnovamento profondo, competenze che si mettano a servizio della città e un contributo fattivo di idee e non di voti. Queste le «tre regole fondamentali» indicate dal gruppo Mai Più, deciso ad ampliare il progetto civico già sperimentato direttamente nella passata tornata elettorale ma avviato ben prima, in vista del ritorno al voto nella prossima primavera.

L’occasione per guardare al prossimo futuro è data dalla conferenza stampa che l’ex capogruppo Luca Cipriano e gli ex consiglieri Leonardo Festa e Marietta Giordano hanno tenuto stamattina a Palazzo di Città, per l’ultima volta in quella sede prima di dichiararsi semplici cittadini, non senza appunto rilanciare il lavoro compito fin qui.
La prematura conclusione della consiliatura e le attività del gruppo, che ha espresso in aula la presenza dell’associazione nata sulle premesse gettate precedentemente con la fondazione di Ossigeno, in effetti si incrociano al punto che Cipriano preannuncia per lunedì prossimo ulteriori proposte a cui evidentemente Mai Più stava già lavorando. Su quelle basi Mai Più intende però aprirsi ora a un confronto più vasto di quello promosso lo scorso anno e, come accennato, ne precisa le modalità e in qualche modo lo spirito.
«Mai più c'è e ci sarà, con la sua connotazione e con contenuti, stavolta per un progetto più ampio – dice infatti Luca Cipriano -. Il nostro canovaccio resta lo stesso, siamo un movimento di innovazione che punta a far risorgere una città che può ancora risorgere, ma serve una forza di rigenerazione e il civismo richiede chiarezza. Auspichiamo che anche gli altri si associno a una operazione di profonda rigenerazione politica, un profondo rinnovamento di tutte le liste in campo; auspichiamo che il cambiamento lo esercitino anche tutti coloro che in queste ore spiegano alla città la voglia di andare avanti».
Di qui il suo appello all’insegna di un principio di linearità: «Attendiamo chiarezza definitiva da tutte le forze fin qui fortemente connotate politicamente che guardano al civismo. Il nostro progetto deve essere chiaro e lineare: si può ammettere di aver sbagliato, di aver anche superato relazioni storiche, ma diciamo no all'ipocrisia, perché non ci serve stare insieme per poi accoltellarci la notte elle elezioni, come è accaduto alle 7 liste che appoggiavano Pizza, e non ci interessa la propaganda che non porta a niente».


Nessuna preclusione a priori, quindi, ma la convinzione che se «il civismo è la strada giusta, un civismo allargato che metta insieme persone che hanno affinità», tuttavia il campo non può essere «smisurato», che occorrono dei paletti precisi e soprattutto che il civismo «non deve coprire altre operazioni politiche».
Sul punto, Cipriano aggiunge anche che «oggi tutti scoprono il civismo e mi fa piacere – osserva -, ma devo dire che noi lo abbiamo fatto in totale solitudine un anno fa con tutto il mondo politico tradizionale avverso. Noi il cambiamento lo abbiamo già operato, con 32 candidati alla prima esperienza, con un progetto civico e siamo andati avanti da soli. E mentre oggi alcuni rinnegano tradimenti, traditori e trasformisti, noi con traditori e trasformisti non ci siamo mai alleati e abbiamo scelto di farlo con una corsa ben più difficile, ma forse più credibile e autorevole».
Una rivendicazione che risponde in qualche modo all’apertura giunta ieri dall’ex capogruppo di Avellino è Popolare a cui replica inoltre in maniera più esplicita quando dice: «Ritengo importate che Pizza abbia offerto parole di conciliazione e prospettiva nei nostri confronti, che Vignola abbia speso parole di apprezzamento e prospettiva, è utile che si apra un dialogo trasparente e corretto, ma le regole devono essere fondanti per cominciare a dialogare. Noi pretenderemo rispetto – insiste Cipriano - e non accetteremo giochini ed estenuanti trattative per arrivare a soluzioni rabberciate, non accetteremo calcoli di vantaggio e soprattutto non barattiamo la città con altre candidature».
Allo stesso modo, Cipriano bolla come «un metodo sbagliato» l’atteggiamento di chi «parte subito dal nome del sindaco», premessa che dichiara di non condividere perché coincide con «il metodo dei giochi della politica», mentre Mai Più è deciso a cambiare metodo e progetto e non solo un nome. Su questo l’ex capogruppo è netto: «Abbiamo e avremo le idee chiare», dice ribadendo che «una coalizione non è una somma algebrica ma persone che si devono rispettare a vicenda da subito, chi non ci sta fa un altro percorso».
L’appello di Cipriano si estende però anche più in generale alla città, a cui si richiede, come ai partiti, «di andare oltre rispetto a schemi che non funzionano, se vogliamo azzerare il qualunquismo. È necessario uno sforzo di persone appassionate che devono farsi avanti e dare una mano, adesso serve uno sforzo di generosità e lo chiediamo alla città di cui comprendiamo la rabbia e anche l'incredulità: avete ragione se ritenete inopportuno essere sottoposti ad altri sei mesi di campagna elettorale, ma è necessario».

L’immagine della brevissima consiliatura appena terminata descritta da Cipriano è infatti quella di un quadro tutt’altro che d’avanguardia: «L’ho definito non un governo del cambiamento ma del cambia-niente perché quella vissuta è stata la più inutile esperienza amministrativa che potesse capitare dopo quella disastrosa del sindaco Foti. Il M5S ha dimostrato in quasi tutte le occasioni e i luoghi di comportarsi come uno scolaro impreparato, ogni atto prodotto è stato accompagnato da polemiche, sbagliato e in qualche caso illegittimo e ci sono ancora oggi conseguenze come per la mensa scolastica, servizio che ancora è negato a migliaia di famiglie».
Cipriano affronta poi il tema del rendiconto 2017 e ricorda che «se non ci fosse stato un emendamento, quel rendiconto avrebbe comportato lo scioglimento del consiglio»; il Ferragosto, che non è argomento minore, dice, poiché riguarda una possibile occasione di ripresa per la città; «la vicenda drammatica dell'ordinanza antismog che ha sequestrato gli avellinesi in casa, che è ancora in vigore anche se nessuno più controlla e su cui mi sento di lanciare un primo appello al commissario perché intervenga su una provvedimento inopportuno che ha recato solo disagio ai cittadini; «la vicenda del Natale – aggiunge -, perché un movimento che fa della meritocrazia il suo DNA, poi elargisce decine di incarichi ad personam con un importo complessivo di oltre 200mila euro senza un bando o una procedura di evidenza pubblica e senza offrire una occasione comparativa ai giovani che pure avevano trovato le porte sbarrate»; infine, commenta che non è stato concesso «nemmeno un patrocinio per la gara podistica oggetto dell'ultima polemica», facendo riferimento alla tradizionale competizione "Torre e Torrenti".
«Le istituzioni non sono un gioco, ci si sta con competenza e il principio "uno vale uno" per noi non vale – sostiene Cipriano -. È la competenza che funziona, non tutti possiamo fare tutto e bisogna mettere le persone giuste al posto giusto. Così come per noi un valore è la verità che abbiamo in tutti i modi provato a inseguire e consolidare. In questa stanza si sono tenute riunioni drammatiche in cui abbiamo provato a mettere insieme tutte le forze per raggiungere la verità sui conti, ma l'amministrazione ha costruito la più grande delle trappole, tra i passaggi con i revisori e con la conferenza dei capigruppo, la conflittualità con gli uffici, perciò la verità a questo punto la potrà raccontare solo il commissario, che ha parlato di equidistanza dalla politica e mi sembra l’approccio più corretto per arrivare a un risultato, per cui l’appello è a proseguire sulla scorta di indipendenza ed equidistanza».
«Per noi l’indipendenza è un valore fondamentale, ma il sindaco ha dimostrato di non averne avuta – continua -. Il sindaco è sempre stato Sibilia e Ciampi non ha scelto un solo assessore della sua giunta, che gli è stata imposta, e Sibilia è stato artefice della più violenta occupazione delle poltrone vista in questi ultimi anni».
«Abbiamo costruito un movimento civico che aveva l’obiettivo far saltare un certo sistema e quel sistema il 24 giugno è saltato e oggi siamo a metà del guado, un passo avanti a quel sistema che abbiamo fatto saltare, ma ancora un passo indietro – osserva - rispetto a un cambiamento reale».

Le osservazioni di Marietta Giordano sui cinque mesi vissuti a Palazzo di Città con l’amministrazione Cinque Stelle sono le stesse: «Abbiamo appoggiato il cambiamento al ballottaggio ma non intendevamo una parola vuota, che non si configurasse nei contenuti e nelle strategie – afferma aprendo la conferenza stampa -, ma c’è stato solo un cambiamento di persone e non di metodo del fare che noi avevamo auspicato, non nei contenuti che sono rimasti parole, né di strategie. Noi avevamo inteso dare una collaborazione rispondendo al sindaco con una mail in cui indicavamo pochi punti strategici e siamo stati attenti tempestivi nel rispondere anche se poi siamo stati accusati di non aver partecipato al tavolo».
«Ma noi non avevamo bisogno di essere presenti perché non ci interessavano posti in giunta – precisa Giordano -. Avevamo chiesto risposte chiare e quindi di individuare subito una strategia per attuare una politica efficiente ed efficace, ma la richiesta di collaborazione era solo apparente: le linee programmatiche mancavano dell’indicazione di atti per metterle in pratica e la giunta, che è stata un monocolore, non ha inteso raccogliere la nostra collaborazione. In commissione Lavori pubblici, dove c'era una possibilità, quando un consigliere di opposizione si è proposto come presedente io mi sono tirata indietro non senza dare degli spunti che però sono rimasti lettera morta anche quelli».
«Non avevano ben chiaro il ruolo dei consiglieri e delle commissioni e non volevano il confronto – commenta l’ex consigliera -. Non c’è mai stato uno scambio di opinione con il sindaco, abbiamo letto le sue intenzioni solo via social e hanno agito con autoreferenzialità anche nei confronti dei dipendenti e dirigenti comunali, non solo con noi consiglieri, ritenendo di avere tutti gli strumenti per mettere in atto provvedimenti che però spesso si sono rivelati sbagliati».
«La decisione sulla sfiducia è stata sofferta e non l’abbiamo assunta a priori, ma il sindaco è stato sfiduciato dal suo movimento che non lo ha messo in condizione di governare e hanno continuato una campagna elettorale perché loro dovevano essere le vittime e noi i carnefici per poter continuare con questo refrain. Alla fine – conclude Giordano - lo abbiamo sfiduciato perché non volevano continuate a vedere un'amministrazione inconcludente».

«Sono arrivato per la prima volta in Consiglio comunale cinque mesi fa, ma per qualcuno ero già vecchio perché chiunque non è del M5S è vecchio», esordisce invece l’ex consigliere Leonardo Festa che come Giordano parla delle «difficoltà di comunicazione» riscontrate nei cinque mesi dell’amministrazione Ciampi ma soprattutto sottolinea: «Hanno dimostrato di non avere cultura democratica».
«Suppongo che non hanno mai letto fino alla fine il primo articolo della Costituzione – commenta -, perché il popolo per loro è stato solo espediente per giustificare l’ideologia di chi pretende di rappresentare la parte in nome del tutto. Sono entrati per scardinare un sistema ma poi ne hanno creato uno loro e non hanno cercato un vero confronto, declassando il Consiglio a semplice "ufficio protocollo". Dicevano di stare in aula per il bene della città, ma si consideravano gli unici a poterlo definire. insomma, siamo tornati allo Stato Etico del 900 che spiego ai miei studenti dell’ultimo anno di liceo».
«Sono stati cinque mesi di grandi contraddizioni – continua Festa -, con un sindaco che faceva come un granchio un passo avanti e uno indietro. Con grande disinvoltura Ciampi si è più volte riallineato alle indicazioni del suo "burattinaio biblista" e ha cambiato idea sul dissesto, sulle vele, sull’ipotesi di giunta non monocolore da costruire dialogando con le altre forze ma senza alcuno scambio, e noi questo lo abbiamo sottoscritto in atti, e anche sul reddito di cittadinanza, sul ricorso al Tar e nei post che contraddicevano quello che diceva».
«A mio avviso il M5S mai considerato l’ipotesi di sostenere il suo sindaco, però ha preteso il nostro sostegno a un governo monocolore e penso che un vero Cinque Stelle in questo momento dovrebbe prendere le distanze da Sibilia e mi imbarazza l’accondiscendenza da caserma mostrata da Grassi e Gubitosa, ma evidentemente, parafrasando un giornalista avellinese, lo scranno da riconfermare è ritenuto un giusto prezzo da pagare. Personalmente ho apprezzato le parole di Pallini anche se mi è parsa assolutamente fuori tempo massimo e non ha senso ora parlare dei problemi del movimento, per cui mi chiedo perché non ha parlato quando Ciampi era ancora sindaco».
«Per noi la politica è arte nobile, buttarla in caciara, banalizzare e urlare aiuterà magari a ottenere qualche like – conclude Festa -, ma non certo a costruire un reale progetto per la città».

Festa Cipriano Giordano 30nov2018

 

 

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