Il gruppo Avellino è Popolare fa il punto su ragioni e vicende che hanno determinato la sfiducia al sindaco Vincenzo Ciampi, ma soprattutto compie il primo passo del percorso verso le nuove elezioni della prossima primavera marcando in primo luogo una distanza.

Dall’altra parte del confine che tutti i consiglieri del gruppo guidato da Nello Pizza tracciano nel corso di una lunga conferenza stampa tenuta a Palazzo di Città, quelli che Nicola Giordano senza usare eufemismi indica come «trasformisti opportunisti e traditori» o anche in una parola «sfascisti». «Con queste persone – spiega l’ex consigliere - non ci siederemo e nemmeno con chi verrà a porre come condizione la propria canditura a sindaco».
Giordano si riferisce a quanti hanno sostanzialmente rotto l’accordo elettorale che intendeva ricostruire una alleanza di centrosinistra con il Pd: «Abbiamo cercato di far parlare persone che non parlavano da anni, si sono palesati il giorno dopo – dice -: perse le elezioni, hanno deciso che il centrosinistra era finito per andare a cercare incarichi e posti per amici. Con loro – insiste - non faremo un centimetro di strada insieme».
In modo più esplicito dice: «Mai più accordi con persone che stanno in un posto la mattina e altrove la sera. Lo hanno dimostrato con Paolo Foti alla Provincia, lo hanno dimostrato nel ballottaggio con il candidato Pizza, lo hanno dimostrato nuovamente alla Provinciali con il candidato Vignola. Noi siamo a disposizione per un cambiamento, ma non con chi ha "pascolato" sulla città, ha fatto i propri interessi sul piano di zona sociale perché l'ultima arma di baratto era l’azienda consortile che Ciampi ha approvato in giunta ma non ha avuto il coraggio di portare in aula per guadagnare qualche voto e salvare la poltrona».
Giordano chiede quindi al Partito democratico «di fare chiarezza al suo interno soprattutto per quello che loro stessi hanno constatato» e apre invece a «chi si sederà al tavolo, ma facendo tutti un passo indietro in una cornice di aggregazione civica. Abbiamo un bagaglio di competenze e le persone perbene si devono riappropriare della città perché la politica o la fai o la subisci, altrimenti ci troveremo non i soliti noti, ma i soliti "pastori"».

«Ho detto più volte che abbiamo sbagliato a scegliere i compagni di viaggio – afferma anche Nello Pizza - e alcuni non potremo averli vicino, perché hanno mostrato grande inaffidabilità. Noi non vogliamo sopravvivere, vivere giorno per giorno, ma lavorare su un programma serio e coerente».
Di fronte a «tanta incapacità» riscontrata nell’amministrazione Cinque Stelle, Pizza motiva anche «la volontà di porre fine a questa esperienza perché abbiamo ritenuto più opportuno lasciare la città nelle mani esperte di un commissario – spiega -, piuttosto che in quelle di un sindaco incapace. Ma la colpa del sindaco è stata anche sbagliare la scelta delle persone che lo hanno accompagnato – aggiunge - oltre al limite di circondarsi di persone che avevano altri obiettivi, quindi è chiaro che così l’amministrazione non poteva continuare. Si andava avanti alla giornata e delle cose annunciate non abbiamo visto niente, se non il completamento di cose già pronte con la precedente amministrazione di cui si è cercato in maniera abbastanza infantile di appropriarsi».
«Io ho detto più volte che questa doveva essere la mia prima e ultima esperienza amministrativa, ma il volerci provare ancora, e non vuol dire che sarò candidato sindaco, dipende dal fatto che la prospettiva di lasciare nuovamente la città a persone non capaci ci atterrisce. Dobbiamo fare in modo che la città venga amministrata da persone capaci, che hanno conoscenze e competenze – continua - e che hanno dimostrato di avere una visibilità attraverso le professioni e il lavoro quotidiano. Il pericolo di un voto di pancia è ancora molto presente e c’è il rischio di dare la città in mano a degli incompetenti».
«Abbiamo pagato lo scotto di essere amministrati da persone che non avevano una storia e questo è stato il disastro di questa amministrazione – dice ancora Pizza -. La città ha votato un simbolo credendo che questo bastasse per mandare al macero una vecchia esperienza politica, ora la parte che produce deve riprendersi la città perché o finiamo nelle mani dei professionisti della politica, quelli che hanno saccheggiato la città come ha detto qualcuno, o nelle mani di persone incapaci. Dobbiamo fare quadrato e scommettere sul fatto che riusciremo a mettere insieme la gran parte della città sana che lavora e produce ogni giorno – insiste -. Quindi chiudiamo l’esperienza dei partiti e delle alleanze che non hanno senso, perché abbiamo scoperto che erano soltanto di comodo, e liberiamoci anche dall’ipocrisia che il M5S non fa alleanze politiche, perché di fatto quella con Iacovacci e Percopo lo era e ancora una volta i cittadini hanno votato una cosa e se ne sono trovata un'altra. Credo che la città sia arrivata al fondo, dobbiamo farla risorgere – conclude -. Mi auguro che questa possa essere un’occasione».


«Nessuno ci chiederà mai più perché abbiamo sfiduciato il sindaco – aggiunge Nicola Giordano -, visto che incompetenza e approssimazione sono stati il motivo conduttore di questi cinque mesi, e chi ha operato una scelta scellerata per la città è ascrivibile esclusivamente a un gruppo dirigente del M5S in cui un sottosegretario, un addetto stampa e un portaborse, non lo dico io ma lo hanno scritto in modo evidente i simpatizzanti e i militanti, hanno decretato la fine di un sindaco e di un’amministrazione, immaginando di dover incassare un risultato che potesse mettere in moto il secondo tempo di una campagna elettorale che per loro non è mai finita».
«Hanno vinto per caso – continua -, se ne sono andati perché la città che in un primo momento aveva fiducia e li sosteneva in Consiglio comunale anche a voce alta, nell’ultima seduta consiliare contava i voti che si sommavano per arrivare alla maggioranza e chiudere definitivamente questa consiliatura. La scommessa per il M5S è riportare Ciampi alla candidatura e stabilire così di chi è la leadership, se di Sibilia o dei militanti, perché la linea tracciata dal sottosegretario è che Ciampi e la sua giunta saranno l’ossatura portante della prossima campagna. Noi, invece, archiviata questa pratica dolorosa, ripartiamo da quello che abbiamo: una squadra di candidati e un segno di demarcazione – ribadisce - con chi del trasformismo e dell’interesse personale ha fatto uno stile di vita».
Intanto, Giordano auspica che il commissario metta in campo «azioni importanti per la città, prima fra tutte l’azienda consortile perché il Comune non riesce ad assicurare i servizi essenziali, i fondi europei e la fine di alcune opere. Il 31 marzo è la data ultima per rendicontare il tunnel – ricorda - e ci metteremo a disposizione con i nostri riferimenti istituzionali alla Regione – dice alla presenza del consigliere Maurizio Petracca in sala stampa -, perché il Comune di Avellino non perda altri cinque mesi ma possa definire procedure importanti. È complicato non avere una amministrazione in una fase di programmazione, ma il lavoro fatto dai dipendenti di questo Comune, non dagli assessori che ho sentito cercare di appropriarsi di risultati dei ragazzi dell’Ufficio Europa, continuerà».

«Abbiamo cercato di riunire il centrosinistra, ma è difficile continuare questo percorso perché ci siamo scontrati con persone che hanno pensato solo al proprio interesse – spiega anche Alberto Bilotta -. Il Movimento Cinque Stelle ha dato prova della propria inconsistenza, della volontà palese essere sfiduciato per incassare adesso e subito per paura che la gente scoprisse il loro bluff, la vacuità del loro operato. Per la svolta è necessario altro – continua -. Occorre recuperare con le comunità e soprattutto i valori e, in attesa che i partiti compiano un profondo mutamento dell'organizzazione interna e dalle classi dirigenti, intendiamo partire dai valori della solidarietà e della rappresentanza. Il populismo ha trovato spazio in un contesto di scarse risorse, di povertà e spopolamento, mentre il coinvolgimento dei cittadini è la misura di come intendere la politica. Noi non vogliamo scelte fra le segrete stanze, vogliamo amministrare con i cittadini e vogliamo farlo con chi pensa come noi, partendo dalle periferie che sono state abbandonate e cercano voce e spazio. Perciò apriamo a un'alleanza con la comunità, con le associazioni che conoscono i bisogni delle persone. Noi vogliamo alimentare la speranza che anche i più giovani hanno perso, auspicando di condividere un percorso con chi pensa sia arrivato il momento di fare il bene di Avellino perché Avellino ce l'ha nel cuore».


«Penso che abbiamo salvato la città mandando a casa il sindaco che in realtà è stato sfiduciato non da noi, ma dal Movimento Cinque Stelle – afferma Lino Pericolo -. Ci ha chiamato codardi perché avremmo avuto paura di discutere del dissesto, ma il 6 novembre i revisori avevano detto che la relazione sarebbe arrivata il 4 dicembre per cui c'è stato tutto il tempo per convocare una conferenza dei capigruppo e comunicarcelo e non avremmo avuto nessun problema ad aspettare. Abbiamo tentato per cinque mesi a dare una mano, ma non c’è stato nulla da fare e non siamo noi i codardi, ma loro che non hanno portato il dissesto in aula».


«Il nostro è l’unico gruppo che è stato sempre coeso e presente sui problemi della comunità a cui credo sia arrivato il momento di dare risposte – aggiunge Modestino Verrengia -. Io vengo dai quartieri popolari che hanno bisogno di una amministrazione vicina e mi sono sempre battuto perché le periferie diventassero centro. Se ne è parlato per anni, ma non è mai successo. Adesso è ora di realizzarlo».

Petracca comune 29nov2018

 

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