«La mia prima reazione è quella di ringraziare di tutto cuore i cittadini avellinesi che mi hanno scelto, mi hanno votato e mi hanno dato la possibilità di governare questa città».

Queste le parole pronunciate appena dopo che 23 componenti del Consiglio comunale lo hanno sfiduciato da parte del sindaco Vincenzo Ciampi. «Mi rivolgo chiaramente a quei cittadini che votando me e il Movimento 5 Stelle - continua - che hanno scelto il cambiamento che noi avevamo promesso e per il quale io mi sono adoperato. Mi rendo conto che con il risultato elettorale che ha consegnato una non maggioranza, un’anatra zoppa, è stato difficile se non impossibile realizzare il cambiamento».
«Mi aspettavo la sfiducia – afferma poi sull’esito del voto in aula - per il semplice motivo che se uno viene eletto per attuare un cambiamento, è difficile cambiare un sistema se si è costretti a collaborare con quel sistema che si vuole cambiare. Quindi, a bocce ferme dopo il risultato di oggi, io invito gli avellinesi a fare nella prossima tornata elettorale una scelta realmente chiara e netta, sia al primo sia al secondo turno, perché se si vuole il cambiamento bisogna eleggere un sindaco che abbia la forza consiliare per portarlo avanti».
«Allo stesso tempo chiedo scusa alla stessa cittadinanza per le mie mancanze perché, nessuno è perfetto, avrò sicuramente commesso degli errori, ma nella più assoluta buona fede e nell'esclusivo interesse della città. Ringrazio anche tutti i consiglieri comunali con i quali ho collaborato in Consiglio comunale in questi quattro mesi e che mi hanno evidentemente anche sopportato, se non hanno resistito a quattro mesi della mia presenza. Poi chiaramente – prosegue - un saluto particolare va a tutti i funzionari e dirigenti comunali con i quali in questi quattro mesi ho avuto la possibilità di lavorare nel più assoluto spirito collaborativo reciproco».


Senza arretrare su una ipotesi di azzeramento della giunta che gli avrebbe forse permesso di trovare un’aula meno disposta a mandarlo a casa, Ciampi chiarisce: «Io penso di aver fatto un intervento volto a cercare la più assoluta collaborazione dopo il dissesto. Ho parlato anche di governo condiviso e partecipato – precisa -, poi altre tecniche di politiche se non ne conosco. Nel momento in cui uno chiede, e questa è la parte più antipatica è imbarazzante, di non mandare un sindaco dieci giorni prima di un appuntamento decisivo come la scelta sul dissesto e non c'è stata disponibilità, questo la dice lunga. Significa che la campagna elettorale è già è iniziata sulle spalle dei cittadini. Voglio vedere cosa si dirà in campagna elettorale sul dissesto».
«Se a queste mie richieste di posticipare la decisione sulla sfiducia rispetto al dissesto non c'è stato seguito, io ho però anche dichiarato la disponibilità a dar vita, dopo il dissesto, a un metodo di governo più condiviso e partecipato – insiste -, perché solo uno sprovveduto può pensare di gestire la fase del post dissesto senza una maggioranza. E quando parlo di maggioranza consiliare evidentemente non faccio riferimento ad accordi, alleanze o altro, ma a gestire le cose concrete nell'interesse della città con una maggioranza anche più stabile che si realizza in Consiglio».
«Il dissesto non è una passeggiata – commenta Ciampi -, richiede sacrifici da parte di tutti i cittadini ma, come ho detto in passato, bisogna decidere di fare un sacrificio per quattro o cinque anni, uscire fuori dalle sacche oppure essere condannati ad una agonia quantomeno per 15 anni. Oggi, allora, con questa mozione di sfiducia si è verificato quello che avevo detto nei giorni scorsi: i cittadini consiglieri, rappresentanti dei cittadini, non hanno voluto scegliere – accusa -, non hanno voluto portare a termine l'operazione verità sui conti, cioè hanno rimesso questa decisione a un commissario. Quindi oggi abbiamo una situazione per cui un soggetto terzo dichiara il dissesto o il predissesto, le conseguenze sono dei cittadini e i rappresentanti dei cittadini, quelli che stasera mi hanno sfiduciato, hanno fatto la figura di don Abbondio, di Ponzio Pilato, la figura di irresponsabili e codardi che non hanno voluto affrontare la questione del dissesto. Stiamo parlando amici cari – ribadisce - di una settimana di tempo.
Ancora sui probabili effetti di una redistribuzione delle deleghe all’interno dell’esecutivo, Ciampi afferma: «Non so cosa volessero i consiglieri, ma sono tutti stratagemmi che, secondo me, cadono di fronte a un’esigenza più forte per il bene della città. Io ho detto posticipiamo, facciamo prima il dissesto e poi la sfiducia. Qual è un atto più importante del dissesto, che io mi dimetto o si dimette la giunta?».
Ciampi smentisce quindi la notizia circolata nel pomeriggio circa una sua volontà di dimettersi, che sarebbe maturata nel corso degli stessi lavori e consiliari, tanto che 18 consiglieri decisi a chiudere la partita senza lasciare spazio nemmeno ai canonici 20 giorni previsti tra la presentazione e la conferma irrevocabile delle dimissioni di un sindaco, avevano già provveduto a sottoscrivere le proprie.
Il sindaco appena sfiduciato, inoltre, preferisce non esprimere valutazioni sulla sua giunta: «Questo non è il momento dei bilanci – dice -. Sicuramente io sono soddisfatto dei miei assessori, però come tutti si può sempre migliorare. Ma avevo detto esplicitamente di non escludere un rimpasto o un azzeramento della giunta dopo il dissesto».
Sulla sua convinzione rispetto all’appartenenza al Movimento 5 Stelle afferma: «Io non penso di essere una persona particolarmente virtuosa, però il mio sforzo è diretto a realizzare la coerenza. Ho molti difetti però mi sforzo di essere coerente quindi ho creduto in questo movimento e credo nel progetto politico del Movimento 5 stelle. Oggi ci credo più di prima e non ho preso l'idea di abbandonare il movimento. Come sindaco, però, sarei stato disponibile nelle forme e nei modi che ho indicato anche oggi a cercare una convergenza programmatica con tutte le forze politiche sane che avessero voluto collaborare sulla gestione del post dissesto».
«Bisogna fare chiarezza», ci tiene poi a puntualizzare in merito agli attacchi ricevuti per l’ultimo tardivo appello che gli vengono lanciati rispetto anche alla tempistica della vicenda della relazione dei revisori dei conti, sollecitati dallo stesso sindaco il giorno 20 novembre a indicare la data di deposito e che hanno poi risposto che la data in questione era già stata comunicata all’amministrazione lo scorso 6 novembre.
«Nella lettera dei revisori si dice "come evidenziato nell'incontro tenuto il 6 novembre", quindi non c'era nulla di scritto nero su bianco, tanto è vero che qualche giorno fa abbiamo mandato un sollecito ai revisori – ricorda -, i quali hanno poi risposto con la famosa missiva che, come si vede, è stata inviata al segretario generale, al sindaco e al presidente del Consiglio comunale. Quindi – aggiunge -, non c'è nulla di segreto o di nascosto. Mi sembra che veramente si voglia spaccare il capello in quattro, forse per fini elettorali, quando invece siamo di fronte ad un evento che segnerà, e lo dico oggi con piena coscienza, il futuro di questa città. Qui si sta decidendo sul predissesto o dissesto – insiste -, si sta decidendo sulla vita dei cittadini e i consiglieri comunali di Avellino oggi hanno gettato la spugna per non decidere loro e far decidere a un commissario prefettizio».
Guardando più in là, a una sua ricandidatura a sindaco, Ciampi afferma: «Io non escludo niente, ma non faccio mai un discorso di carattere personale. I tempi sono decisamente prematuri e con il Movimento 5 Stelle il vero candidato è il programma, è una visione, è un modo di intendere la politica».
Su quanto il sottosegretario Carlo Sibilia possa aver inciso sulla conclusione della consiliatura, Ciampi dichiara quindi: «Non ha avuto nessun ruolo se non quello di una normale condivisione confronto e di dialogo come è doveroso che sia tra gli appartenenti ad una forza politica. Che un sindaco si confronti con i suoi parlamentari mi sembra abbastanza normale e la linea sulla quale siamo stati tutti d'accordo era quella di lavorare, anche ad Avellino, nonostante il fenomeno dell'anatra zoppa, in direzione di un cambiamento. L'obiettivo non è stato mai quello di andare a casa, come ho sentito dire oggi in aula per cui mandarmi a casa sarebbe stato il progetto del sottosegretario. Non mi sarei sottoposto a un gioco di questo tipo. Però bisognava trovare il giusto equilibrio tra una legittima esigenza di cambiamento, che è venuta fuori dalle urne con la mia elezione, e la collaborazione che andava cercata in questa aula consiliare. Io voglio riepilogare in questo momento che dal 24 giugno ho parlato di governo di salute pubblica, poi abbiamo cercato il fronte del cambiamento cosa che non è andato a buon fine. Ho ritirato le linee programmatiche per cercare una convergenza sul programma, ancora oggi in sede di sfiducia o invitato i consiglieri ad un atto di amore, di coraggio e di responsabilità verso la città nel posticipare la sfiducia e ho aperto come si dice in politica a una collaborazione dopo il dissesto. Non mi sembra che siano azioni poste in essere per dire "mandatemi a casa". Cosa avrei dovuto dire? Avrei dovuto aprire il mercato delle vacche? È un modo che non riesco neanche a concepire».
Alla luce anche dell’ennesimo capitolo legato alla comunicazione del sindaco, di cui è comparso (e anche scomparso per poi essere ripubblicato dopo poco) un post di pesante critica all’indirizzo delle opposizioni che ne hanno poi decretato la caduta e di tono estremamente differente rispetto all’appello lanciato dal sindaco all’aula, neanche stasera sono mancate critiche molto aspre sulla gestione della comunicazione dei Cinque Stelle. Tuttavia, Ciampi dice che «non c'è distonia, ma è normale che mentre sono in aula ho dei collaboratori che operano» e sulla divergenza di contenuto fra i due messaggi, entrambi da considerarsi parole sue, chiunque glielo abbia scritto visto che il profilo Facebook è quello del sindaco, si limita a commentare che «evidentemente dal dibattito erano emerse delle situazioni che hanno spinto in tale direzione».
«Però ripeto che stiamo parlando del futuro della città – taglia corto -, di un sindaco che va a casa registrando un record negativo a livello nazionale dopo circa 120 giorni. Abbiamo il dissesto sulle spalle, una situazione di cui i cittadini dovranno farsi carico. Mi sembra veramente secondario se mentre sto qua esce un post. È chiaro che la comunicazione viene seguita anche dai miei collaboratori sotto la mia supervisione».
In conclusione, riferendosi al passato, Ciampi ammette ad ogni modo: «È chiaro che sottoscrivo quello che ho pubblicato».

 

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