Una riflessione aperta alle istituzioni e al mondo dell’arte rivolta agli studenti, poi un percorso emozionale attraverso i sentimenti legati al terremoto del 1980. Queste le iniziative realizzate dal Comune di Avellino per il 38° anniversario del sisma che devastò l’Irpinia e illustrate in conferenza stampa dall’assessore alla Cultura Michela Mancusi insieme ai rappresentanti delle associazioni che attraverso il lavoro dei Cantieri permanenti hanno collaborato con l’ente di piazza del Popolo e avranno parte attiva nel suggestivo percorso che, come il convegno, si terrà a Villa Amendola.

Primo doveroso appuntamento della giornata di domani, la deposizione di una corona a piazza XXIII Novembre alle 10.30, a cui seguirà alle 11 la celebrazione di una Messa nella Cattedrale della città. Poi, alle 11.30 presso la sede del Museo Civico di Avellino inizierà una tavola rotonda sul tema "Terre in movimento". Dopo i saluti del sindaco Vincenzo Ciampi e dell’assessore Michela Mancusi interverranno Sergio Amati, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, l’artista Felice Nittolo, i giornalisti Gianni Festa e Generoso Picone, il regista e videoartista Antonello Matarazzo di cui sarà proiettato il cortometraggio "Apice". Modera il dibattito la giornalista Antonella Russoniello.
Nel pomeriggio alle 17, sempre a Villa Amendola, è in programma "La memoria residua", a cura di "La Mela di Odessa", Teatro d'Europa, Teatro 99 Posti. «Un modo per cercare di recuperare in qualche modi la frattura tra il prima e il dopo generata dal sisma del 1980 – spiega l’attore e drammaturgo Paolo  Capozzo -, a cui ognuno di noi che ha vissuto quel momento ha contribuito mettendo un po’ della propria esperienza umana. Perché con il sisma non sono venute giù solo le case, ma il senso di solidarietà sociale e la coesione una volta fratturata, anche se siamo stati bravi sebbene lentissimi a ricostruire le case, dunque la materialità della città, non è stata più ricostruita. I risultasti credo siano evidenti ancora oggi e l’eco di quella scossa umana ce la portiamo avanti adesso con una serie di brutture della nostra vita sociale di cittadini che forse chi è venuto dopo non riesce a cogliere, ma che per chi ha una esperienza più lunga questo "prima e dopo" è evidente. Alla semplicità della provincia, con la mentalità un po’ paesana di allora -aggiunge -, si è arrivati a una struttura cittadina che non è né carne né pesce, perché è rimasta chiusa mentalmente, e al tempo stesso aspira a una forma di internazionalità che difficilmente può poggiare sulla quotidianità della nostra vita».

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