«Verificheremo in Consiglio comunale ma, qualora la mozione di sfiducia dovesse essere approvata, come ho detto anche in passato, saremmo dinanzi a un tentativo di fermare il cambiamento e di ritornare allo status quo».


Man mano che si avvicina la data del 24 novembre e il fronte della sfiducia, anche con un possibile allargamento, sembra deciso a chiudere la partita sabato prossimo, il sindaco Vincenzo Ciampi resta fermo sulle sue posizioni. Interrogato su una possibile ricandidatura afferma: «È decisamente prematuro. Non vorrei parlare da sfiduciato prima di esserlo». È piuttosto sulle scelte degli oppositori che il sindaco manifesta le proprie perplessità.
«Quello che mi sorprende è però appunto la marcia indietro da parte dei consiglieri che hanno sempre sostenuto di voler affrontare la questioni dell’operazione verità sui conti e il dissesto – dice infatti -. Se preferiscono sfiduciarmi prima, significa che hanno fatto un grosso passo indietro e che avrebbero qualcosa da temere dal dissesto. Altrimenti non ne capisco il motivo: i loro numeri rimangono invariati e se sono 27 in opposizione lo saranno anche dopo il 24 novembre. Evidentemente, quindi, l’operazione verità non sta loro a cuore».
Ancora, sull’ipotesi che la sfiducia possa andare in porto prima che si definisca la questione finanziaria dell’ente, Ciampi non esclude che possa essere una scelta legate alla paura del dissesto: «Penso che ci possa essere come motivazione ma non lo so, magari lo diranno in aula. Però, sfuggire davanti al dissesto non mi sembra una operazione saggia – commenta -. Provo a delineare uno scenario: il 24 novembre passa la sfiducia e io vado a casa, a quel punto sono curioso di sapere come questi consiglieri comunali affronteranno la prossima campagna elettorale quando i cittadini li interrogheranno sullo stato delle casse comunali, su cosa intendano fare e sul perché si sono sottratti. Poi dovranno fornire una risposta ai cittadini. Mi auguro che non assumano la posizione di Ponzio Pilato e di don Abbondio: il dissesto è una di quelle questioni su cui non si può sfuggire alle responsabilità – insiste - perché riguarda il presente e soprattutto il futuro della città».


«Fino a quando c’è, questa amministrazione non fugge dalle sue responsabilità – dichiara ancora il primo cittadino -. Abbiamo preso posizioni, anche in mancanza di una maggioranza consolidata in Consiglio, in maniera chiara e con atti amministrativi precisi; le portiamo fino in fondo e le votiamo. Quando ci sarà il commissario, si assumerà le sue responsabilità ma penso che questa amministrazione non possa rimproverarsi nessun atteggiamento irresponsabile o di paura. E voglio anche ribadire che la scelta del dissesto non è una scelta politica e risponderemo a questa accusa fornendo dati oggettivi. Il dissesto è nei numeri, come ha detto più volte anche l’assessore alle Finanze».
Ciampi sottolinea anche che «certamente in caso di sfiducia la continuità amministrativa sarebbe garantita e la città non rimarrebbe senza governo, ma chiedo – continua - perché far decidere a un commissario invece di assumersi la responsabilità di decidere se è dissesto o meno». Puntualizzando che non intende «creare allarmismi» rispetto all’eventuale blocco di procedure avviate quali ad esempio la costituzione dell’azienda consortile speciale per la gestione dei servizi sociali, Ciampi rimarca che «la continuità amministrativa sarebbe garantita dal commissario che avrebbe i poteri del sindaco, della giunta e del Consiglio comunale».
Il sindaco si dice quindi tranquillo rispetto a un eventuale ritorno anticipato alle urne: «Non ho paura del ricorso al voto e sono tranquillo rispetto alla mozione sfiducia perché dopo questa esperienza magari i cittadini affronteranno il voto in maniera diversa. Penso che capiranno che, se si vuole il cambiamento, questo va perseguito al primo e al secondo turno». Poi qaggiunge: «Non ho rimproveri particolari da farmi. Sicuramente potevo fare di più, nessuno è perfetto e tutto è suscettibile di miglioramento, ma ripeto che se questa sfiducia andrà in porto si sarà consumato nella città di Avellino un tentativo di ritorno al passato fermando il cambiamento insieme all’esigenza di non prendere una posizione e non assumersi responsabilità sui conti pubblici. Se devo definirlo in qualche modo, alla vigilia del dissesto, reputo questa sfiducia un grave atto di mancanza di responsabilità».
Rispetto al fatto che lo stesso consuntivo sia opera di un commissario nominato dal prefetto, il sindaco invece evidenzia: «Abbiamo messo immediatamente mano al consuntivo che è stato commissariato ma in maniera secondo me positiva, perché abbiamo offerto al Consiglio la possibilità di votare un bilancio redatto da un organo terzo quale un commissario del ministero dell’Interno. Ma voglio ribadire che ci siamo trovati un consuntivo al 31 dicembre 2017 colpevolmente non approvato dall’amministrazione precedente».
Quanto alla circostanza che non ci sia univocità di vedute sulla dichiarazione del dissesto da parte della giunta e del ragioniere capo, Ciampi sposta il discorso sull’attesa che si pronunci l’organo di revisione contabile, «Non so se ci siano due posizioni diverse – dice -, perché non abbiamo ancora un parere dei revisori», quindi ribadisce le stesse parole già pronunciate al termine dell’ultima seduta consiliare: «Sono disposto a portare in aula il dissesto senza la relazione dei revisori solo qualora questa non arrivi entro la scadenza dei termini della diffida prefettizia. Ho ancora 15 giorni disponibili – insiste -, perché dovrei non consentire ai revisori contabili di usufruirne per esprimersi? Quando saranno scaduti i termini senza che si siano espressi, prenderò le mie determinazioni. Oggi quello che mi chiedo come sindaco eletto appena quattro mesi fa direttamente dai cittadini, perché ribadisco che la mia elezione è stata decisa dai cittadini e non dal Consiglio per cui, per effetto della riforma degli enti locali e in un certo modo e in senso buono, io non rispondo al Consiglio, ma ai cittadini, è il perché di una accelerazione della sfiducia – ripete -, prima del compimento dell’operazione verità sui conti che tanti consiglieri avevano professato di voler vedere realizzata».
«Non posso piegare le esigenze del dissesto a quelle della sfiducia – dichiara -. Siamo nei 20 giorni fissati dalla diffida del prefetto e non ve3do perché dovrei anticipare. Se i revisori avessero magari bisogno di 18 o 19 giorni per esaminare la documentazione, io dovrei portare in aula il dissesto in maniera non seria, privo di una relazione, per accontentare il fronte della sfiducia. Ma all’amministrazione interessa che la delibera di dissesto possa essere affrontata in aula con tutte le caratteristiche di serietà e consapevolezza, munita di tutti i pareri e le relazioni necessarie. Quindi, quella di anticipare la discussione sul dissesto mi sembra una richiesta assolutamente non ricevibile e lo stesso potrei dire io: ripresentate la mozione di sfiducia dopo il dissesto».
Riferendosi alla stabilizzazione dei precari storici del Comune, il sindaco dice che «è l’ultimo risultato portato a casa. Nonostante la fragilità politica determinata dall’esito del voto – aggiunge-, noi abbiamo provato in questi mesi ad attuare un cambiamento nei modi e nelle metodologie. Chiaramente – commenta -, pensare di cambiare dopo tre mesi e con un’anatra zoppa un sistema politico consolidatosi negli ultimi quarant’anni, nella patria del clientelismo nazionale e locale, mi sembra eccessivamente pretenzioso».
Sulle assunzioni bocciate in aula, rispetto alle quali il segretario generale Lissa avrebbe profilato il rischio di ricorsi e dunque la necessità di fare un passo indietro rispetto all’emendamento al consolidato votato in Consiglio, Ciampi riferisce che non si è confrontato con gli uffici: «È un fatto tecnico gestionale che affronteranno il segretario generale e l’assessore al Personale, ma mi interessa chiarire sotto il profilo politico che queste assunzioni che sono state strumentalizzate in maniera squallida dal Consiglio, perché si è parlato di svendite, rientrano, sulla base di mobilità obbligatoria e volontaria, nel piano del fabbisogno risalente a inizio anno quindi fatto dalla vecchia amministrazione. Per quanto riguarda la figura del dirigente, va detto che ci è stato indicato e non è stato scelto da noi. Si tratta di una mobilità obbligatoria ed è arrivato un solo nome dalla Regione Campania e un’amministrazione responsabile, a fronte di una situazione disastrosa con due soli dirigenti su otto, se escludiamo il segretario, si trova un nome disponibile. Sfido qualunque sindaco – conclude - a dire "non ne ho bisogno"»

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