«Non una modifica ma la revoca dell’ordinanza antismog, l’intervento del prefetto Tirone che so essere molto vicina ai bisogni dei cittadini, un cambio di passo perché non è possibile bloccare un’intera città perché non si è fatto prima quello che si doveva e poteva fare».

Luca Sparano responsabile per il commercio di Confesercenti fa l’elenco delle richieste degli esercenti che partecipano alla protesta contro la disposizione che «paralizza tutta la città di Avellino – dice - e non solo noi» dopo il «segnale forte» di ieri con i negozi lasciati al buio per sottolineare i disagi di chi opera nel settore. «Il problema viene da lontano e non si è mai affrontato in termini chiari – denuncia -. Noi non facciamo politica, ma io ho chiamato tre volte il sindaco dall’emissione dell’ordinanza e non ho avuto alcuna risposta, né sono stato richiamato e abbiamo documenti che risalgono al mese di agosto, nel tentativo di aprire un dialogo e trovare soluzioni. Poi in tarda serata si comunica sui social che stamattina, alla stessa ora di questa manifestazione di cui tutta la cittadinanza era a conoscenza, si sarebbe fatta una conferenza stampa per annunciare un cambio dell’ordinanza. Ma che modo di fare è questo?».
L’intenzione dei commercianti che quindi denunciano a gran voce anche l’assenza di rappresentanti del governo cittadino all’assemblea di stamattina è avere un confronto serio, per definire una soluzione che non sia la solita mannaia sul settore che penalizza e lascia a terra senza alternative: «Noi stiamo dimostrando la nostra insofferenza civilmente – continua Sparano -, però siamo stanchi perché i problemi che ci stanno creando hanno risvolti legali ed economici. Non ci interessa chi ha causato i 35 sforamenti, ma significano che chi di competenza non ha fatto nulla e chi ha subito danni dall’ordinanza? Noi commercianti. Per questo abbiamo dato mandato ai nostri legali di Confesercenti nazionale di verificare se ci sono le condizioni per una class action per i danni subiti e non ci accontentiamo dei 280 euro proposti o dati a commercianti come Renato D’Argenio che lavora da 30 anni e forse ha avuto danni per decine di migliaia di euro, per non dire di quelli di via Due Principati. L’elemosina non ci serve».

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A preoccupare gli esercenti avellinesi è in particolare il periodo dell’anno in cui gli effetti dell’ordinanza possono causare loro le perdite maggiori: «La settimana prossima sarà quella del Black Friday che per gli operatori del settore equivale a un mese di fatturato – commenta -, vedremo Avellino cosa sarà capace di produrre… Io ho negozi in provincia di Benevento e di Salerno e si lavora alla grande, ma ad Avellino ormai la provincia non viene più ed è questo il problema. Vogliamo l’annullamento dell’ordinanza – insiste –. Probabilmente ci sarà risposto che si rischia un avviso di garanzia, ma noi non ci fermiamo qui e, se la nostra richiesta non sarà accolta, faremo un’altra manifestazione davanti al Comune. I parcheggi nelle periferie li avevamo chiesti da agosto, perché non si è fatto nulla e se ne parla adesso? Eravamo e siamo disponibilissimi a parlare ma, se il sindaco avesse voluto farlo, oggi sarebbe qui a parlare con noi e avremmo discusso per trovare un’alternativa. Questo non succede perché in questo preciso momento il sindaco è impegnato a comunicare via social. Non possiamo aspettare che incontri gli altri sindaci. Il commercio è allo stremo».


Mentre Renato D’Argenio, in prima fila da anni nelle battaglie dei commercianti avellinesi fin dalla creazione del comitato che si opponeva all’apertura del cantiere del sottopasso, commenta che «il sindaco è abituato a non dare risposte e a farsi i selfie sugli autobus a piazza Macello e raccontare sciocchezze alla città», il presidente della Fit provinciale di Avellino Pietro Vietri invita a cercare «di trovare un’intesa con il sindaco perché, come accade nelle grandi città alcune ordinanze vengono emanate ad horas, secondo le condizioni del tempo e potremmo usufruire di questa possibilità. Incontriamoci anche con il comandante dei Vigili Urbani – dice - per esporre i nostri problemi ed evitiamo un muro contro muro».
La replica di Sparano è una dichiarazione di piena apertura: «Siamo disponibilissimi – afferma -, il sindaco ci chiami e noi ci sederemo al tavolo», tuttavia ripete: «Questa ordinanza va revocata. Noi ci assumiamo le nostre responsabilità nelle nostre attività – sottolinea -, loro sono responsabili della cosa pubblica. In caso di un no da parte dell’amministrazione assumeremo una iniziativa più forte».


L’ordinanza va modificata anche secondo il capogruppo consiliare di "La svolta inizia da te", Dino Preziosi, «perché non è possibile che le famiglie non possano nemmeno andare a prendere i figli a scuola». «Come ho sempre sostenuto anche con la giunta Foti, il problema delle Pm10 si risolve in maniera strutturale – aggiunge riprendendo un tema che è per lui una sorta di storico cavallo di battaglia -, integrando con il Piano Urbano Comunale un piano serio di mobilità che preveda la deviazione del traffico sulle strade con un peso specifico inferiore rispetto a quelle centrali, l’ampliamento della pedonalizzazione ma anche parcheggi "di scarico" in centro città, che fanno il bene dei commercianti, corsie preferenziali per i mezzi pubblici e soprattutto la modifica dei tempi della città. Non è possibile che asili, scuole, uffici e negozi aprano tutti alla stessa ora e differenziare gli orari significa anche decongestionare la città. Piaccia o meno – osserva -, Avellino è una città in cui il traffico arriva da fuori e ci sono ad esempio molte persone che lavorano a ore nelle abitazioni e non hanno certo auto Euro 5 o Euro 6».
In effetti le categorie penalizzate dall’ordinanza sono numerose: spaziano dai terapisti agli idraulici, dagli estetisti ai rappresentanti di commercio, senza dire dei commessi praticamente costretti a non ritirarsi a casa per una eventuale pausa pranzo, con una sola ora a disposizione che non coincide con gli orari di chiusura e riapertura dei negozi o con i turni di lavoro.
Ma Preziosi sottolinea anche altri aspetti: «Hanno una competenza amministrativa pari a zero e non tengono conto che basta una pioggia per abbattere le PM10, né del fatto che le polveri sottili prodotte dal traffico sulla variante, che per altro si intasa, sono volatili e si spostano fino a 60 km di distanza per cui ad Avellino centro ci arrivano lo stesso».
«Temono un avviso di garanzia – continua -, ma se si attuano delle misure io non me ne preoccuperei più di tanto e si può comunque limitare la circolazione ma in orarti diversi, ad esempio dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. Non però quando le persone escono per compere come per altri impegni e i parcheggi devono essere prossimi al centro, altrimenti non saranno utilizzati, oppure serviti da navette. Solo una mente distorta può chiudere al traffico veicolare e questo denota incompetenza sia sul piano della mobilitò sia su quello ambientale. Basta andare in rete per vedere come funziona in altre città, dove peraltro anche con 60 o 70 sforamenti non succede niente. Qui invece appena si arriva sotto la soglia si ha paura, ma chi ha paura – conclude - non può fare il sindaco di una città».


«Se fossi stato il sindaco mi sarei preso anche un avviso di garanzia a fronte della libertà del commercio cittadino che è completamente strozzato» è il commento di Massimo Passaro. «Peraltro, come gruppo di Cittadini in Movimento avevamo già proposto all’amministrazione Foti una soluzione – ricorda -, suggerendo di utilizzare come parcheggio lo spazio antistante lo stadio e navette non inquinanti per portare i cittadini sia alla Città Ospedaliera sia fino a piazza Kennedy, magari gratuitamente a fronte di un acquisto effettuato in centro città. Sarebbe stata una soluzione intelligente, si sarebbe decongestionato il traffico ma da due anni e mezzo a questa parte né Foti né questa amministrazione ci ha risposto».
Passaro è dunque critico anche sull’annuncio dell’assessore al Commercio Maura Sarno circa l’individuazione di aree da adibire alla sosta nella cinta cittadina e l’istituzione di navette: «Credo che sia una toppa dell’ultimo momento, perché già usciamo da una precedente ordinanza e conoscevano già gli sforamenti precedenti, perdipiù lo spazio antistante lo stadio è sempre libera tranne che nei giorni del mercato bisettimanale perciò si sarebbe dovuto trovare un’alternativa solo per il martedì e il sabato oppure anche immaginare di delocalizzare il mercato in un’altra area che forse sarebbe stata la soluzione più semplice. Credo – conclude - che arrivare a dire "stiamo ancora valutando" con una ordinanza di divieto della circolazione fino al 31 dicembre, sia un po’ un ritardo».


Molto deluso il capogruppo di Insieme protagonisti Gianluca Gaeta, che aveva interrogato in aula l’amministrazione proprio sull’ordinanza antismog, senza alcun risultato: «Sono amareggiato perché ricordo al sindaco e agli assessori che io sono qui a rappresentare la città e quando un consigliere presenta una interrogazione, sono obbligati a rispondere alla città. Ma farlo con un cenno della testa e un’alzata di spalle è stata una pagina vergognosa e non è da sindaco, non è da un’amministrazione che rappresenta il cambiamento che la città voleva. Devo dire che oggi mi aspettavo molta più gente, ma invito in particolare i consiglieri comunali tutti a muoverci perché non è possibile che davanti a un provvedimento ci si prende un caffè…». Gaeta contesta in sostanza un atteggiamento di leggerezza ma non risparmia un giudizio nemmeno sulla modalità social del governo Cinque Stelle: «Io sono al fianco di queste persone da stamattina e alle 7.30 sono anche andato all’ospedale, ma non ho portato con me il giornalista di turno, né mi sono fatto fotografare perché essere presente dove è necessario o muoversi con i mezzi pubblici non un fatto di pubblicità. La campagna elettorale è finita – dichiara -, rispondiamo con i fatti a questa città che voleva il cambiamento».
«Bisogna ritrovare gli stimoli per risolvere i problemi, perché oggi mi sembra che tutti vogliono fare ma nessuno fa e voglio dire che sono anche amareggiato per l’assenza dei consiglieri comunali – sottolinea -. Si fanno mozioni di sfiducia, si vuole mandare a casa un sindaco, poi però al fianco della gente non c’è nessuno. Invece – conclude - sono piccoli gesti che rappresentano tanto».

 

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