Il rendiconto 2017 redatto dal commissario nominato prefettizio Mario Tommasino passa con 13 voti favorevoli, 12 astensioni e il voto contrario della consigliera di "Si Può" Nadia Arace, ma il re è nudo, come si dice.

consiglio ciampi 03112018 aula

A puntare il dito durante i lavori consiliari è il capogruppo di "La svolta inizia da te", Dino Preziosi, che attraverso la presentazione di un emendamento fa emergere un errore nella delibera letta al Consiglio dall’assessore alle Finanze Gianluca Forgione così grossolano che avrebbe comportato lo scioglimento del Consiglio.
Non un salvataggio, quello di Preziosi, quanto la dimostrazione di una enorme imprecisione: «Nessuno si era accorto che la delibera conteneva un errore – spiega lo stesso consigliere a margine dei lavori - e mi sono permesso di presentare un emendamento, perché bisogna avere il coraggio di sfiduciare politicamente l’amministrazione, in aula e non sulla meschinità o la furbizia di portare un atto per cui, se fosse stato approvato in quel modo, il prefetto avrebbe sciolto il Consiglio comunale».
In sostanza, l’atto portato in aula dall’amministrazione è un atto imperfetto, in cui si prevede l’applicazione di una specifica norma (l’articolo 188 del Tuel che regola il disavanzo di amministrazione) senza contemplare in delibera la contestuale presentazione al Consiglio di un piano di rientro che la medesima legge circoscrive a un periodo che non deve superare la durata della consiliatura. In altre parole, Preziosi evidenzia che si è preso atto del "buco", ma non si è prevista la "toppa" che il Testo unico degli enti locali impone, pena lo scioglimento del Consiglio e, alla luce della delibera già approvata dall’esecutivo per proporre all’aula la dichiarazione di dissesto, suggerisce una modifica dell’atto in discussione facendovi riferimento in quanto portatrice della "toppa" individuata dall’amministrazione quale alternativa a un riequilibrio.

Del resto, Preziosi ritiene la situazione dei conti anche più nera di quanto non appaia e interroga direttamente su diverse questioni Alessandro Trusio, il presidente del collegio dei revisori tutti presenti in aula insieme al ragioniere capo. «Il problema di fondo, come emergerà se arriverà un commissario – spiega il consigliere -, è che il vero disavanzo non è di circa 36mln, ma molto più alto perché ci sono milioni di fatture liquidate e non pagare, perché si è fatto ricorso alla cassa vincolata e a quella straordinaria senza poi ricostituirle, perché il fondo contenzioso è molto basso rispetto alla mole del contenzioso reale, perché ci sono problemi anche rispetto ad altre poste di bilancio. Io ho l’impressione che il vero disavanzo superi i 60mln di euro e su questo posso anche sbagliarmi, ma anche se si trattasse solo dei 19mln più gli 16mln rilevati penso che non si riesce a riequilibrare nell’arco della consiliatura, come prevede l’articolo 188».

Al rientro in aula dopo una pausa di circa due ore, prima di presentare personalmente il testo dell’emendamento concordato con i capigruppo, l’assessore Forgione si limita a dire: «Avevo già dato atto che l'articolo 188 non era applicabile». Ma sulla possibilità di un ripiano, Preziosi chiama in causa anche il dirigente alle Finanze: «Se il ragioniere, che ha più contezza di me sul bilancio, ritiene che possa essere riequilibrato, venisse a dircelo». A inizio lavori Preziosi aveva già commentato: «Non mi sento tranquillo sui pareri che si danno in quest'ente, poiché prima ce n'è stato uno positivo al bilancio con 16mln di disavanzo, poi uno negativo alla revoca di quel bilancio, infine un altro positivo rispetto a un disavanzo di 35mln».
Non è però l’unico casus belli attorno alla figura di Gianluigi Marotta, la cui firma, riporta anche il sindaco, compare in calce alla delibera relativa al rendiconto.

Al centro di un acceso scambio di domande e risposte fra i banchi del Consiglio e quelli della giunta, in particolare però all’indirizzo del segretario generale, c’è infatti la questione relativa all’estensore della delibera letta all’aula da Forgione, che come afferma l’assessore riporterebbe la firma dell’ex segretario Riccardo Feola accanto alla sigla del ragioniere capo, ma non l’indicazione di un proponente politico.
«Il relatore stasera è l'assessore – tuona il consigliere Livio Petitto -. Noi ci siamo assunti una responsabilità per farvi andare avanti, prendetene atto e dimettetevi voi».
«Mi è stata data dal commissario» è la replica del presidente Ugo Maggio alle contestazioni del consigliere Nicola Giordano che gli chiede: «Verifichi chi ha scritto quella delibera, un atto illegittimo che portava allo scioglimento e dica ora se non è stato lei a portarla in aula. Se non siete responsabili, c'è qualcuno che sta lavorando allo sfascio in questa amministrazione e l'operazione verità va fatta anche negli uffici. Deve uscire fuori se qualcuno voleva piegare l'amministrazione alla sua volontà. Mi auguro che almeno la delibera del Natale riusciate a farla, se arriverete come si dice a mangiare il panettone, perché oggi si certifica non il rendiconto, ma la vostra incapacità complessiva – dice all’amministrazione - e dovreste dimettervi un attimo dopo il voto».
A fine Consiglio il sindaco Vincenzo Ciampi afferma invece, come accennato: «La delibera reca la firma del responsabile tecnico che ha messo il visto, che è il dirigente del Settore Finanze. In giunta non è passata nessuna delibera – prosegue - e il consuntivo di Tommasino è stato approvato dallo stesso commissario con i poteri sostitutivi della giunta. Forse avremmo dovuto controllare meglio, ma non possiamo non fidarci dei nostri dirigenti».
Sulla gravità di quanto accaduto non si pronuncia: «Non posso entrare in questo tipo di valutazioni. Quello che mi sento di dire alla città è che è oggi un giorno importante perché abbiamo un consuntivo approvato, con estremo ritardo per negligenza di chi ci ha preceduto perché andava approvato ad aprile». Né Ciampi mette in discussione il ruolo del suo assessore alle Finanze immaginandone la sostituzione: «Per il momento no – dice -, non è all’ordine del giorno».

Il consigliere Pd Ivo Capone sostiene però che «chi relaziona in aula ha responsabilità politica e non si possono nascondere dietro a un dirigente» e il capogruppo di "Mai più", Luca Cipriano, dichiara: «Ci aspettiamo il trasferimento ad horas del dirigente Marotta da parte del segretario generale su indicazione dell’amministrazione e del sindaco, dato che il sindaco ha individuato in Marotta la persona che materialmente ha redatto la delibera che stava inducendo l’intero Consiglio comunale in un errore procedurale non di poco conto. Il segretario prenda provvedimenti sul dirigente e il sindaco "dimissioni" l’assessore che non si è reso conto dell’errore clamoroso nella delibera che stava sottoponendo all’aula - continua -. La dimostrazione sta anche nel fatto che l’emendamento è stato presentato dallo stesso assessore, con una chiara manifestazione di errore, senza però nemmeno le scuse, ma con una superficiale protervia di cui continuiamo a prendere atto».

Ma anche rispetto all’intervento di Preziosi con il suo emendamento, Ciampi commenta: «Sono valutazioni politiche che non accolgo, a me interessa dotare la città di un rendiconto approvato. Il consigliere ha fatto il suo dovere. Se ne è accorto lui, poteva accorgersene un altro. Ho ringraziato tutto il Consiglio che ha votato, quindi anche Preziosi che ha proposto l’emendamento, anche se poi non ha votato il consuntivo» (il consigliere si astiene perché in dissenso con una aggiunta al suo emendamento in cui si cita il parere del dottor Vincenzo Cuzzola, incaricato quale consulente dal dirigente Marotta, di cui Preziosi sottolinea l’estraneità all’ente comunale, e commenta: "Dopo lo sconcio di stasera, non mi dimetto solo perché di qui a poco dovremo andare a casa",ndr.)

Il punto fondamentale per il primo cittadino, che lo ribadisce varie volte parlando con i giornalisti, è infatti solo l’adozione del rendiconto, mentre Cipriano replica: «Mi sembra di aver inteso che il sindaco si ascrive il merito di questo risultato, quindi penso sia in una fase di delirio di onnipotenza e non abbia compreso quello che è accaduto in circa sette ore di dibattito in aula, perciò ha perso anche un po’ di lucidità per cui un po’ di riposo potrebbe aiutarlo».
«Non c’è nulla per cui brindare – continua -. Hanno approvato il rendiconto perché tutti i gruppi con responsabilità hanno consentito che accadesse, altrimenti il Consiglio sarebbe già sciolto mentre rilasciamo queste dichiarazioni. Il sindaco deve smetterla di raccontare bugie, altrimenti le vele il prossimo giro le facciamo noi, dato che è l’unico linguaggio che comprende».
Anche secondo Nicola Giordano «il sindaco non ha chiari i dati, perché approva un emendamento con 14 astenuti. Di fatto, se non ci fosse stato un senso di responsabilità, l’emendamento non passava, la delibera del rendiconto come suggerito anche dal vicesindaco sarebbe andata in votazione e il sindaco non avrebbe nemmeno brindato con il panettone a Natale. Forse sta immaginando di brindare a Natale e che non arrivi la mozione di sfiducia, ma purtroppo questa vicenda è segnata – assicura -, la sua irresponsabilità è chiara e soprattutto è chiara l’incapacità di chi in questo momento legge semplicemente una delibera che ha in mano da diverso tempo, non la interpreta e successivamente in aula si rende conto dell’errore e mette una pezza a colore che deve essere ancora verificata dalla prefettura. C’è una volontà manifesta di questo gruppo dirigente di andare a casa a prescindere e la loro volontà è iniziare la campagna elettorale. Noi non gliela facciamo iniziare e diciamo alla città qual è la loro vera natura: persone irresponsabili, incapaci e soprattutto arroganti».
Il sindaco, da parte sua, tira dritto lungo il percorso avviato in giunta con la decisione del dissesto di cui sottolinea la natura tecnica: «Anche oggi è venuto fuori che sarebbe una scelta politica, ma smentisco nel modo più categorico una lettura di questo tipo perché il dissesto non può essere mai politico, ma si propone esclusivamente quando ricorrono precisi presupposti indicati dalla legge. Abbiamo rinvenuto nei conti i requisiti di cui all’articolo 244 del Tuel, quindi in coscienza e in libertà abbiamo ritenuto di fare la nostra scelta esclusivamente di natura tecnica – insiste -. Poi, il Consiglio nella sua sovranità dovrà scegliere, ma per noi la cosa più importante è stare a posto con la nostra coscienza e non potevano fare diversamente perché ci troviamo una situazione debitoria veramente gravissima, paghiamo i fornitori e gli stipendi con le anticipazioni, c’è un disavanzo di 36mln. La soluzione che abbiamo ritenuto utile per la città, assumendoci la responsabilità, è il dissesto».

Non così per l’aula, però, che malgrado l’approvazione del rendiconto evidenzia diverse contestazioni annunciate e non, che si traducono poi nel voto. Come già dichiarato dalla capogruppo Ines Fruncillo, il gruppo di Forza Italia chiede maggiori chiarimenti nello specifico «rispetto all'anticipazione di liquidità di cassa da parte della Cassa Depositi e Prestiti per 15mln di cui ad oggi risultano restituiti 1mln e 300mila, perché ci darebbero una condizione di ulteriore maggiore disavanzo». Poi i forzisti si astengono sull’emendamento come sul consuntivo.
Lo stesso fanno tutti i consiglieri di "Mai più" e quelli del gruppo "Avellino è Popolare", con Alberto Bilotta che denuncia l’assenza di politica e si dice convinto che «invece di valutare la strategia più giusta per creare il minor disagio per i cittadini» l’amministrazione voglia mettere un muro per ripartire daccapo» e Nello Pizza che dichiara: «Ho la sensazione che le scelte dell'amministrazione son state caratterizzate dall'ineluttabilità, quindi non ci ha messo niente di suo». Perplesso sul fatto che «il rendiconto non è accompagnato dal piano di riequilibrio perché si dà per scontata l'approvazione del dissesto» (che vedrebbe però contrari i due terzi del collegio dei revisori), Pizza chiede che sia predisposto un piano di rientro, per arginare «il rischio che qualcuno ne chieda conto».
Sul tema interviene anche Livio Petitto: «Non ci sto a questo gioco al massacro di dichiarare il dissesto solo perché bisogna presentarsi a primavera e invito a rivedere i pareri per verificare opportunamente se ci sono condizioni per riequilibrare il disavanzo di amministrazione». Stesso tono nelle parole della capogruppo Pd Enza Ambrosone: «Forgione ha detto che la proposta di dissesto andrà in Consiglio indipendentemente dal parere dei revisori. Se tanto mi dà tanto, potrà anche essere una strada, ma per come è stata presentata la deliberà sul dissesto è una delibera politica e non c'è proprio la volontà di farla la valutazione dell’esistenza delle condizioni, perché hanno già deciso che l'aula deve votare il dissesto. Il Pd non ha nessun timore che si faccia luce sui conti – aggiunge -, ma non accetta che venga utilizzata una scorciatoia per aprirsi la strada della campagna elettorale».

Ambrosone insorge inoltre sulla questione portata alla luce dall’emendamento di Preziosi: «Ieri abbiamo ricevuto risposte che non ammettevano approfondimenti e ci avete detto che la procedura era legittima. Ma se avevate dubbi perché non li ha consegnati alla conferenza dei capigruppo? Abbiamo rischiato molto, non è che il M5S voleva il commissariamento dell'ente a dispetto della disponibilità offerta per continuità amministrativa? Il dirigente è stato considerato alla stregua di un appestato, ridicolizzato perché ha chiesto una consulenza ma lui ha offerto la soluzione con il suo parere e con il lavoro che ha commissionato. A che gioco giocate? Ci volevate addossare la responsabilità e rischiamo di finire commissariati su una delibera? Non mi sorprenderebbe se qualche eminente sottosegretario vi chiedesse di dimettervi perché vi siete tagliati qualunque altra strada e siete costretti ad amministrare. Lei è il sindaco – dice a Ciampi -, non faccia il sindaco a dispetto della città».

 

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