Dietrofront, ritrattazioni, smentite, cambi di tono che dopo aver ispirato la definizione di «un sindaco bifronte» da parte del capogruppo di La svolta inizia da te, Dino Preziosi, hanno indotto il capogruppo di "Mai Più" a voler regalare al primo cittadino una copia de "Lo strano caso del Dr. Jakyll e Mr. Hyde", smentite e capovolgimenti di concetti che sembrano piuttosto un chiaro processo di alterazione della realtà, se oggi il riconteggio delle schede ai fini dell’assegnazione del premio di maggioranza è definito, naturalmente in un post del sindaco Vincenzo Ciampi su Facebook, «quasi da prassi» e poi giustificato in Aula dal primo cittadino come il frutto di una valutazione, ritenendo «opportuno affrontare tali tematiche dinanzi agli organi giuridici, essendo questi ultimi gli unici deputati a fornire, non solo a noi ma all’intera popolazione, ciò che il popolo ha realmente espresso con il proprio voto».

Una volta proclamati gli eletti e definiti gli schieramenti, a conclusione del lavoro della Commissione Elettorale, gli esiti del conteggio in effetti non vengono messi in discussione "d’ufficio" o "di prammatica", ma anzi occorre una richiesta formale, nello specifico un ricorso presentato al Tar, sicuramente non anonima e altrettanto certamente datata. E il ricorso, che esiste e non si può smentire, risale a due giorni prima che il sindaco Ciampi (a meno che non fosse un suo clone convinto peraltro di trovarsi in una realtà parallela) ne negasse la presentazione e si limitasse a dire ma a chiare lettere, ai microfoni del collega di IrpiniaTv Emanuele Marinelli, «non lo abbiamo depositato e reputo veramente remota la possibilità che venga depositato un decreto del genere, si è montato un caso su una ipotesi di studio». 
Le stesse dichiarazioni mostrate in maniera inedita all’Aula dal capogruppo di "Mai Più" Luca Cipriano, che sottrae alcuni minuti al proprio intervento facendo proiettare un video in cui si evidenzia come nel caso del ricorso, alla stessa stregua del caso dei 6x3, le parole del sindaco siano state contraddette dai fatti. La prima volta con le vele che hanno circolato per la città un’ora dopo che Ciampi aveva assicurato la conferenza dei capigruppo che non ci sarebbero state e, dunque, mentre lui parlava erano state commissionate e quanto meno in corso di stampa; la seconda volta con le firme dello stesso Vincenzo Ciampi, dei consiglieri Fabio D’Alessandro e Lorenzo Ridente e dei candidati non eletti del Movimento Cinque Stelle Carmela Carullo, Francesco Corbo, Alessandro D’Archi, Jean Pierina D’Argenio, Mara Fiore, Maria Antonietta Gimelli, Stefania Guarino, Vincenzo Spagnuolo e Cinzia Zeccardo, oltre a Donatella Buglione, Gianluca Forgione, Ferdinando Picariello e Rita Sciscio (poi nominati assessori da Ciampi) che figurano in calce all’atto datato 17 luglio, dopo aver dato mandato ai legali Rocco Felato e Francesco Corbo e sicuramente prima delle dichiarazioni rese dal sindaco davanti alla telecamera.

Naturalmente, sempre che l’auto del sindaco non sia una Delorian con tanto di flusso canalizzatore, nel quel caso… cosa vuoi che sia due giorni prima o dopo, se puoi andare avanti e indietro nel tempo quando vuoi?
Intanto, l’udienza per la discussione della causa è stata fissata il 10 agosto scorso dal presidente della Prima Sezione staccata del Tar di Salerno, Francesco Riccio, per il prossimo 3 ottobre ma c’è una spiegazione del sindaco, che comunque dal 10 agosto ad oggi non ha ritenuto di darne comunicazione al Consiglio e ha atteso la notifica giunta agli interessati (tutti i consiglieri comunali, il cui destino amministrativo è ovviamente legato all’esito del giudizio, ndr.) e poi il sollecito ufficiale ricevuto oggi nella conferenza dei capigruppo che si è riunita prima della seduta in seconda convocazione.
La spiegazione è questa, che si riporta integralmente così come registrata in audio in Aula, come si potrà verificare non appena sarà pubblicata nell’Albo Pretorio del Comune di Avellino la trascrizione ufficiale:

«Sono stato tacciato di menzogna, di non aver detto la verità subito. Allora in maniera molto breve dico quanto segue: io pubblicamente in data mi pare 17 o 18 luglio, ma comunque a metà di luglio, ho affermato che nessun ricorso avente ad oggetto la questione dell'anatra zoppa era stato depositato e di fatto questa era la realtà dei fatti. In quella data nessun ricorso era stato depositato.
Nello stesso periodo, non ricordo se lo stesso giorno, ho affermato che comunque noi insieme ai nostri legali stavamo valutando la possibilità di verificare un ricorso, un accertamento giudiziale per il riconteggio delle schede, quindi non parlavo di anatra zoppa.
A seguito di questa valutazione, al solo scopo di ottenere un risultato elettorale chiaro, trasparente e definitivo, si è ritenuto opportuno affrontare tali tematiche dinanzi agli organi giuridici, essendo questi ultimi gli unici deputati a fornire, non solo a noi ma all’intera popolazione, ciò che il popolo ha realmente espresso con il proprio voto.
Quindi lo scopo di questa operazione, lo scopo di questo ricorso è stato semplicemente quello di capire se tutto si è svolto secondo i crismi della legalità e correttezza delle leggi elettorali, quindi per rispondere unicamente a una esigenza di chiarezza e di trasparenza.
Quindi non vedo nessuna particolarità, nessuna novità, a memoria ricordo che quasi tutte le consultazioni elettorali sono state accompagnate successivamente da un accertamento giudiziale con il riconteggio dei voti, delle schede. Abbiamo ritenuto opportuno fare questo ricorso soltanto con questa finalità.
Ciò detto, è di tutta evidenza che il sottoscritto, e lo voglio dire con forza in quest’aula, non possa e non debba essere tacciato di menzogna, in quanto si ribadisce che il sottoscritto e chi ha firmato il ricorso hanno agito solo ed esclusivamente nell’interesse della legalità.
In quelle famose dichiarazioni pubbliche di metà luglio sono sicuro di aver espresso questa valutazione, fermo restando che poi la valutazione è proseguita nei giorni successivi fino a giungere alla determinazione della proposizione del ricorso».


Sarà. Ma in questa realtà, innegabile fino a prova contraria, il ricorso equivale a una decisa mossa in attacco, altrettanto chiara quanto le parole del sindaco, per scalzare in sostanza gli stessi consiglieri (o almeno una buona parte) a cui avrebbe poi chiesto e richiesto, in ogni breve pausa tra un attacco e l’altro, sostegno e collaborazione. Fino a stasera con l’effettivo ritiro delle linee programmatiche, verrebbe da dire in limine mortis (o anche, in parole più semplici, in zona Cesarini), mentre pare aleggiasse lo spettro di una mozione di sfiducia quasi cotta, per così dire, ma ritirata dal forno all’ultimo momento.
In questa realtà, innegabile fino a prova contraria, il ricorso presentato già prima di dichiarare il contrario si sostanzia in un ennesimo dietrofront, in una ennesima smentita che aggiunge un argomento in più ma non copre né annulla le precedenti smentite.
Smentite per non chiamarle "bugie", termine nuovamente respinto con decisione dal sindaco nella sua replica agli interventi dei consiglieri ancora sulla vicenda del ricorso al Tar, riportata come la precedente:

«È evidente io non sono un politico, come tutti i novizi pago un po’ qualche errore, qualche colpa, non lo metto in dubbio. Quello che però non posso accettare, come ho detto prima, è il fatto della menzogna e del bugiardo perché io, quando a metà luglio ho detto queste cose, così era la situazione, così erano le cose di cui avevo conoscenza e la data sotto al ricorso era una data di firma, da quello che mi hanno detto, e non era la data del ricorso.
Quindi, sicuramente, farò tesoro di queste considerazioni, di queste cose che mi avete detto. Però, nello stesso tempo, io non mi rivolgo mai in maniera fuori dai toni, né nei post e soprattutto in quest’aula nei confronti delle persone e soprattutto a livello personale. Però io vengo denominato poppante, incapace di parlare, in un’altra circostanza sono stato definito delinquente, bugiardo patologico, l’avvocato Pizza mi dice che mi dovrei scavare la fossa, ecologisti volontari. Va bene tutto, io non è che mi faccio scivolare le cose addosso. Un sindaco deve affrontare le critiche, deve dare la giusta importanza e deve cercare di migliorare, di fare tesoro e di sbagliare di meno.
Io non voglio citare Gesù Cristo, però sicuramente chi è senza peccato scagli la prima pietra. Faccio tesoro di questa situazione».


Sarà. Ma se il sindaco la mette così, chissà se erano al corrente del ricorso, per esempio, quelli tra i suoi assessori che non lo hanno neanche firmato. D’altra parte, tornando sul tema principale, se si chiedesse a un bambino se ha rubato la marmellata e questi rispondesse di no, ma poi il barattolo vuoto venisse fuori dalla scatola dei giochi, non sarebbe una bugia nuda e cruda? Ciampi, però in pubblico afferma una cosa che poi si rivela il contrario e minimizza gli inciampi, accampando scuse di cui comprenderebbe l’insensatezza persino il bambino della marmellata di cui sopra.
È il caso del copia e incolla integrale dell’introduzione alle linee programmatiche che ha fatto il giro d’Italia per una ragione eppure nel post odierno del sindaco si spiega come l’aver «condiviso l’introduzione, che consta al massimo di 10-15 righe, che ritenevo applicabile anche ad Avellino».
In Consiglio fa il bis e addirittura si supera, nell’intervento che segue, riportato integralmente anche questo:


«Finalmente ho la possibilità di parlare di queste linee programmatiche che sono diventate famose in tutta Italia sulla base di una notizia falsa. Sulle cronache nazionali si è parlato di linee programmatiche copiate da quelle di Verona, linee programmatiche 15 pagine che rispecchiano il mio programma elettorale. Quello che invece ho fatto è che ho condiviso un principio di carattere generale che è applicabile anche nella nostra città dal sindaco di Verona, cioè 10 righe.
Non posso, con tutto il rispetto che ho verso la stampa, non notare che battezzare 15 pagine come copiate, quando invece ho condiviso 10 righe di un principio generale… è come giudicare un libro di 500 pagine limitandosi a leggere solo l'introduzione. Ma non fa niente, non ci sono problemi.
Le linee programmatiche per me rappresentano un momento fondamentale e lo rappresentano in questo momento storico nel quale si è insediata una amministrazione che legittimamente per il risultato elettorale non ha conseguito una maggioranza consiliare.
Questo fatto nuovo, questo fatto raro ci richiede di dare un tot di creatività, cioè si deve cercare di escogitare, di trovare una soluzione che consenta a questa città di avere un governo nell’esclusivo interesse dei cittadini. Io so bene che le linee programmatiche sono l’indirizzo di governo dell’amministrazione e del sindaco, però in questo con testo ritengo che dovremmo cercare con la buona volontà di tutti di realizzare delle linee programmatiche, degli indirizzi di governo quanto più condivisi possibili.
Per rispondere alla consigliera Arace, noi non facciamo inciuci, al bar ci vado per prendere un caffè o un panino con le persone, anche consiglieri con i quali posso avere rapporti di amicizia e non mi nascondo nelle segrete stanze.
Quello che voglio dire è che su queste linee programmatiche sarebbe opportuno, se il Consiglio volesse, realizzare una convergenza. Vorrei che ognuno di voi potesse dare un contributo di idee, di progetto, potesse dare anche un contributo di priorità e di metodo perché la condivisione sia il più possibile effettiva.
Quindi, con una certa con una cosa che potrebbe essere anche anomala sul punto procedurale, per dare il mio contributo, per non avere rimorsi di coscienza verso i cittadini e verso il Consiglio di non aver fatto nulla per salvare questa consiliatura, io stasera ritiro le mie linee programmatiche con la speranza e l’auspicio di dare a tutto il Consiglio l’opportunità di dialogare, di confrontarci e di approntare delle linee programmatiche quanto più condivise possibili nelle sedi competenti, cioè nel Consiglio, nella conferenza dei capigruppo.
Quindi, nell’ottica di collaborazione, adesso, è stata invocata trasparenza, giochiamo a carte scoperte, vediamo chi c'è e chi non c'è.
Voglio giusto dire una parola sulla minaccia al Consiglio comunale: la minaccia è una cosa che non mi appartiene, ho estremo rispetto per quest'aula, per questa istituzione e per questi consiglieri. L’idea della minaccia non esiste. Ho detto semplicemente che io faccio un gesto, sto provando a fare questo gesto, sulle linee programmatiche, però arrivati ad un certo punto è giusto che ognuno si prenda le sue responsabilità. Consigliera Ambrosone, il mio invito a considerare la possibilità della mozione di sfiducia nei miei confronti non è assolutamente una minaccia, ma è una cosa che sta nell'ordine delle cose perché avendo voi la maggioranza 17 consiglieri ce li avete. Non è una minaccia, è una possibilità. Ma io mi auguro che questa possibilità ovviamente non si realizzi e che si possa andare avanti con una amministrazione, con un governo che sappia rispondere ai bisogni della città.
Quindi, conclusivamente ribadisco la mia volontà e di fatto ritiro le linee programmatici, rendendoci disponibili a discutere con tutti, su idee progetti modalità e priorità da affrontare nella nostra città».


Perdonate una parentesi, da parte di chi è particolarmente interessato nella vicenda, avendola sollevata prima che dalle cronache locali passasse a quelle nazionali. Sindaco, la notizia sulla base della quale le sue linee programmatiche sono «diventate famose in tutta Italia», quella pubblicata da questa testata (CLICCA SULL'IMMAGINE IN BASSO) per intenderci, e che lei definisce una «notizia falsa», falsa non lo è per niente. Si tratta di fatti veri, verificati e incontrovertibili, non commenti, elucubrazioni intellettualoidi, osservazioni di natura pseudopolitica. È una notizia documentata, con tanto di link al sito istituzionale del Comune di Verona (per cui bastava quello e non era nemmeno necessario cercare altre due conferme, come insegna il giornalismo anglosassone) non al giornale della parrocchia di Sagliena (paese inesistente dove "la bersagliera" alimentava le fantasie dell’insuperabile Carotenuto cavalier Antonio di Vittorio De Sica). È una notizia precisa, perché si dice esplicitamente che la parte copiata è solo quella relativa all’introduzione, si confrontano le due versioni e si riportano le parole da lei modificate.
Perciò, dico io solo quattro parole a lei: è una notizia corretta. Ovviamente, se lei è convinto, almeno in questo caso, di quanto ha detto, ci aspettiamo una querela.

Linee programmatiche ciampi copia


Ora, tornando all’aspetto politico della vicenda, a parte l’inopportunità appunto politica di condividere idee portate avanti da una forza concorrente (sarebbe stato invece comprensibile copiare da qualsiasi altro amministratore 5S e giustificarsi dicendo che quelle sono le idee su cui il movimento fonda i suoi programmi), che ancora il sindaco si ostina a non capire o far finta di non capire, è inconcepibile che chi voglia amministrare abbia la sfacciataggine (è forse altro?) di perseverare nel cercare di far passare per accettabile una pratica inammissibile e pure piuttosto diseducativa, che nasconde nel caso specifico una mancanza assoluta di idee. Perché copiare, infatti, se ho pensieri miei da esprimere?
Verosimilmente, appunto, questa amministrazione non ne ha. Ed è grave. Perché è da un pensiero, da principi e valori autentici che derivano le iniziative che un governo intende realizzare. Molto più grave del regolamento per la gestione dell’ex Eliseo scopiazzato dalla passata amministrazione, la cui colpa politica era aver impiegato il minimo sforzo (cercare in rete un documento qualunque e poi premere Ctrl C - Ctrl V) senza tenere in alcun conto il dibattito vivace e anche produttivo risalente alla tre giorni di Stati Generali per l’Eliseo in cui non a caso diversi ospiti provenienti da varie parti d’Italia avevano testimoniato sugli effetti dell’attuazione del modello di gestione partecipata, fornendo indicazioni e dando consigli e il confronto fu utile proprio a buttare giù una bozza che tale è rimasta finora. Per il resto, va detto, un regolamento è un atto burocratico; ben altra cosa rispetto a una idea di città da realizzare e di una comunità da ricostruire.
Senza dire che la città andrebbe governata da chi fosse consapevole del ruolo guida, dunque capace di svestire i panni da eterno oppositore e lavorare nel concreto con le proprie mani. Non, però, per prendere sacchi e palette e ripulire una qualsiasi area verde per i cinque minuti sufficienti a scattare qualche foto da far girare in rete, quando il ruolo del sindaco rende invece possibile alzare un telefono, contattare l’ufficio preposto e disporre gli interventi necessari a effettuare la dovuta manutenzione. (Ma poi, non doveva esserci un consigliere delegato al quotidiano per controllare ogni buca e ogni cartaccia abbandonata? Deve aver fatto la stessa fine della super consulente alle partecipate: addirittura presentata ai cittadini e poi smentita nei fatti).
Questo fa un sindaco: dispone. E indirizza. Certo non impegna il proprio tempo a infilare una dietro l’altra giustificazioni che non reggono e pezze a colore dell’ultimo minuto solo per ripetere per l’ennesima volta, come niente fosse, il ritornello «Voglio amministrare la città con la collaborazione di tutti». Ciampi lo ha rifatto anche oggi, poche ore prima della seduta consiliare e azzardando ancora una volta, come se niente fosse: «Confido si possa partire già dalla condivisione delle linee programmatiche». Si è detto pure «disponibile a ritirarle per riscriverle con coloro che lo vorranno e dare luogo, così, ad indirizzi di governo effettivamente partecipati e condivisi, in piena trasparenza», dopo aver deliberatamente esacerbato gli animi di quelli a cui l’appello è rivolto, oltre tutto per fare il gioco di chi detta le istruzioni sottotraccia ed espone al giudizio della pubblica opinione il (povero) sindaco a cui (è sicuro) domani toccherà ricominciare daccapo questa assurda tarantella.
La disponibilità, comunque, è poi diventata proposta ufficiale in Consiglio, cosa che, per adesso, ha generato la netta presa di posizione dei capigruppo di Si Può e La svolta inizia da te, che hanno abbandonato l’Aula e non intendono fornire alcun contributo.

GALLERIA FOTOGRAFICA (CLICCA SULL'IMMAGINE)

LE REAZIONI
Nadia Arace afferma che «il gesto del sindaco ha un peso politico che rende inutile il prosieguo dei lavori per ragioni tecniche, perché con il ritiro degli indirizzi non si cristallizzano maggioranza e opposizione, non si può procedere alla nomina delle commissioni, non si può procedere ad approvare i criteri di nomina degli enti».
La data del prossimo Consiglio chiamato ad approvare le linee programmatiche sarà stabilita in una conferenza dei capigruppo convocata per lunedì prossimo, quando i gruppi sottoporranno anche le rispettive proposte al sindaco. Ma Arace sottolinea che «adesso il sindaco si è assunto la responsabilità di aver bloccato l’attività amministrativa e c’è un elemento di valutazione, che ho evidenziato anche nel mio intervento, che è il segno di debolezza di chi si confronta con i numeri che oggettivamente non ha. Il post di oggi aveva inoltre già un suo senso, quindi c’era una premeditazione, di riaprire un mercato per un disperato accordo. Dobbiamo invece essere seri, perché dopo tre mesi dal voto la città è ancora senza un governo, senza un mandato chiaro da dare al sindaco. Noi non parteciperemo a dare le linee perché il contributo si dà in aula e il sindaco deve imparare a rispettare le istituzioni e i passaggi democratici. Il vero tema lo abbiamo detto a inizio Consiglio, è la doppiezza di questo sindaco che oggi dice una cosa, domani ne fa un’altra e poi un’altra ancora. Così si continua a prendere in giro la città e non governare perché di fatto dimostrano di non voler governare. Il documento sugli indirizzi programmatici, intanto un documento scritto per Avellino che sarebbe il minimo sindacale, poteva essere un’occasione per aprire una fase che ci avrebbe consentito di lavorare. Noi, come abbiamo sempre fatto in passato, daremo contributi in Aula. Io non mi fido e non mi affido a chi ha detto tutto e il contrario di tutto – conclude - Come si passa dalla possibile mozione di sfiducia all’accordo sul programma, bisognerebbe chiederlo ai consiglieri comunali che il sindaco incontra, ogni sera, nei pub o nei bar».

Dino Preziosi dichiara invece di sentirsi «offeso per la città. Dopo tre mesi dalle elezioni, il sindaco ritira le linee programmatiche senza alcun motivo, quando noi anche nei precedenti Consigli gli avevamo detto di venire in Aula e, alla luce del sole, fare un programma condiviso per la città e stabilire i tempi per l’attuazione, ma non lo ha mai voluto fare. Oggi evidentemente – continua Preziosi – vedendo che il Consiglio aveva presentato una mozione iniziale sul suo ultimo post, si è reso conto che le cose andavano male e ha ritirato gli indirizzi. Ma un Sindaco che ritira le linee programmatiche sfiducia se stesso. Non sono convinto che entro lunedì i gruppi gli porteranno le linee programmatiche. Lo avevamo fatto in precedenza e poi in due Consigli e una conferenza dei capigruppo le aveva rigettate, non penso che lo rifaranno».

Sferzante anche l’intervento in Aula sul ricorso al Tar del capogruppo dei Popolari Nello Pizza che ammette: «Il sindaco Ciampi riesce sempre a sorprendermi e anche da ieri a oggi è riuscito a tirare fuori una nuova sorpresa dal suo cilindro. Nessuno può condannare la proposizione di un ricorso per il rispetto di una norma, anzi, faccio l’avvocato. Ma attiene alla correttezza dei rapporti fra consiglieri, fra persone che vivono una esperienza comune in quest’aula e la correttezza vorrebbe che si avvisassero i colleghi. Non è giusto che il sindaco venga a dircelo oggi, il giorno dopo che ci è arrivata la notifica. Questo è la prova che Lei non dice la verità quando è in Consiglio comunale, quando viene in capigruppo. In qualunque contesto noi ci troviamo, Lei riesce a mentire a noi consiglieri e anche alla città ed è una cosa che offende chi ricopre questo ruolo. Lei riesce non a dire una cosa e farne un’altra, ma a fare due cose una contraria all'altra – ha continuato -, ed è una capacità superiore solo a quella di assorbire tutte le critiche rimantenendo imperturbabile, perché si becca gli improperi e i rimproveri da tutta Italia e io al suo posto mi sarei scavato una buca e mi sarei nascosto. La vera sintesi della sua amministrazione oggi è scritta nel decreto di fissazione del ricorso che lei ci ha notificato, dove il presidente del Tribunale Amministrativo ha scritto "Ciampi contro Comune di Avellino". È significativo».

Ricorso Tar Ciampi fime

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