A tre giorni dalla presentazione delle liste è il diritto alla salute e a una ambiente pulito l’argomento su cui si confrontano faccia a faccia i candidati a sindaco della città di Avellino Nadia Arace, Vincenzo Ciampi, Luca Cipriano, Sabino Morano, Massimo Passaro, Nello Pizza e Dino Preziosi. Quasi tutti (manca solo Giuliano Bello di Casapound) hanno infatti risposto all’appello lanciato da 15 associazioni a inizio maggio (leggi qui) a sottoscrivere ancor prima del voto un impegno chiaro per migliorare le condizioni ambientali della città e dell’area circostante.

Sei, per la precisione, i punti su cui ARCI – Coordinamento provinciale Avellino, Calendula, Enterprise, Info Irpinia, ISDE Associazione Medici per l’Ambiente - Avellino, Laudato si’, Legambiente Valle Solofrana, LIBERA – Coordinamento provinciale Avellino, Lotta per la Vita, MoviMentiLocali di Tufo, Salviamo la Valle del Sabato, TerritoRealmente e Il Brigante pongono domande esplicite e alle quali i candidati hanno fornito altrettante risposte all’insegna dell’idea "Pensiamo alla salute!". Non tutte, è facile presumere, secondo le aspettative delle associazioni che soprattutto sullo Stir di Pianodardine avrebbero auspicato una posizione univoca da parte di quanti competeranno per le prossime settimane per la conquista della fascia tricolore del capoluogo.
Oltre alla conclusione della bonifica totale del sito dell’ex Isochimica per restituirlo alla cittadinanza entro il 2021; alla riduzione del numero di sforamenti annui delle polveri sottili da riportare al di sotto del limite massimo dei 35 previsti dalla normativa e all’attuazione di un monitoraggio ambientale di aria, acqua e suolo più costante entro il 2020; alla crescita e diffusione della mobilità dolce e del verde urbano (incrementando in particolare le piste ciclabili in visione del superamento di 7,53metri ogni 100 abitanti; le isole pedonali in visione del superamento di 0.40mq per abitante e il verde in visione del superamento di 18 alberi per ogni 100 abitanti); alla tutela della natura pubblica della gestione dell’acqua come dell’Alto Calore, le associazioni sollecitano fin d’ora il futuro sindaco a impegnarsi «con una delibera formale» circa la delocalizzazione dell’impianto per il trattamento dei rifiuti attivo nella valle del Sabato e la bonifica dell’area che su cui sorge entro il 2023. Tuttavia, non tutti i candidati hanno accolto appieno questa richiesta.

Pizza Cipriano Morano Arace Preziosi Ciampi 2
Sulla questione simbolo delle attività intraprese da numerosi comitati e singoli residenti della zona, il candidato del Movimento Cinque Stelle Vincenzo Ciampi si dice «non convinto che una delibera formale risolva il problema, perché la partita non se la può giocare solo il Comune di Avellino. Siccome veniamo spesso accusati di populismo, voglio sottrarmi a questa accusa e dico che ritengo intellettualmente onesto ed equilibrato aprire un tavolo con gli enti interessati, inclusa la Regione. Dovendo rispondere dal punto di vita personale è chiaro che sono d'accordo, ma poiché dobbiamo rendere effettivi i referendum – aggiunge -, su questa materia mi confronterei con i cittadini, attraverso un referendum pubblico».
«A febbraio 2017 come Consiglio comunale demmo un indirizzo preciso all’amministrazione votando all'unanimità una mozione per la delocalizzazione dello Stir, ma è stato completamente disatteso», afferma poi il candidato di "La svolta inizia da te" Dino Preziosi, che tuttavia concorda con Ciampi sul fatto che «non è un problema che può interessare solo Avellino, anche perché riguarda soprattutto l'Ato e poi le amministrazioni dei comuni coinvolti. Ricordo però che il Cnr fece uno studio e disse che la valle non era appropriata, perché c’erano agenti inquinanti che ristagnavano e quindi il sovraccarico ambientale della zona è un aspetto serio, che va tenuto in considerazione».
Alle determinazioni già assunte in passato dall’assemblea cittadina sull’argomento torna anche la candidata di "Si Può" Nadia Arace, che con l’omonimo gruppo consiliare è stata diretta promotrice di due successivi ordini del giorno, «uno bocciato – ricorda - e uno approvato all'unanimità». Arace accenna anche al «piano rifiuti che ha assegnato allo Stir 36mila tonnellate di umido in più da smaltire» e fa riferimento più in generale alla «logica nazionale dello Sblocca Italia che sta aggredendo le risorse naturali, dall’acqua al suolo allo smaltimento dei rifiuti» e precisa: «Penso che un ente debba opporsi per ristabilire il diritto costituzionale alla salute, che viene prima di qualsiasi altra valutazione, anche di natura economica».
Il candidato del centrodestra Sabino Morano richiama poi la propria contraria all'ampliamento dello Stir e sostiene la necessità di «un tavolo permanente con le amministrazioni interessate e con la popolazione della valle del Sabato, che è stata vittima in questi anni della situazione ambientale della zona».
«Credo che sullo Stir sia complesso immaginare una delocalizzazione – dichiara il candidato di "Mai Più" Luca Cipriano -, ma sia più fattibile contenere quello che di negativo l’impianto rilascia sul territorio. È possibile – domanda - che non ci sono metodi di contenimento anche degli odori sgradevoli che si sprigionano?». Definendo «schizofrenica» la «delibera del Comune, che prima dice no all'ampliamento, poi lascia dei margini e ora si ipotizza anche il trattamento dei RAEE a Pianodardine», Cipriano ribadisce: «Non credo sia corretto dire delocalizziamo, ma è più serio assumere un impegno a ridurre l’impatto di quello che è già un mostro fuori controllo».

Candelmo Mazza Comitati 2
«Anch'io non mi sento di prendere un impegno sullo Stir», è il punto di vista del candidato del centrosinistra Nello Pizza, convinto che «prima di delocalizzare lo Stir va potenziata e portata al massimo la differenziata, in modo da ridurre la quantità di materiali che arrivano in discarica, anche perché smaltire costa tanto».
Infine, il candidato de "I cittadini in movimento" Massimo Passaro, sostiene che «non sia possibile delocalizzare lo Stir, ma andrebbe messo in piedi un tavolo di studio. Ho sempre questa idea di approfondire i temi – aggiunge -, perché fin quando non conosciamo le questioni, non le possiamo risolvere e avremmo lo stesso problema altrove, se spostiamo lo Stir. Piuttosto, andrebbero spostate le ecoballe e servirebbe anche una educazione allo smaltimento dei rifiuti che coinvolga anche i più piccoli».
Più univoche le posizioni sugli altri impegni sollecitati dalle associazioni, a partire dall’ex Isochimica. «Bonificare e restituire l’area dell’Isochimica ai cittadini è indispensabile, anche perché c'è un sequestro in atto – dice Nello Pizza -, e io immagino possa diventare qualcosa di diverso da un'area industriale, anche a perenne ricordo di chi ha perso la vita a causa dell’amianto. Anche la questione delle PM10 determina un reato, per cui è doveroso intervenire come lo è organizzare un monitoraggio attento per avere i valori reali di inquinamento dell’aria. Solo così si può predisporre un piano ed evitare interventi estemporanei ed emergenziali che finiscono per danneggiare la vita dei cittadini». «Senza se e senza ma», infine, la sua sottoscrizione degli impegni relativi alla mobilità dolce e al verde e alla gestione pubblica dell’acqua.
Luca Cipriano concorda sulla necessità di portare avanti la bonifica del sito inquinato a Borgo Ferrovia, ma ritiene «utile che la prossima amministrazione assegni una delega specifica su questo, perché sappiamo quanti intoppi burocratici possono esserci lungo il cammino. Per quanto riguarda il riutilizzo del sito, mi piacerebbe che arrivassero anche lavoro e occupazione, perciò abbiamo proposto un distretto del biomedicale, come a Mirandola. Bisogna poi superare la contraddizione per cui a Napoli si registrano meno sforamenti di Pm10 che ad Avellino e occorrono misure di lungo periodo: non bastano le domeniche ecologiche per evitare un avviso di garanzia. Circa il monitoraggio, ricordo che abbiamo un commissario dell'Arpac che è un avellinese, sarebbe auspicabile un rapporto più stretto con l’agenzia su queste tematiche».

Passaro Rosa De Padua 1
«La mobilità dolce e il verde sono punti fondanti di una diversa Avellino che io e il mio gruppo civico immaginiamo, a partire da cose semplici – aggiunge -. Come una ciclopista cittadina da Valle a Santo Spirito, che è fattibile. C'è poi il tema del parco del Fenestrelle, mai realizzato perché enorme e non è gestibile come lo immaginò Di Nunno: noi proponiamo di salvare quella grande idea, ma di essere pragmatici e restringere all'alveo del fiume una ipotesi di ciclovia, nella zona che anche se privata non può essere costruita. Siamo, inoltre, per la pedonalizzazione e ne abbiamo proposto da tempo una estensione al centro storico, fin davanti al Duomo». «Sulla natura pubblica della gestione dell'acqua dico che mi piacerebbe tutelare la dignità delle persone, prima ancora che dei dipendenti per noi avellinesi perché è assurdo che ci venga tolta l'acqua – dice -. Meglio non fare un danno erariale, come i 12mln di euro contestati in questo giorni, e non rendere quell'ente un luogo in cui fare politica, poi sono gli esperti a dire quali sono le strade migliori per la gestione».
Come Passaro per la vicenda dello Stir, Sabino Morano ipotizza la creazione di «un gruppo di lavoro» per l'ex Isochimica mentre sull’inquinamento sostiene che c’è «una situazione attuale che è figlia di un impianto sbagliato della città. Serve una razionalizzazione della mobilità cittadina e della capacità di viabilità e parcheggio che è alla base di una città che funziona, perché pedonalizzazioni fatte male non contribuiscono ad aiutare, ma peggiorano e oltre a creare disagio generano ingorghi più seri in altre zone della città».
La ricetta di Morano per promuovere la mobilità dolce è dunque «un piano integrato che preveda la razionalizzazione di quella privata e il miglioramento di quella pubblica, ma senza innamorarsi di alcune idee, anche perché la morfologia della città non è quella dell'Emilia, penso però anche alle colonnine per la ricarica delle biciclette elettriche e al noleggio».
«Siamo per la gestione pubblica – aggiunge passando al tema dell’acqua – e per la tutela dei livelli occupazionali, ma anche per un approccio di trasparenza per rendere finalmente chiara e pubblica la situazione. Abbiamo assistito a una serie di accuse, ma è mancata la volontà di affrontare il problema e rispetto a una ipotesi di concordato, c'è il problema della condizione debitoria che riguarda anche il Comune di Avellino. Quindi occorre cautela, ma la questione va affrontata una volta per tutte».
«Sottoscrivo in toto l'appello semplicemente perché ripropone un pezzo della strada fatta in Consiglio, spesso accanto ai comitati che si sono distinti sui temi ambientali per impegno civico e democratico – dichiara poi Nadia Arace -. E tra gli atti che abbiamo portato in aula, c'era l'apertura di un capitolo di bilancio per l’acquisizione del sito e il riutilizzo sostenibile dell’ex Isochimica, oltre che per un monitoraggio dei residenti e accanto a questo un progetto di nuova destinazione del sito gestito con il quartiere, che fosse anche una forma di ristoro per la popolazione residente». Sulla riduzione delle PM10, Arace ricorda che «l’investimento sulla mobilità pubblica è competenza regionale e di fronte a una Regione che attraverso i tagli isola i territori, il mio impegno – afferma - è contrastare in maniera paritaria ogni decisione del genere, perché in Regione non si va con il cappello in mano, ma sfidando chi ci sta di fronte». A livello locale, la candidata rinvia, invece, anche all’Area Vasta un ruolo guida riguardo all’avvio di un monitoraggio permanente.

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Come per la gestione dei rifiuti, Arace imputa allo Sblocca Italia il fatto che «qualcosa è cambiato, nonostante la gestione pubblica dell’acqua sia un principio referendario. Siamo di fronte a operazioni classiche di sabotaggio del pubblico - commenta -, ma il sindaco di Avellino non esprime solo una quota dell’Alto Calore, esercita anche il controllo e questo è dirimente. Noi, comunque, avevamo proposto di sperimentare l’azienda speciale consortile, come ABC a Napoli». Rispetto alla mobilità, la sua proposta è «rilanciare il parco urbano come parco regionale, perché un corridoio ecologico può essere una risposta identitaria che fa parte di una potenzialità inattuata che noi vogliamo recuperare».
«Non si può pensare all'Isochimica e non aprire un capitolo di spesa per la bonifica, per questo ci siamo battuti in aula – afferma anche Dino Preziosi -, poi arrivati sono arrivati i fondi. Ora il problema va analizzato e valutato con il quartiere, nell’ottica di una progettazione partecipata. Per gli sforamenti di PM10 le misure tampone non servono a niente – continua -, ma occorrono interventi strutturali, anche perché di mobilità non si è mai capito niente. Occorre un piano urbano di mobilità – dice - inserito nel piano comunale e con la previsione di infrastrutture per la mobilità dolce».
«Senza un piano urbano – insiste - non si va da nessuna parte ma con la rigenerazione urbanistica si può cedere alla città altro verde. Quanto alla gestione idrica, a parte il referendum, c'è una legge dello Stato che tutela l'acqua pubblica e abbiamo, inoltre, già proposto in Consiglio un concordato per diluire nel tempo la debitoria di Alto Calore, che per una gestione di clientele in quell'ente oggi rasenta i 130mln di debiti, in capo al Comune di Avellino per il 10.70%, vale a dire 13mln e 700mila euro che significano il default dell’ente comunale. Per la gestione, però, è ipotizzabile anche una forma mista a maggioranza pubblica, in modo da esercitare un controllo sul privato».
Sulla questione dell’ex Isochimica, Vincenzo Ciampi sostiene che sia innanzitutto necessaria «una operazione di memoria e di verità», che «chi ha avuto la responsabilità deve parlare con le carte alla mano e dirci perché a distanza di tanti anni siamo ancora a questo punto». Poi, si dice favorevole ad assumere gli impegni proposti dalle associazioni e d’accordo su un percorso partecipato per immaginare il futuro utilizzo del sito, come è «d’accordo sulla necessità di interventi strutturali per contenere l’inquinamento dell’aria» e ricorda che un punto fondamentale dell’iniziativa dei 5 Stelle "Stop biocidio" era proprio il monitoraggio ambientale.
«Un piano organico della mobilità è scontato per noi che siamo per lo sharing e la mobilità sostenibile – aggiunge -. Sull’acqua, invece, mi fa specie dover ripetere un concetto come la pubblicità della gestione dell'acqua, dopo che si è pronunciato un referendum, mentre ribadisco che si devono salvaguardare i livelli occupazionali, perché onesti lavoratori non devono pagare la cattiva gestione e lo strumento che potrebbe fare al caso dell'Alto Calore è, come abbiamo già detto in altre circostanze, il concordato preventivo adottato dal M5S ad esempio a Livorno».
Massimo Passaro ritiene che «chi governa deve avere quale punto prioritario la bonifica dell’ex Isochimica, ma anche il ripristino del castello e altre questioni di natura ambientale» e sottolinea l’esigenza di effettuare «monitoraggi incrociati per le PM10, in modo da tener conto del traffico veicolare, ma anche degli impianti di riscaldamento, delle emissioni industriali e degli abbruciamenti, che sono un annoso problema». «L’acqua è pubblica, non c'è dubbio – conclude -, ma il problema delle condotte colabrodo va risolto».

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