«Purtroppo, sono costretto ancora una volta a rispondere ad accuse e veleni perché questo sindaco, ossessionato dalla mia persona, non si rassegna a cedere il passo e avere un atteggiamento da persona matura e adulta. Ieri è stato un Consiglio comunale umiliante, da voltastomaco e non solo per me e i componenti del consiglio di amministrazione che sono voluti venire ad assistere, ma lo è stato per le maestranze, che hanno dovuto sopportare ancora una ennesima sceneggiata chiusasi per fortuna almeno con un voto a loro favorevole, e lo è stato soprattutto per la città di Avellino».


L’ex presidente del Cda del Teatro Carlo Gesualdo, Luca Cipriano, convoca la stampa davanti all’ingresso del Massimo cittadino, "armato" del piano di estinzione delle passività approvato ieri in aula e della perizia affidata agli esperti della PricewaterhouseCoopers, per rispondere punto per punto alle accuse ricevute ieri in aula (leggi qui).

Alle mie spalle l’unica verità: la porta chiusa del teatro. Foti e il Pd hanno fatto fallire l’unico teatro in Italia con 1mln di euro di utile
«Alle mie spalle c'è l'unica verità, una storia che dura da oltre 2 anni, cioè che la porta di questo teatro è chiusa. Il sindaco si tranquillizzasse adesso che torna a casa a fare il pensionato, a parte che immagino dovrà combattere nei prossimi anni con i suoi 10 avvisi di garanzia e con lunghi appuntamenti a Palazzo di Città e salirà spesso le scale del tribunale. Vedremo alla fine che avrà avuto ragione.
Il teatro Gesualdo è chiuso da quando il consiglio di amministrazione si è dimesso e, se ieri sera si avesse avuto almeno l'umiltà di partire raccontando i fatti in maniera un po' più serena, non saremmo costretti ancora una volta, mio malgrado, a essere qui oggi a chiarire alcuni passaggi.
Da un Consiglio comunale così autorevole, da cotanta personalità che abbiamo in quell'aula, dai grandi i presidi, dalle grandi "signorine nessuno" che non hanno un lavoro e siedono in quella aula e dallo stesso sindaco che ha avuto una carriera specchiata e cristallina, come è noto, dirigendo grandi aziende per meriti professionali, da questa pletora di grandi professionisti mi sarei aspettato un po' di onestà.
L'unico dato che in 5 ore il Consiglio comunale di ieri, andato in scena dalle 5 del pomeriggio alle 10 di sera, non ha detto, l'unica parola che il sindaco non è riuscito a pronunciare ad alta voce, al di là di una serie di bugie e falsità, è quella che lo stesso Consiglio comunale ha scritto nella delibera di ieri, perché i signori consiglieri comunali hanno votato la liquidazione del teatro Carlo Gesualdo con 1mln e 780mila euro di crediti, di soldi che questo edificio alle mie spalle, cioè adesso il comune di Avellino, avanza.
Quindi, ieri sera si è fatto fallire l'unico teatro in Italia con 1mln e 800mila euro di utile. Mi sarei aspettato un minimo di verità su questo, perché il documento che ho tra le mani non è quello di Luca Cipriano, non è quello compilato da me e che però guarda caso coincide con quello che ho sempre detto: è quello votato ieri dall'aula e in cui si dice che ci sono da pagare più o meno 700 o 800mila euro di debiti, ma c'è 1mln e 700mila di crediti.
Se il sindaco Foti sa ancora fare le addizioni e le sottrazioni, cosa di cui dubito fortemente, la somma dei debiti e dei crediti dice che questo teatro è stato fatto fallire con 1mln di utili. Fa bene quindi il sindaco a dire di aver studiato i casi di 95 teatri italiani, farebbe bene però a dire che forse dei 95 teatri italiani questo è l'unico fatto fallire portando nelle casse dell'amministrazione 1mln di utile.
Questo secondo me è un punto dirimente, perché sulla vicenda del Carlo Gesualdo per anni si è detto che c'era il buco, un profondo rosso di debiti e una gestione che ha portato tutto gambe all'aria, che quasi i soldi si spendevano come se fossimo nella "salsamenteria" e mi fermo qua. Invece, il documento che questi signori ieri votano certifica che c'è un milione di euro di soldi che sono avanzati dalla mia gestione, questo però ieri nessuno ha avuto l'onestà intellettuale di dirlo. Quando parlo di onestà mi riferisco anche alla signorina Grella, che si permette di dire in aula che io sono disonesto intellettualmente. La sua onestà intellettuale avrebbe voluto che si alzasse in piedi e invece di dire una marea di fesserie avesse letto le carte che si apprestava a votare senza capirle, perché purtroppo votano senza capire, e avesse capito che c'è 1mln di avanzo.
Questo è un punto sul quale non intendo fare un passo indietro in nessun modo: il Teatro Carlo Gesualdo è stato fatto fallire da Paolo Foti e dall'amministrazione PD di questa città con un utile di 1mln di euro, non ci sono debiti, non ci sono buchi e almeno una cosa l'hanno chiarita loro ieri sera».

L'opposizione ha ragione: l'atto non andava compilato così, non andava votato nel complesso, ma debito per debito ed eventualmente andava seguita una procedura differente
«Penso che ieri sera si sia portato a compimento un atto imperfetto, un atto che sarà impugnato e che probabilmente bloccherà il pagamento anche delle povere persone che ieri hanno sperato di vedere finalmente risolta una vicenda che li vede bloccati da due anni. L'opposizione ha ragione: l'atto non andava compilato così, non andava votato nel complesso, ma si doveva votare debito per debito ed eventualmente andava seguita una procedura differente. Ma purtroppo a parlare con i ciucci…

Con me il Gesualdo ha portato la lirica del San Carlo, l’Accademia di Danza e progetti internazionali, invece lorsignori lo hanno affittato "chiavi in mano" per i prossimi due anni
«Sulle politiche culturali rispondo a un'altra illustre, elevatissima consigliera comunale, alla signorina Percopo le cui generalità professionali sono sconosciute, quindi invito a farmi capire che cosa ha fatto nella vita e il suo curriculum. La signorina Percopo dice che io avevo appaltato il teatro ai napoletani e che, quindi, nella nostra gestione era un teatro mediocre e che facevano tutto i napoletani. Voglio ricordare, allora, alla illustre e penso mai più consigliera comunale Adriana Percopo, che il Carlo Gesualdo negli anni della mia gestione ha portato il San Carlo a fare la lirica e non pizza e fichi; vorrei ricordare che negli anni della mia gestione alle mie spalle se è aperta l'Accademia Nazionale di Danza che ha portato i primi 20 laureati d'Italia studiare qui ad Avellino; vorrei ricordare che negli anni della mia gestione si è ottenuto il record di abbonati e di biglietti venduti nei 15 anni di vita del Gesualdo; vorrei ricordare alla smemorata signorina Percopo che in questo teatro ci sono stati il fior fiore di artisti di assoluta levatura, che ci sono stati laboratori aperti ai bambini, alla didattica, alle scuole, progetti, collaborazioni e spettacoli internazionali, quindi un po' di onestà intellettuale non sarebbe stata male.
Detto questo, ero io quello che appalta va il teatro ai napoletani quando, invece lorsignori lo hanno affittato "chiavi in mano" per i prossimi due anni a una realtà napoletana e il Comune di Avellino, in questo teatro per i prossimi due anni, non può fare più niente, non può decidere più niente e non può dire più niente. Potremmo avere un cartellone fatto di Biagio Izzo dalla mattina alla sera, h 24 7 giorni su 7, e dovremmo dire grazie, perché è stato appaltato "chiavi in mano" a una realtà di Napoli. Realtà con la quale anche io collaboravo, ma in maniera dialettica: loro proponevano una cosa e io ne aggiungevo un'altra, loro facevano una proposta di un tipo e noi ne facevamo un'altra. La sinergia tra di noi ha portato a risultati di un certo tipo, ma adesso nessuno potrà più fiatare. Queste sono le grandi politiche culturali che gente come la signorina Percopo ha dato nel suo inutile mandato in consiglio Comunale e nei suoi inutili 5 anni trascorsi alla guida di Palazzo di Città. Ma gente così non rientrerà mai più al comune di Avellino e quindi anche questa è una storia finita».

Nella perizia della PricewaterhouseCoopers nessun ammanco di cassa. Non c’è mai stato un buco, ma un errore di appostazione di 115mila euro
«Questa è l'altra grande questione che aleggia intorno al Carlo Gesualdo, i famosi 115mila euro. Con miseria e veleni ieri il sindaco dice e non dice, fa intuire, ammicca… veramente roba da personaggetti della peggiore Sicilia con cui, forse, il sindaco è abituato a confrontarsi. Ma questa è Avellino, non è la mafia e la camorra. Il Teatro Carlo Gesualdo non ha mai avuto un buco di e il direttore Bavaro ha spiegato alla Corte dei Conti, alla Procura e a tutti gli organi che correttamente stanno facendo delle indagini, che si è trattato da parte sua (perché il bilancio lo scrive il direttore amministrativo e non Luca Cipriano) di un errore di appostazione: cioè, erano soldi che non andavano indicati in quella voce come liquidità di cassa, ma probabilmente erano un debito nei confronti di un soggetto terzo. Siccome la parola del direttore Bavaro è una parola di parte, vi mostro il secondo documento che ho con me, che è la perizia che il direttore Bavaro e noi del consiglio di amministrazione abbiamo affidato alla PricewaterhouseCoopers che è una delle più grandi società di revisione contabile a livello mondiale, quindi gente che Paolo Foti, i ragionierucoli del comune e i consulentucoli del Comune di Avellino se li mangia a colazione, perché vedono e rivedono bilanci di società a livello mondiale. E in questo documento e in tutti gli allegati che ci sono, carte che ho personalmente fatto pervenire alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti, si ricostruisce tutta la contabilità del Carlo Gesualdo e, guarda caso, non si trova nessun ammanco di cassa. Guarda caso, tutto quello che stava in cassa e quello che è portato in banca si trova, guarda caso non c'è nessuno che si è rubato i soldi, come qualcuno in consiglio comunale vuol far credere».

Per 15 anni nessuno si è mai accorto di questo cumulo di irregolarità, poi arrivo io e, guarda caso, all'improvviso vengono fuori
«Il Carlo Gesualdo esiste da 15 anni e da 15 anni il Comune di Avellino approva i bilanci del teatro, i revisori del comune di Avellino mettono la firma sui bilanci, il ragioniere capo del Comune di Avellino mette l'ok sulle procedure del Carlo Gesualdo. Com'è che per 15 anni nessuno si è mai accorto di questo cumulo di irregolarità e poi arrivo io e, guarda caso, all'improvviso vengono fuori? Siamo seri, veramente ieri è stata una seduta da voltastomaco, perché non si può arrivare in un'aula dicendo questa mole di falsità. Ci hanno accusato di poca trasparenza, ma il Carlo Gesualdo è stato il primo a usare il Mepa (il mercato elettronico della pubblica amministrazione) nel Comune di Avellino, lo abbiamo usato prima noi e poi loro. Il Carlo Gesualdo affidava gli incarichi con una short list di 200 e oltre professionisti, garantendo tutti i principi di trasparenza e questo i consiglieri lo sanno, perché quando abbiamo composto la short list hanno rotto le scatole, perché qualche nome a loro gradito non era entrato nella short list. Quindi, i consiglieri comunali si calmassero e andassero a rileggere le polemiche che loro stessi hanno fatto negli anni. Questo dimostra che c'erano principi di trasparenza. È vero che non abbiamo pubblicato gli atti, ma perché dal Comune nessuno ha mai fatto presente che anche un teatro dovesse pubblicarli all'albo pretorio e il giorno in cui ce l'hanno messo nero su bianco, in quattro gatti che eravamo qui dentro, abbiamo pubblicato gli atti. Oggi il sito del Carlo Gesualdo non c'è più, l'hanno fatto sparire perché da quel sito erano pubblicati gli atti che adesso vengono evocati come assenti.
Io posso dire anche con molta onestà intellettuale che ritengo che le procedure portate avanti dai dipendenti comunali e dal teatro Carlo Gesualdo non fossero perfette e sono pienamente d'accordo con chi sostiene questo. Sono pienamente d'accordo con chi dice che le procedure non erano uguali a quelle del comune di Avellino, questo però non perché eravamo una banda di malfattori illegittimi, ma perché era stato utilizzato un tipo di contabilità diversa che è andata bene per 14 anni e 6 mesi e poi, quando sono diventato scomodo, tutti si sono ricordati che quella procedura non andava bene. Calma nel dare giudizi tranchant come quelli del sindaco di ieri, che ha il coraggio a minuti alterni: quando deve dire fesserie, diventa coraggioso; poi la sua schiena dritta è nota a tutta la città di Avellino, come è nota l'opinione che la città del sindaco e la manifesteremo il 10 giugno».

Avrò un ruolo in campagna elettorale, ma parlo da avellinese che non tollera che nell'aula di palazzo di città ci siano persone di quella tipologia. Vedremo il 10 giugno quale "mai più" si stamperà sulla fronte qualcuno di noi
«Io parlo da persona perbene, da persona pulita che ha fatto del suo impegno al Teatro Gesualdo un punto d'onore, e più continuano a fare i Consigli Comunali come quello di ieri, più continuano a dire falsità e a buttare fango, più mi avranno tra le scatole. Da questo punto di vista la strategia è sbagliata, dico ironicamente. Io parlo da cittadino avellinese che non tollera che nell'aula di palazzo di città ci siano persone di quella tipologia, che parlano in quel modo e dicono questo numero di falsità e di bugie. Non parlo da candidato sindaco, ma da colui che vuole rimettere in ordine questo punto d'onore, perché il Carlo Gesualdo negli anni in cui c'ero io era un teatro aperto, funzionante, di qualità. Era la cosa che funzionava meglio ad Avellino, me lo hanno detto tutti gli avellinesi che ho incontrato e che hanno onestà intellettuale. Adesso, il Carlo Gesualdo gestito dal signor Paolo Foti è quella porta sbarrata, è una serie di macerie e di fallimenti. Questo significa fare campagna elettorale? Non lo so. A me sembra che questo significa essere una persona onesta, che dice la verità dei fatti. Dopodiché, è chiaro che ci sarà una campagna elettorale e io non mi tiro indietro. Avrò un ruolo, non so ancora quale, ma ne avrò uno, e vi assicuro che sarò la spina nel fianco di persone come Paolo Foti, come questo PD e come questi consiglieri comunali, che hanno umiliato la città di Avellino e hanno ancora la sicumera e la forza di andare in aula a fare i tromboni sfiatati. È finito il loro tempo. Il sindaco mi rimanda al mittente "mai più"? Vedremo il 10 giugno quale "mai più" si stamperà sulla fronte qualcuno di noi».

Una operazione di killeraggio politico nei miei confronti perché ho detto sempre no, anche alle Regionali del 2015, e hanno ricevuto qualche porta in faccia
Ricordare questi elementi significa anche ricostruire un po' di verità storica. Non mi sono mai piegato alle logiche di questa amministrazione, di questo sindaco. Quando la signorina Ida Grella ricorda che abbiamo fatto una passeggiata al corso, me la ricordo benissimo ed era una passeggiata in cui criticavo il modo assolutamente scomposto, sbagliato, clientelare con cui venivano gestite le politiche culturali ad Avellino. Non ho mai detto sì, ma ho detto sempre no, hanno ricevuto qualche porta in faccia, alle elezioni regionali non ho votato per l’illustrissimo senatore Enzo De Luca e questa cosa qualcuno se l'è legata al dito, per cui mettendo in fila tutte queste vicende, il fatto di essere uno libero, che un lavoro nella vita ce l'ha e quindi non deve elemosinare niente rispetto a questo Consiglio comunale a questa gente, evidentemente ha dato troppo fastidio. Avrò tirato forse un po' la corda, ne ho parlato forse troppo anche a mezzo stampa e ho cominciato a dare fastidio. Qualcuno ha incominciato a dire "però, questo ragiona, forse può fare altro nella vita" e chiaramente arriva l'ordine di farmi fuori così come, faccio semplicemente memoria storica, sono stati fatti fuori i 28 assessori dal nostro amato sindaco. Se 28 persone non vanno bene, forse è il sindaco che ha qualche problema e non le 28 "vittime". Io sposo la ricostruzione legata a una operazione di killeraggio politico nei miei confronti e questa città, del resto non è nuova a operazioni del genere e mi spiace dover ricordare quello che hanno fatto al povero Tonino Di Nunno dal punto di vista politico. Questa è una città che, purtroppo, ha una parte malsana che utilizza questi metodi. Se il sindaco avesse avuto coraggio e schiena dritta, mi revocava come ha fatto con la gente che ha collaborato con lui. Invece, hanno messo in piedi un castello di fango e di veleni per cui poi sono stato costretto alle dimissioni, perché non puoi lavorare quando hai tutti contro, diventa impossibile.
Alla città resta una grandissima umiliazione, perché io non penso che meritasse di avere l'unica cosa che funzionava ad Avellino, costruita con grande sacrificio, trattata così come merce di scambio politico. A me resta un'esperienza umanamente difficile, che mi ha segnato personalmente perché non avrei mai immaginato di ricevere tanto fango e tanta cattiveria nei miei confronti. Però resta anche la voglia, a questo punto, di ristabilire a tutti i costi la verità, costi quel che costi, fino all'ultimo».

Devo ringraziare gli avellinesi che mi hanno eletto sia la prima, sia la seconda volta e non il PD. Il Conservatorio Cimarosa è invece una nomina del Ministro della Pubblica istruzione, gratis e valutata sui curricula
«Devo ringraziare gli avellinesi che mi hanno eletto sia la prima, sia la seconda volta. Se poi il sindaco dice che anziché il consigliere devi fare l'assessore o il presidente di una partecipata, non significa che me ne sono andato, come qualcuno dice. Il presidente dell'istituzione teatro è una delle funzioni che fai se vieni eletto a guidare la città di Avellino, quindi non devo ringraziare il PD, ma gli avellinesi che mi hanno dato fiducia. Dopodiché, il PD era il mio partito di riferimento, la mia area politica e io ne sono uscito, ma non mi sono iscritto da nessun'altra parte. Non sono abituato come lorsignori a saltare da destra a sinistra tutti gli scranni di palazzo di città e quando ho fatto politica l'ho fatta nel PD. Quando ho capito che nel PD stavo al posto sbagliato e con le persone sbagliate, me ne sono andato e sono rimasto da solo. Il Conservatorio Cimarosa è una nomina del Ministro della Pubblica istruzione, gratis e valutata sui curricula. Se un ministro del PD ha ritenuto che io fossi più degno di altri, chiedete al ministro perché mi ha nominato. Certo non sono stato io a sbracciarmi, e la mia nomina è a disposizione: se il Ministro della Pubblica Istruzione vuole assegnare il Conservatorio Cimarosa a qualcun altro, basta un telegramma e mi dimetto dopo 3 minuti».

Non rinnego nessun passaggio della mia storia, però non rinnego nemmeno il fatto che quando ho capito che questo PD non funzionava ho alzato la voce. Mi hanno sbattuto fuori con un calcio nel sedere, perché non ero organico
«Sostenere Foti è stato uno dei più grandi errori politici che ho fatto nella mia vita. Ne sono assolutamente pentito e ho già chiesto scusa più volte alla città per questo. Trovo ridicolo chi oggi, anche i Cinque Stelle, mi ricordano che ero candidato con il PD, mi sembra l'elenco delle ovvietà. Certo che ero candidato con il PD e certo che sono stato eletto secondo nella città di Avellino con il PD; certo che ho preso 652 preferenze e certo che quella cosa ha dato fastidio a qualcuno, perché poi Cipriano è cresciuto troppo quindi "tagliamogli le gambe". Non rinnego nessun passaggio della mia storia, però non rinnego nemmeno il fatto che quando ho capito che questo PD non funzionava ho alzato la voce, ho fatto interviste, sono andato nei luoghi deputati a esprimere il dissenso. Qual è stato il risultato? Mi hanno sbattuto fuori con un calcio nel sedere, perché non ero organico, non ero come i bravi i consiglieri comunali che ieri hanno alzato la manina. Ma io non sarò mai organico a queste logiche, quindi si rassegnassero».

La città adesso non ha bisogno di divisioni, ma di persone perbene che si mettono assieme. Per quanto mi riguarda, se queste hanno anche storie politiche differenti non è un problema, ma al momento non c'è alcun accordo con nessuno. Penso che il Partito Democratico ha ipotecato la sua sconfitta in questa città
«Non vedo Petracca da un po' di tempo e non ci sono particolari ragionamenti con quella parte politica (i Popolari, ndr.), mi sembra più un pour parler sulla stampa, che nei fatti. Io ho fatto una scelta abbastanza trasparente e ho detto che la città adesso non ha bisogno di divisioni, ma di persone perbene che si mettono assieme. Per quanto mi riguarda, se queste persone perbene hanno anche storie politiche differenti non è un problema. Quindi ribadisco che una unitarietà di intenti indipendentemente dai partiti è utile oggi per Avellino, ma al momento non c'è alcun accordo con nessuno. Probabilmente ci sarà una esperienza politica che ci vedrà autonomi, scendere in campo eventualmente con più liste anche di altre formazioni politiche che si sono avvicinate a noi e che io rispetto e ringrazio di tanta fiducia. Se così sarà, la città valuterà le persone che metteremo in campo; se non sarà così, la città troverà altre alternative. Ci sono i Cinque Stelle, ci sono le liste civiche, c'è il centro-destra… per fortuna ad Avellino non c'è più solo il PD. L'unica cosa che penso è che il Partito Democratico ha ipotecato la sua sconfitta in questa città, quindi, un punto fermo lo possiamo mettere. Chi dovrà essere a governare a questo punto io non lo so e non lo posso sapere».

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