La liquidazione dell’Istituzione Teatro Carlo Gesualdo, che passa con i voti favorevoli della maggioranza mentre le opposizioni non prendono parte alla votazione (Poppa si astiene invece sul piano di estinzione delle passività) e con l’annuncio del presidente Livio Petitto che «il commissario liquidatore comincerà domani a pagare le spettanze», va in scena su un terreno di forte scontro politico perché, alle numerose e reiterate spiegazioni di natura tecnica si affiancano dure accuse sia da parte del sindaco e dei consiglieri del Pd intervenuti nel corso dei lavori all’indirizzo dell’ex Cda del Massimo cittadino (presente in aula nella sua interezza), sia da parte di esponenti di minoranza nei confronti dell’amministrazione.


Un fuoco di fila, il primo, a cui Luca Cipriano, che ha assistito alla seduta tra il pubblico accanto a Salvatore Gebbia e Carmine Santaniello, risponderà più compiutamente domani in conferenza stampa, pur avendo commentato a caldo quanto ascoltato, brevemente ma con toni durissimi; contestazioni, le altre, che in particolar modo da parte del consigliere di "Si Può" Giancarlo Giordano suonano come un ennesimo attacco di fronte alle interferenze della politica in un quinquennio amministrativo caratterizzato da continui scossoni interni al Pd.
Il sindaco Paolo Foti, che apre i lavori relazionando sull’argomento liquidazione, assesta infatti un colpo diretto a conclusione del suo intervento: «Al di là delle narrazioni fantasiose e suggestive tipiche dei martirologi da social che tanto vanno di moda – commenta -, ciò che emerge dai numeri crudi e veritieri è una gestione quanto meno opaca e discutibile in base ai parametri di legge e tecnico contabili. Ricordo che non un politico ma un tecnico come il precedente consulente, il dottore Terracciano, ebbe modo di paragonare la gestione di un grande teatro come il Carlo Gesualdo a quella di "una piccola salsamenteria di paese". È innegabile che oggi abbiano parlato i numeri – insiste il primo cittadino -, certa politica abbia almeno la decenza e il pudore di arrossire e per lungo tempo. Per quanto mi riguarda, certa pubblicità ingannevole che circola in questo momento nella nostra città, mi induce a dire ai consiglieri comunali e ai cittadini di essere molto attenti. A prescindere dalle cose che ho illustrato – aggiunge -, vi invito ad entrare approfonditamente nelle attività di liquidazione e di gestione del teatro Carlo Gesualdo perché è un nostro patrimonio che è stato utilizzato in termini autoreferenziali, in condizione di promozione della propria immagine, senza avere alcun rispetto secondo me dell’interesse pubblico. Io rispedisco quindi al mittente quel "mai più" – dice facendo un implicito riferimento alla campagna avviata di recente da Cipriano -. Oggi se questo Consiglio comunale trarrà le conclusioni che auspico sulla liquidazione avrà messo un punto fermo definitivo e questo sì, mai più potranno accadere fatti, circostanze, personaggi di questo genere. Non lo auguro alla città, a questo Consiglio e a me stesso che sto per diventare un cittadino libero e semplice di questa città».

Consiglio giunta Chiauzzi 16042018
Anche relazionando sotto il profilo tecnico all’assemblea, Foti riconduce fin dalle prime battute la liquidazione dell’istituzione a «difficoltà di cassa» e «soprattutto a gravi irregolarità segnalate dagli organi deputati dalla legge e dal Consiglio stesso al controllo degli atti dell’Istituzione», poi parla di «una situazione apparsa sin dall’inizio disastrosa» e riepiloga le vicende che, passando per le dimissioni del vecchio Cda, hanno condotto al commissariamento del teatro e, attraverso le verifiche prima di Pino Terracciano e quindi di Marco Chiauzzi, allo scioglimento della forma di gestione in essere per una quindicina d’anni.
Di qui in poi è un elenco delle criticità riscontrate e riferite anche in aula da Terracciano che Foti definisce «un manuale completo di studio delle cattive pratiche della pubblica amministrazione». Dalla «irreperibilità delle degli atti obbligatori per legge per la formazione delle entrate e delle spese» alla «mancata tenuta dei registri obbligatori quali il giornale di cassa entrata ed uscita per il triennio 2013-2015 e l’impossibilità di effettuare un riaccertamento generale dei residui in quanto non risultano registrati accertamenti e impegni in base al Tuel» e affermando che «i flussi di cassa non sono stati oggetto di controllo» il sindaco conclude che non si poteva che «prendere atto di una situazione disastrosa di atti contabili e processi gestionali che consentono senza alcun dubbio di affermare, documenti alla mano, l’adozione nel tempo di un sistema contabile incompatibile con i principi di legge».
Il seguito della lunga relazione resa dal primo cittadino riprende dunque il percorso della vicenda in aula consiliare, con la mancata approvazione della proposta di presa d’atto delle movimentazioni sul conto dell’istituzione, sottoposta al Consiglio dal segretario Riccardo Feola nella sua veste di commissario, fino alla decisione di procedere alla liquidazione, una volta accertati i debiti e crediti, non senza ribadire le sue contestazioni, inclusa la mancata pubblicità degli atti prodotti dall’ex Cda, l’assenza di castelletto, codifica di bilancio, codice gara e codice di progetto nei mandati di pagamento e soprattutto, il cosiddetto ammanco di cassa di 115mila euro, rilevato dalla dirigente delle partecipate, Carmela Cortese ed evidenziato poi dai revisori dei conti, per il quale «il Comune ha trasmesso quanto in suo possesso alla Corte dei Conti» e ha inoltre «messo in mora il consiglio di amministrazione dell’epoca nonché il direttore amministrativo Dario Bavaro».
Foti quindi tratta dei crediti, citando però un totale di 775mila euro mentre la somma indicata da Chiauzzi nel documento redatto dall’organo straordinario di liquidazione ammonta complessivamente a 1mln 783mila euro, e dei debiti dell’istituzione spiegando che quelli riconosciuti assommano a 745mila euro circa. Riguardo alle istanze non ammesse alla massa passiva (39 in tutto), Foti parla invece di affidamenti effettuati in maniera diretta, in assenza di procedure amministrative e senza documentazione che li comprovasse o che attestasse l’esistenza del credito.
È lo stesso Marco Chiauzzi a spiegare come ha proceduto per l’ammissione delle istanze presentate dai creditori alla massa passiva dell’istituzione dopo che la richiesta delle opposizioni affinché il Consiglio si esprimesse su ciascun debito separatamente non è accolta in quanto, spiega Feola, l’aula «non è chiamata ad approvare un debito fuori bilancio, ma un piano di estinzione e un piano di liquidazione» e perché i debiti in questione «costituiscono la massa passiva che è solo un elemento del piano di estinzione».
Ma la discussione torna alla politica anche quando il consigliere Nicola Poppa contesta: «Non ho sentito parlare dei residui attivi per 1mln 200mila euro e nel riepilogo della massa attiva solo circa 500mila e non capisco perché in questi mesi si è parlato di fallimento del teatro, quando i numeri dicono tutt'altro. Resta l'amarezza perché anche quest'anno il teatro non decollerà e saremo in ritardo anche per la prossima programmazione, anche perché ci saranno le amministrative».
In molti, poi, riprendono parole già pronunciate in passato sulla vicenda del Gesualdo. A cominciare da Alberto Bilotta, che osserva che «si è perso più tempo a provare a trovare capro espiatorio che una soluzione e questo – dice - ha comportato ritardi enormi. Sicuramente – aggiunge – c’è stata una gestione non troppo oculata che andava controllata, se pensiamo che il teatro riceveva 400mila euro, mentre il personale era del Comune, che le utenze le pagava il Comune ma i ricavi erano del TPC e si poteva trovare una sintesi, invece si è pensato ad altro che non aveva niente a che fare con il teatro e con la città».
Anche Enza Ambrosone, che in qualità di assessore alla Cultura ha vissuto in prima persona i primi anni di gestione del teatro, ribadisce che i limiti della forma giuridica dell’istituzione erano noti fin dalla sua inaugurazione e ricorda che Gigi Proietti, che era stato contattato per guidarla parlò di una scelta folle da parte dell’amministrazione. «Mi dispiace essere testimone di questa vicenda, anche perché torna sui 6x3 e il teatro diventa un bene di parte, strattonato a destra e sinistra. Sicuramente io non sarò della partita, questo potrebbe essere il penultimo intervento in aula, ma il teatro deve tornare a essere, nel rispetto delle norme, il fulcro non solo delle attività culturale di questa città. C’è una situazione che ci consegna una realtà che non dovrebbe essere distorta – insiste - dalla lente della campagna elettorale».
In favore dell’affidamento esterno parla invece Dino Preziosi, che si dice ancora una volta contrario alla liquidazione e propenso invece a un appalto di gestione per individuare un soggetto esperto. «Bisognava distinguere la politica dalla gestione – rimarca -, che doveva essere affidata a terzi e si doveva trovare una forma diversa. Con l'esternalizzazione l’ente risparmia circa 1mln di euro – dice -, perciò ringrazio il segretario generale».
Adriana Percopo ammette: «Sul teatro come su altre questioni abbiamo inciso poco e la politica culturale è il nostro anello debole». Per la consigliera Pd, «la vicenda del teatro coinvolge tutti ed è brutto vedere uno scaricabarile quando c'erano un cda, uffici e consigli». Poi parla esplicitamente anche di «una gestione privata» del teatro negli anni passati e di «discrezionalità» delle scelte.

Consiglio opposizione Chiuauzzi 16042018
Giancarlo Giordano commenta che «questa notte del teatro non è una notte normale, è il De profundis di questa amministrazione che vorrei si facesse carico della mortificazione che la comunità ha subito». Per l’esponente di "Si Può" «non bastano le fredde cifre del sindaco, ci vuole politica in questi passaggi e responsabilità di dire "non ce l'abbiamo fatta" perché siamo di fronte a un fallimento di cui però nessuno si vuole fare carico. Ma il tema di indicare un presidente è il vulnus su cui si fonda questa vicenda, la politica deve stare indietro e non può occupare tutti gli spazi. La vicenda del teatro esplode alle regionali e dentro il Pd – sostiene – e questo è vergognoso anche perché il teatro lo avete chiuso. Ma del resto in ogni passaggio tutto l'ente, le partecipate, sono stati sequestrati dalla mala politica. Non è stato fatto niente per evitare una condizione macroscopica e ogni decisione e orientamento è piegato alla necessitò di costruire consenso. Voi non avete il diritto di punire – aggiunge -, avete il dovere di controllare, ma non lo avete fatto finché non si è rotto il giocattolo eppure lo statuto un po' di responsabilità le mette in capo al Comune. Non avete liquidato i lavoratori – continua -, ma il teatro è stato scaraventato in campagna elettorale e si è perso molto tempo con cinismo. Che senso ha avuto nominare tre professionisti per farli scappare da una situazione che non si capiva? Molti dovrebbero arrossire, i più sono seduti di fronte o di lato a me. Non si è colta la profondità simbolica del fallimento ma è da irresponsabili riportare la situazione a una mera questione burocratica».
La replica di Ida Grella è che «non c’è superficialità ma si è fatto il punto della situazione» e parla come il sindaco di «ricostruzioni fantasiose per cui dietro alla chiusura, tra virgolette – puntualizza -, del teatro ci siano motivazioni politiche». La consigliera ricorda che Foti ha confermato il Cda uscente, dopo la propria elezione a sindaco e anche di aver avuto, in qualità di capogruppo del Pd, «diversi colloqui con Luca Cipriano volti a costruire un ponte tra chi gestiva, in totale autonomia, il Teatro e chi era responsabile del Settore Cultura di Avellino. Io ho fallito per motivi che sono chiari a tutti e le divergenze si sono manifestate subito ma il Cda non è stato revocato». «Il punto di non ritorno – continua Grella - è l’ispezione del nuovo collegio dei revisori che contestano i 115mila euro che oggi ritroviamo come insussistenza. Poi gli organi responsabili si dimettono, noi cosa potevamo fare? Dovevamo passare attraverso un chiarimento sotto il profilo amministrativo e contabile non ritengo che lavoro Terracciano sia stato inutile è stato base fondamentale su cui Chiauzzi ha potuto ricostruire il percorso e se non chiudiamo il pregresso non possiamo consegnare il teatro al TPC. Il tempo ci è voluto e a chi scrive "mai più chiuso" rispondo mai più amministrato così».
Anche l’attuale capogruppo del Pd, Geppino Giacobbe, respinge le accuse politiche rivolte all’amministrazione: Certo questa seduta andava tenuta mesi fa, ma se si dice che stiamo parlando di una macchinazione politica per eliminare da una eventuale candidatura a sindaco il presidente del Cda, per me è fantapolitica. Riconosco che ci sono stati spettacoli eccezionali, ma mi domando a quale prezzo visto che c’è stata una contabilità trasparente solo dopo dimissioni del Cda. Ci sono falle nella nave teatro e questo – insiste - non è un atto politico, ma dovuto. Il mio unico rammarico è che il teatro è ancora chiuso».
Rispetto all’inattività del Gesualdo il sindaco Foti annuncia che «a giorni la struttura sarà consegnata al Teatro Pubblico Campano che presenterà la prossima stagione oltre a una mini stagione estiva» e commenta definendo la chiusura come «un vulnus per la città e la provincia che mi addolora perché è innegabile che il teatro ha prodotto una offerta che ha trovato largo favore della città di Avellino, della provincia e anche spettatori da fuori regione. Ma Non mi risulta di aver fatto alcun atto di revoca del Cda e non ho fatto macchinazione, né poteva esserci una conseguenza diversa. Ci sono vicende in cui c’è una responsabilità contabile degli amministratori che non possono ignorare un accesso dell'organo di revisione e mi pare di ricordare che il Cda rispetto alla richiesta di giustificazione abbia proposto due tentativi di bilancio e poi si sia dimesso».

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