Messi a dimora i primi tre lecci, a breve distanza dall’incrocio con via Matteotti, la riqualificazione dell’arredo urbano a corso Vittorio Emanuele comincia a prendere forma e l’assessore all’Urbanistica Ugo Tomasone si mostra soddisfatto per il rispetto della tempistica programmata per i lavori. «Questo progetto è partito quasi due anni fa, anche grazie alle circa tremila interviste fatte ai cittadini, che hanno espresso il loro parere sui gazebo che abbiamo rimosso e il desiderio di avere il verde per il corso – ricorda -, e siamo perfettamente in linea con il cronoprogramma che ci eravamo dati. Entro il mese di aprile dovremmo quindi finire il lato destro, dove sono previste sei aiuole, per passare all’altro dove se ne prevedono altrettante».


Il completamento dell’intervento prevede anche l’installazione di panchine nei pressi dei nuovi arbusti, ma intanto, Ugo Tomasone definisce come un primo successo la stessa «piantumazione degli alberi nel terreno»: «Mi piace sottolinearlo – afferma -, perché prima non era così e quindi si era andati un po’ contro natura, ed è un momento storico nel senso che è una scommessa vinta per l’amministrazione, visto che in un momento iniziale c’erano state perplessità per quanto riguarda i sottoservizi. Noi abbiamo fatto una analisi molto attenta e rigorosa, li abbiamo rilevati tutti e abbiamo dimostrato che questo progetto era fattibile e anche gli avellinesi devono esserne orgogliosi».

 

tomasone rino borriello
Particolarmente soddisfatto anche Rino Borriello, agronomo territorialista iscritto all’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Avellino, già docente al Dipartimento di Architettura alla Federico II e consulente dell’amministrazione del capoluogo per questo specifico progetto di riqualificazione.
«Si tratta più che altro una sistemazione – chiarisce l’esperto -, con la presenza di alberi già ordinariamente presenti nel verde pubblico, come i lecci o le lagerstroemie, per citarne un paio. Ma l’aspetto importante è la tecnologia al servizio del verde pubblico, perché si passa da un concetto estetico a uno funzionale, con una riduzione dei costi sia per l’impianto, sia per la futura gestione».
«Abbiamo utilizzato il verde pensile – spiega -, perché mi è stato rappresentato che non si poteva inserirne di nuovo senza intaccare la pavimentazione realizzata in tempi recenti sul corso di Avellino. È chiaro che bisogna, quindi, optare per piante di dimensioni contenute e che nell’arco di tempo di rispetto dei ritmi di crescita delle piante daranno colori e forme legate alla stagionalità. In questo ci vuole, però, una saggia amministrazione al livello della gestione delle piante – avverte -, perché sarebbe facile stimolarne la crescita con un continuo ricorso alla capitozzatura».
Riprendendo anche ad Avellino una sorta di personale battaglia sull’argomento, Borriello parla di «uno scempio del patrimonio arboreo italiano in atto da Gorizia a Canicattì e questo lascia l’amaro in bocca – commenta - per quante volte abbiamo detto che la potatura va fatta, ma saggiamente».

rino borriello agronomo
Avendo immaginato la sistemazione del verde in base ai cosiddetti ecoservizi che le diverse piante offrono, una cattiva gestione annullerebbe infatti gli effetti desiderati, per questo l’agronomo indica la necessità di «un programma di gestione rivolto al lungo periodo». «Le piante non si devono capitozzare o potare a fiammifero stagionalmente, perché questo fa mancare loro gli organi per i quali le abbiamo inserite – afferma -, vale a dire la chioma che deve avere foglie e rami per poter filtrare l’aria, emettere ossigeno (e più foglie ci sono più se ne emette) e accumulare anidride carbonica, diventando nel legno una tesaurizzatrice di carbonio. Questo effetto ossigenante e anche disinquinante si ottiene nel lungo periodo, ma dobbiamo far crescere la pianta. È per questo che l’amministrazione comunale mi ha chiamato, con un contratto di consulenza quasi gratuito, ci tengo a sottolinearlo, per cercare di realizzare un verde che non risponde solo a canoni estetici, ma anche funzionali».
«Se le piante di leccio cominceranno a manifestare crisi da trapianto entreranno nella patologia e saranno curate – continua -, però normalmente si potrà avere qualche cedimento di alcuni rami che andranno comunque potati, non capitozzati».
Nella stessa ottica di coniugare l’aspetto estetico e quello funzionale si è scelto di associare «piante arbustive e piante erbacee per limitare allo stesso tempo l’evapotraspirazione (quantità di acqua persa per evaporazione dalla superficie del terreno e per traspirazione da parte della copertura vegetale, ndr.) e l’insieme delle manutenzioni – spiega ancora Borriello -, perché quando si uniscono le piante si creano delle piccole strutture omogenee e questo fa il bene della pianta e contiene la manutenzione».

nuovo verde corso 10 apr 18 2
Accanto a una sessantina di alberi e alle sedute che saranno installate il nuovo volto del corso sarà caratterizzato inoltre dai dehors il cui piano, dopo l’approvazione in aula dell’apposito regolamento a novembre 2017, è in via di attuazione. L’assessore Tomasone spiega che «è stato pubblicato sul sito del Comune e stanno vedendo diversi commercianti, inoltre abbiamo fatto delle riunioni anche presso la Confcommercio. Devo dire che c’è un grosso interesse su questo argomento, abbiamo già visionato dei progetti e ritengo che i primi saranno presentati a stretto giro, perciò – conclude - anche per questo i tempi saranno molto brevi».

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