«Non necessariamente una partecipazione alle prossime amministrative, ma l’offerta alla città di un percorso di impegno». Giovanni Bove sintetizza l’obiettivo della neonata associazione "Avellino Città Ideale" rispondendo allo stesso tempo a chi si chiede se gli ex componenti del Pd che hanno ufficializzato di recente l’uscita dal partito (leggi qui).


È la tempistica della fondazione dell’associazione, quasi in coincidenza con l’imminente campagna per le amministrative, ad alimentare domande in questo senso e Giovanni Bove specifica: «Lo facciamo adesso perché, dal momento che non abbiamo nulla da chiedere, guardiamo soprattutto al 25 giugno, quando i problemi con ogni probabilità resteranno irrisolti».
Poi, come anticipato una ventina di giorni fa, ribadisce che «il metodo è quello della partecipazione politica che abbiamo imparato con i "Luoghi Ideali" di Fabrizio Barca, che si fa proposta politica qualificata dal basso a partire da uno studio dei problemi per giungere alla definizione di una soluzione». Bove definisce inoltre «folle la scelta dell’amministrazione comunale, che ha voluto mettere nel cassetto senza utilizzarlo quel progetto che ha messo insieme esperienze differenti, coinvolgendo strada facendo anche il Consiglio comunale, ed è stata l’unica forma di partecipazione politica che negli ultimi trenta anni in questa città ha prodotto un orientamento dell’azione amministrativa». «Questo tipo di atteggiamento ci dà la dimensione di come la politica in città ha voltato le spalle alla base e alla popolazione», afferma e invoca «un rinnovamento vero», prima di annunciare che gli interlocutori dell’associazione «saranno i cittadini, le associazioni, i movimenti e anche gli stessi partiti che diano, però, dimostrazione concreta di cospargersi il capo di cenere rispetto al passato per provare a costruire insieme alla comunità una parola di speranza».
«Io penso che la politica debba provare a fare un passo in avanti – continua - e pensare non al proprio naso, ma cominciare effettivamente a risolvere i problemi delle comunità, perché altrimenti non ce lo perdoneranno non Giovanni, Marie e altri dieci giovani, ma i loro figli e nipoti e questo sarebbe ancora più grave. I buontemponi, come li chiamo io, hanno immediatamente colto l’occasione di un gesto di apertura a questa novità in città per ricamarci intorno la classica solita vecchia polemica su chi appartiene a chi e io dico: magari ce ne fossero altri di sindaci e di amministratori che cercano spontaneamente, senza essere chiamati, senza aver avuto alcuna promessa, di aderire a una associazione nata da cinque giorni per la gioia di condividere un percorso».
«Costituire un’associazione in piena campagna elettorale, con tutti i rischi di strumentalizzazione, è stata una scelta molto coraggiosa», gli fa eco Gaetano Alvino. «Per me si è trattato di rompere i ponti con il passato – aggiunge -. Mi è stato chiesto se ci fosse il bisogno di un’altra associazione ad Avellino. Credo che nel momento in cui il modello partito entra in crisi, tocca a queste forme associative occuparsi della cosa pubblica e a maggior ragione nella nostra città, dove tra qualche settimana saremo chiamati a una scelta importate. "Avellino Città Ideale" di propone come mezzo per chi volesse dare il proprio contributo di idee e progetti, cosa che in un partito politico non avrebbe potuto fare, in quanto non ne sarebbe condiviso il modus operandi. La maggior parte dei soci fondatori della nostra associazione una tessera di partito non l’hanno mai avuta e sono persone che vogliono offrire il proprio bagaglio di competenze ed esperienze».
«Io offro la mia esperienza di chi vive quotidianamente la città di Avellino, di quanti da soli, gestendo un’attività imprenditoriale, sanno di dover fare i conti con la concorrenza sleale, la delinquenza, la burocrazia, ma anche con le istituzioni – attacca Alvino -. Gli enti locali, i comuni si sono dimostrati insensibili alla crisi delle medie e piccole attività imprenditoriali che vengono ricordate solo come se fossero un salvadanaio. "Avellino Città Ideale" però non vuole essere solo una critica severa su quanto fatto, ma una proposta partendo dall’analisi delle criticità per arrivare alle soluzioni. Per me una delle criticità di Avellino è che quanto si produce e si vende è destinato all’utenza locale. Qui non viene nessuno – commenta -. Non c’è ricambio. Avellino e la sua provincia sono le ultime secondo l’ISTAT per presenza di turisti. Cito l’esempio di Viale Italia che è una zona morta dalla città, una landa desolata. Secondo il mio modesto parere, vanno individuati degli attrattori: non la solita festa di piazza che è occasionale, ma qualcosa di stabile. Penso a una facoltà universitaria, un centro di ricerca, un percorso museale serio mettendo in rete quel poco che c’è. Nel centro storico immagino un centro commerciale diffuso come quanto accade a Camerino. Un consorzio di piccole e medie imprese. Il mio desiderio è che un giorno venisse indicato il "Modello Avellino" e non è un sogno, ma può diventare realtà».
Idee riprese da Maria Rusolo, presidente dell’associazione che chiude l’incontro al Circolo della Stampa nel quale intervengono anche l’imprenditrice Gabriella Testa, l’architetto Pellegrino Carullo e l’ingegnere Liliana Monaco. Maria Rusolo elenca alcuni punti cardine attorno ai quali "Avellino Città Ideale" intende sviluppare la propria attività. «Si può partire dalla rigenerazione culturale delle periferie che sono una risorsa – dice – inoltre, il centro storico deve riacquisire la propria vocazione e non è il parcheggio di sabato pomeriggio che risolve il problema, ma una programmazione annuale di attività culturali che coinvolga il centro storico, tra la Dogana, la Casina del Principe e il teatro comunale. Bisogna poi restituire il teatro alla città, programmando attività per tutta la durata dell’anno. Ci sono state associazioni che hanno lavorato bene per il cartellone estivo per giunta in una zona, il parco del Gesualdo, che era abbandonato. Ma occorre gestire il patrimonio culturale non in maniera clientelare ma nell’interesse della città e servire la città deve essere un onore ma anche un onere e nessuno può permettersi lusso di approfittarsi di questa comunità. Ancora, è necessario definire uno statuto e un regolamento delle associazioni per monitorarne le attività e non concedere i finanziamenti all’amico di. Non si possono sprecare i soldi per un concertone che non porta niente – osserva -, ma occorre programmare una attività culturale da maggio a settembre che riguardi anche le periferie e coinvolgendo anche i conservatori e i musicisti locali. Infine, è necessario ricostruire una scuola di legalità che parli ai ragazzi di tutti gli istituti, è uno dei nostri progetti e incontreremo tutti i dirigenti perché la legalità è un presupposto di ogni comunità».
Anche Rusolo tocca il tema delle amministrative e chiarisce: «Questa associazione nata una settimana fa è il frutto di un progetto che procede da quasi un anno, come la scelta di uscire dal Partito democratico non è maturata in cinque minuti, ma è il frutto di un percorso travagliato nell’ultimo anno nelle stanze di via Tagliamento, per cui l’associazione esisteva, esiste ed esisterà indipendentemente dalle nostre scelte per le prossime amministrative. Certo noi intendiamo fare politica – aggiunge -, come andrebbe fatta».
«In queste ore a via Tagliamento si dibatte sulle candidature al congresso, ma credo che questo non interessa a nessuno – afferma -. Stamattina ho partecipato alla conferenza di servizi sullo Stir e ho visto una valutazione di sufficienza nei confronti di quelle comunità che vivono una emergenza ambientale in un rischio costante per la salute. L’atteggiamento della politica che è completamente assente e la politica stamattina non c’era; c’era l’assessore al Comune del Comune di Avellino che si è permesso di disattendere una volontà del Consiglio comunale sollecitata, ci tengo a dirlo, da una mozione dell’opposizione».
«La politica è stata assente per anni sulla gestione dei servizi pubblici – prosegue - sull’acqua e il Pd non ha detto nulla, né altri hanno fatto meglio, per una emergenza atavica della nostra terra per cui noi siamo ricchi d’acqua, ma non ne abbiamo e abbiamo usurpatori che per poter mantenere il proprio potere disattendono qualsiasi regola morale e di gestione ottimale di un servizio, massacrando anche la vita dei lavoratori».
«La politica dei partiti arroccati nelle proprie stanze non risponde alle necessità e ai bisogni della gente – insiste Rusolo -, perché a nessuno interessa l’aumento del 40% della Tari ai commercianti se non è un lavoratore autonomo e intanto il centro storico muore. Il teatro è chiuso, l’Eliseo non si sa se e quando aprirà, attraverso una fondazione di partecipazione di cui ci auguriamo di leggere presto il testo, non esiste più alcun distretto culturale, non esistono attrattive e manca un collante che tenga insieme la comunità».
«Noi abbiamo fondato l’associazione perché non vogliamo che si smetta di parlare e vogliamo invece che le persone trovino spazi in cui porre domande e ricevere risposte – dice ancora Rusolo – perché manca la rappresentatività e le elezioni sono solo il sistema con cui si palleggiano voti e si afferma il potere solo di alcuni per poter poi sistemare Tizio o Caio. Non possiamo arrenderci a questo tipo di cultura.
La città sta morendo ma forse qualche speranza c’è e perché poter essere viva noi possiamo dare uno stimolo, continuare a batterci perché le generazioni future possano avere qualcosa e non dover parlare di sopravvivenza. Avellino è dei cittadini che devono recuperare uno spazio di discussione e la discussione non potete farla sui social, fuori dallo spazio democratico, ci dovete mettere la faccia. La responsabilità più grande non se la devono accollare solo i partiti, a cui chiedo comunque uno sforzo perché il 4 marzo ha rappresentato la crisi di un sistema e questa terra ha detto di no a collusioni e nomi, per cui le politiche devono assumersi la responsabilità di scegliere competenze».
«Noi possiamo fare il nostro, avendo come punto di riferimento la competenza e il merito, e costruire progetti come abbiamo fatto per l’Isochimica con i "Luoghi Ideali", consegnando un progetto completamente finito con cui chiedevano all’amministrazione una decisione forte, di procedere all’esproprio dell’area e Giovanni aveva scritto lui stesso l’accordo di programma e indicato anche dove reperire i fondi. Ma non ce n’è tracia perché arrivava dalla parte sbagliata del Partito democratico. Questa logica non può più esistere».
Sulla stessa scia di Bove, anche Rusolo dichiara apertura «a tutti i soggetti, anche i partiti se decidono di fare autocritica e andare oltre una mera discussone di cariche e tessere e di prendere in mano la città e parlare di temi. Nessuno ha parlato di temi in campagna elettorale che si avvia – osserva - e nessuno si preoccupa del futuro. Adesso si riapre finalmente il cantiere del centro per l’autismo in pompa magna e auspico che chi verrà dopo questa amministrazione troverà le carte a posto, poiché dietro c’è una storia piuttosto particolare dal punto di vista tecnico e non vorrei che fosse l’ennesimo tunnel, che non vedremo mai ultimato».
«La città non ha più bisogno di opere enormi, ma di immaginare e concludere un percorso che sia compatibile con natura e la storia di questa comunità. Questa città ha la necessità di scavalcare l’odio – sostiene Rusolo -, la contrapposizione narcisistica di chi si promuove per fare una rivoluzione gentile ma non l’ho mai visto passeggiare per la città, come invece faccio io. Stamattina sono uscita dalla conferenza sullo Stir con l’amaro in bocca – ribadisce - e con la convinzione che ci sia una vera frattura tra la comunità e chi ci rappresenta e credo sia arrivato tempo contribuire e questo ricambio. Noi non chiediamo nulla in cambio e chiunque voglia essere attivo è il benvenuto, sperando di rendere la città migliore di quella che abbiamo avuto negli ultimi anni».

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