Troppo pochi sedici voti e la delibera di indirizzo per l’affidamento del teatro "Carlo Gesualdo" nella sua interezza, cioè per l’organizzazione delle prossime due stagioni teatrali e per la gestione complessiva della struttura, non ce la fa a passare nemmeno al terzo tentativo.


La pratica tornerà all’ordine del giorno domani, in seconda convocazione, ma in pratica si rinnova l’unico spettacolo che in città non sembra mai interrompere le repliche: quello di una maggioranza in disaccordo, con numeri incerti, spesso in fuga e stasera anche fantasma, quando i consiglieri pure rimasti in aula, dopo che dalla votazione nominale dell’ultimo di cinque emendamenti presentati emerge appunto la presenza di 16 componenti dell’assemblea, nemmeno rispondono all’appello difficoltosamente portato avanti dal segretario generale Riccardo Feola, che aveva dato il "la" ai lavori rispondendo finalmente agli interrogativi posti anche di recente dalle Commissioni Trasparenza e Cultura, circa la sussistenza o meno del rapporto con il Teatro Pubblico Campano e, dunque, sul rischio di un contenzioso in caso di affidamento del "Gesualdo" a terzi.
Feola spiega all’aula di aver proposto «in qualità di commissario la sottoscrizione di una convenzione annuale dal 28 novembre 2016 anziché triennale, in merito all'affidamento in partenariato da 2017 a 2019, ragioni di pubblico interesse, per le ragioni riportate in premessa alla convenzione – precisa -, vale a dire la considerazione delle particolari condizioni in cui l'istituzione versava in relazione ai debiti che erano oggetto di verifica e per il fatto che il contributo ordinario del Comune era sub iudice e non ancora trasferito al teatro. Il Tpc si era reso disponibile – aggiunge - e anche a farsi carico dei costi per i Vigili del Fuoco e i trasbordi».
«A fine stagione la convenzione ha esaurito gli effetti giuridici», continua Feola che esprime quindi «parere negativo sulla possibilità giuridica di usare la stessa procedura», poiché per effetto della delibera 47 del 9 maggio 2017 l’istituzione è posta in liquidazione per cui non può attivare altre attività rispetto alla liquidazione. Il segretario sostiene che farlo «implicherebbe l’adozione atti impugnabili».
Il chiarimento di Feola non tranquillizza il capogruppo di "La svolta inizia da te" Dino Preziosi, che batte sull’argomento da mesi ma non si dice soddisfatto dalla spiegazione e ribadisce infatti la convinzione che l’accordo per un solo anno si concretizza in un testo identico a quello predisposto per tre anni, eccetto che per la presa in carico dei costi di servizio da parte del Tpc, che «non rinuncia agli effetti della gara – dice il consigliere -, ma revocherà la convenzione nel momento in cui sarà il Comune o l'istituzione a gestire in proprio il teatro». Qui Preziosi fa riferimento alla lettera che il direttore generale Alfredo Balsamo e dal presidente Francesco Somma hanno inviato al sindaco (leggi qui) e sottolinea che il Tpc non è stato nemmeno contattato per dei chiarimenti.
Muove lo stesso rilievo anche l’esponente di "Si Può" Giancarlo Giordano che inoltre evidenzia: «L'amministrazione davanti a dei dubbi preferisce non fermarsi, ma è la terza volta che questa pratica arriva in aula e stiamo ancora a questioni preliminari alla delibera, senza avere la serenità o la piena consapevolezza che la nostra deliberazione, in particolare una che dovesse affidare a terzi gestione e immobile, possa attivare un contenzioso lesivo per gli interessi dell'ente e voi, bellamente, fate spallucce».
Giordano sottolinea il legame fra consapevolezza circa la natura del rapporto con il Tpc e responsabilità nell’esprimere un voto in aula e avverte: «Non è sufficiente il parere del segretario, che ci dà un parere in quanto segretario ma si trova nella non piacevole condizione di dare seguito ad atti che ha adottato in qualità di commissario».
La replica della consigliera Ida Grella è che «non si tratta di assumersi responsabilità, ma di guardare alla realtà di una situazione gravissima, fermo restando che quest’aula ha deciso di tenere aperto il teatro, che non ci sono risorse e che mentre si cercano soluzioni il malato sta morendo. Non bellamente o superficialmente – afferma -, ma con la consapevolezza che se non votiamo la delibera che consente di far partire un bando, noi saremo l'amministrazione che ha chiuso il teatro».
Dallo stesso lato dell’aula, però, prima Adriana Percopo ribadisce le preoccupazioni manifestate in commissione e sollecita una convocazione del Tpc, rigettata dal presidente dell’assemblea Livio Petitto; poi Barbara Matetich si dice assolutamente contraria alla proposta, con emendamenti o meno, perché convinta che sia stata perduta la strada maestra da seguire all’indomani delle dimissioni del consiglio di amministrazione presieduto da Luca Cipriano: «Continuare in qualche modo l'esperienza con il Tpc, il cui contratto credo sia ancora in essere non essendoci stata una revoca formale e nominare nuovo Cda con il compito di cominciare a programmare. Invece il teatro è rimasto nel limbo e si è formato un comitato con una preparazione giuridica più che di settore che poi si è dimesso per i due terzi. Ma il Tpc avrebbe assicurato la stagione e il comitato avrebbe potuto lavorare a un progetto complessivo con il Centro Dorso, il Laceno d'Oro, le scuole superiori, e sarebbero bastati gli introiti dei saggi, centinaia di migliaia di euro che invece daremo al privato che si assumerà l'onere di organizzare una mezza stagione quest'anno e una l'anno prossimo. Ma chi impedirà a chi gestirà il teatro – domanda la consigliera - di organizzare un festival di burlesque, di distribuire tutti i biglietti gratuiti che vorrà? La verità è che non siamo in grado di trattare – commenta - e di porre condizioni, ma solo di chiedere soldi a chi si assumerà la gestione compresi gli incassi e che, di conseguenza, diventerà il titolare della cultura in città con la sola bussola della convenienza economica».
Ponendo altri interrogativi sulle modalità di affidamento dei 5 spettacoli che l’amministrazione intende riservare per sé (erano 15 nella delibera inizialmente varata dalla giunta ed emendata stasera), Matetich infine suggerisce due alternative: pubblicare un bando per affidare l’organizzazione della stagione principale fino ad aprile prossimo ma gestire direttamente quella dei saggi di danza incassandone i ricavi e rinviare alla prossima amministrazione la pianificazione futura, oppure rinunciare del tutto alla stagione di quest’anno e nominare un Cda che programmi con il Consiglio per ripartire nel 2018 «in modo da fare del teatro un vero centro culturale, con un rilancio autentico. Vedo che invece – conclude - avete scelto un'altra strada, evidentemente più comoda».
Più conciliante Laura Nargi: la consigliera si dice contraria alle proposte emendative della maggioranza, ma afferma di rendersi conto «che è necessario un compromesso per rispondere alle richieste della città» e sollecita «una gara trasparente ed esente da sospetti, che lasci il controllo affidato alla giunta e che gli indirizzi culturali siano in capo al Consiglio».
Piuttosto animata anche la discussione sui singoli emendamenti, tutti contestati dalle opposizioni oltre che, ancora da Percopo e Matetich. Osteggiano l’estensione dell’affidamento da uno a due anni Preziosi, che richiama la necessità di predisporre un bando sotto la soglia comunitaria per contenerne i tempi di pubblicazione manifestata in passato dal sindaco, ma anche il capogruppo di "Si Può" Nadia Arace. La consigliera sottolinea che mancano solo un paio di settimane dalla conclusione della liquidazione annunciata dal consulente Marco Chiauzzi, quindi accenna alla proposta di una manifestazione interesse per affidare il teatro per soli quattro mesi «con una scelta che non obblighi la prossima amministrazione che non l'ha operata». Ma questo come altri emendamenti predisposti dal gruppo di opposizione saranno poi ritirati perché superati dalle proposte presentate dalla maggioranza.
Contrastata anche la riduzione da 15 a 5 degli spettacoli con il gratuito patrocinio del Comune: per Preziosi «si tratta di atti di gestione che competono alla giunta, per cui sarebbe stato meglio fare un regolamento sull'uso del teatro»; per Giordano non è possibile stabilirne il numero e i beneficiari a priori; Percopo sottolinea che la scelta non è accompagnata da alcuna spiegazione e chiede lumi anche sui requisiti delle associazioni a cui riconoscere il gratuito patrocinio; Matetich suggerisce piuttosto di lasciare il teatro all’aperto a compagnie locali, «con oneri e onori».
Fin qui i consiglieri contrari, dall’una e dall’altra parte, hanno espresso un voto esplicitamente contrario, ma a partire dall’emendamento che riguarda l’inserimento di una clausola sociale a garanzia del personale impegnato in questi anni al Gesualdo, cominciano invece ad astenersi, diventando la materi tecnica quanto controversa. Sull’argomento, dopo l’interrogativo posto da Giordano circa l’esistenza o meno di maestranze del Gesualdo, si alimenta una vera disputa, con tanto di definizioni da dizionario e chiamata in causa del segretario generale sul termine "maestranze", utilizzato nell’emendamento eppure non rispondente alle figure professionali operanti fino alla passata stagione, prestatori d’opera o partite Iva, con la sola eccezione forse degli addetti alle pulizie, dipendenti di cooperativa. D’altra parte, come sottolineato dallo stesso Feola, la clausola non costituisce un obbligo per chi acquisisse la gestione del teatro.
Criticata anche l’abolizione totale di biglietti omaggio. Preziosi evidenzia che nel caso bisogna assicurarsi che non ne distribuisca nemmeno il futuro gestore, mentre Giordano afferma: «Capisco che questo è l'emendamento della vergogna, mentre quello serio era l'altro che prevedeva di destinarne a studenti e fasce sociali deboli e aiutava il teatro. Tutti i teatri hanno bisogno di omaggi – aggiunge -, perché un teatro ha bisogno di relazioni, di sponsor, di rapporti con la scuola. Quello che non va bene è che ci sono consiglieri che hanno gestito 90 biglietti in una stagione, la dazione dei biglietti, perché il teatro deve avere relazioni sane e virtuose con l'esterno, non i consiglieri comunali. Ma si può passare da tutto a niente ed essere credibili?».
Non passa indenne da contestazioni nemmeno l’ultimo degli emendamenti, presentato per anteporre alle disposizioni di giunta il parere del Consiglio in merito agli indirizzi di gestione, perché sia Preziosi sia Arace ricordano che l’aula ha funzioni di indirizzo e controllo ed esprime voti e non pareri.
Nel complesso, per Giordano l’amministrazione si avvia «verso l’ennesimo disastro» senza attendere i numeri della liquidazione e con una «inconsapevolezza totale che la città perde spazi», mentre Preziosi afferma che «gli emendamenti non servono a nulla perché se faccio un bando – dice - il teatro è nelle mani di un terzo. Mi auguro che quanto meno risparmieremo 460mila euro di contributo all'anno, ma raccomando di fare innanzitutto uno stato di consistenza prima dell’affidamento, e che si facciano attività culturali degne di questo nome. Il problema però sarà quando Chiauzzi presenterà il bilancio di liquidazione e quando torneremo in aula».
Deluso il capogruppo Udc Alberto Bilotta: «Dopo un anno e mezzo si porta in aula una delibera con cui si affitta il teatro senza continuità né prospettiva, ma io mi sarei aspettato una proposta di rilancio. Spero che la giornata di oggi non sarà ricordata come la sconfitta del teatro».
Ma il capogruppo Pd Geppino Giacobbe ribadisce che l’esternalizzazione è dovuta al fatto che «l'amministrazione non ha risorse sufficienti e non fare la stagione sarebbe un danno per la città e la provincia. Invece il teatro resterà aperto e dovrà essere un punto di riferimento. Il controllo è demandato alla giunta e al Consiglio e c'è bisogno – insiste - di una soluzione veloce e trasparente e soprattutto di un teatro aperto».


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