«Riteniamo che dare tre anni di tempo per far adeguare le sale gioco sia una presa per i fondelli nei confronti della comunità. Come dire, ricordando Oronzo Canà, che abbiamo acquistato Maradona ma fra tre anni. Noi abbiamo sostenuto che bisogna, invece, intervenire entro sei mesi o un anno, sia sulle slot sia sulle scommesse. Abbiamo immaginato una stretta rispetto agli orari delle sale scommesse e dei corner e anche proposto di istituire un osservatorio che possa fornirci dati reali sulla scorta dei quali magari modificare il regolamento, con iniziative che tendono all'informazione e all'educazione, visto che c'è un fenomeno dilagante delle scommesse online e non possiamo fare finta di niente».


Queste, nel merito, le questioni sollevate e condivise da otto consiglieri di maggioranza sul "Regolamento sale da gioco e giochi leciti per la prevenzione e il contrasto alle ludopatie" e illustrate in conferenza stampa da Gianluca Festa, Francesca Medugno e Gerardo Melillo (firmatari con loro dell'emendamento anche Salvatore Cucciniello, Tonino Genovese, Massimiliano Miro, Giuseppe Negrone e Nicola Poppa) all'indomani della mancata approvazione in aula e in risposta anche ai commenti di altri esponenti di maggioranza e alle dichiarazioni rilasciate dall'assessore proponente Arturo Iannaccone al termine della seduta consiliare (leggi qui).
Nessuna questione politica, «su questo tema non può esistere un fronte fotiano, uno festiano» afferma lo stesso Gianluca Festa, insomma non una contrapposizione interna, insistono i consiglieri che respingono inoltre ogni accusa di irresponsabilità, fondando a loro volta su sentenze del Tar e del Consiglio di Stato una denuncia decisa di inefficacia del regolamento portato in aula in questi giorni.
«C'è allarme sociale e pericolo imminente e l'amministrazione dice "risolviamo fra tre anni" – ribadisce Festa –, solo per lavarsi la faccia e trovare altrove il mostro. Fare però un regolamento per lavarci la faccia ma che il Tar annulla, non ci serve. Qualche "responsabile", ricordando tempi scilipotiani, ha detto di andare a vedere quali soluzioni hanno adottato altre amministrazioni Pd, quando altri regolamenti sono stati bocciati dal Tar, ad esempio a Firenze per insufficienza istruttoria e contraddittorietà perché si era tenuto conto di dati relativi a contesti statunitensi. Inoltre, secondo una sentenza del Consiglio di Stato del 30 agosto c'è differenza fra sale scommesse e sale da gioco ed è quindi possibile regolamentarle diversamente».
«Il fumo negli occhi fa parte dei politicanti della prima Repubblica, ma noi la città la viviamo, a differenza di nominati che rappresentano poco o nulla e ritengono di poter dire che l'importante è stare a posto con la coscienza. Chi avesse approvato questo regolamento – dichiara Festa - sarebbe stato a favore del gioco d'azzardo illimitato».
L'accusa rivolta all'amministrazione è aver fatto, «come studenti svogliati, un copia e incolla ma copiando da bocciati, perciò devo pensare che, come spesso abbiamo detto, abbiamo un'amministrazione mediocre».
Il documento, presentato inizialmente la scorsa estate e rinviato alla Commissione salute di cui lo stesso Festa è presidente per ulteriori approfondimenti, secondo gli otto firmatari dell'emendamento non presenta traccia dei suggerimenti forniti, anche se «con l'assessore ci siamo confrontati – dice ancora l’esponente dell’area Davvero - e ci era parso disponibile ad accogliere i nostri miglioramenti». D'altra parte, oltre a prevedere tempi di attuazione molto lunghi il regolamento, insistono Festa, Medugno e Melillo, non tiene conto di tipologie di gioco come i gratta e vinci, venduti nelle tabaccherie dove i minorenni possono entrare (diversamente dalle sale gioco e dalle sale scommesse), né dell'altissima incidenza del gioco online, rispetto al quale è difficile intervenire.
«Per le scommesse abbiamo suggerito di limitare gli orari, all'entrata e all'uscita dalle scuole come dagli uffici – spiega Festa, entrando nel dettaglio del contenuto nell'emendamento - e abbiamo previsto l'istituzione di un osservatorio che in sei mesi ci permetta di affrontare e risolvere eventuali problemi».
In questo senso, Festa sottolinea: «Fughe dinanzi alle responsabilità non sono più possibili, si deve stare in aula, studiare i provvedimenti e votare. Mai più questioni come l'Asi, con appena sette voti per uscire dal consorzio. Noi affrontiamo le cose con responsabilità ed efficacia e ognuno deve metterci la faccia, motivando e spiegando».

Medugno Festa Melillo 2 11102017
Festa spiega, quindi, il fatto che l'emendamento, annunciato lunedì ma non formalizzato ieri, appunto non è stato presentato ufficialmente perché «il regolamento – sostiene - andava ritirato, ma hanno forzato la mano. Secondo noi – aggiunge - deve essere riportato in aula entro fine mese».
Francesca Medugno sul punto precisa: «Noi siamo disponibili a risederci al tavolo e discutere con tutti e trovare una convergenza». «Avevamo fatto una riunione cinque minuti prima del Consiglio – afferma poi in merito all'uscita dall'aula di ieri -, l'assessore ci ha chiesto di dargli 24 ore di tempo per valutare l'emendamento e noi abbiamo acconsentito. Poi, in aula, l'assessore fa la sua richiesta di rinvio e ci sta che l'opposizione dica no, ma noi cosa dovevamo fare, quando gli altri consiglieri di maggioranza hanno votato contro l'assessore?».
«Posto che il regolamento è importante e la città deve dotarsene, abbiamo chiesto un confronto preventivo prima del Consiglio di lunedì – dichiara anche Gerardo Melillo - e io ho domandato se il regolamento era frutto di uno studio o meno. Mi ha risposto che è difficile fare uno studio perché la realtà è mutevole, ma da qui deriva il copia e incolla di cose fatte in altre realtà».
«Ho anche chiesto se erano stati presi in considerazione i gratta e vinci e mi è stato detto che non è possibile, perché c'è il monopolio e l'amministrazione non può intervenire – continua -. Ma io conosco anziani che si giocano ai gratta e vinci l'intera pensione e persone che si giocano tutto lo stipendio alle slot machine e lasciano affamati mogli e figli e mi domando perché dovrei fare una cosa copiata e incollata. Non c'è nessun problema politico, ma una questione di coscienza da parte di chi come noi ha a cuore i problemi e vuole portare soluzioni concrete. Qui, invece, si tratta di fumo a manovella e chi lo sta facendo non siamo noi – insiste il consigliere -, ma chi si erge a paladino della giustizia senza averci messo senso di responsabilità. Il regolamento può essere riproposto – conclude - e non abbiamo presentato emendamenti per evitare ulteriori frizioni, ma mi aspettavo che se ne potesse discutere, invece ci hanno sparato addosso».

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