Con soli 13 voti favorevoli e senza che sia stato presentato ufficialmente l’emendamento annunciato ieri (leggi qui) il "Regolamento sale da gioco e giochi leciti per la prevenzione e il contrasto alle ludopatie" torna in aula, ma con l’uscita dall’aula al momento del voto per appello nominale dei consiglieri Salvatore Cucciniello, Francesca Medugno e Gerardo Melillo che fanno capo alla presidente del Consiglio regionale Rosetta D’Amelio e dell’esponente dell’area Davvero Gianluca Festa i voti favorevoli si fermano a 13 e mancano proprio i quattro sì determinanti a garantire la maggioranza qualificata richiesta per approvare il provvedimento.

Ancora un nulla di fatto corredato dal consueto andirivieni dai banchi alle stanze alle spalle dell’aula che svuota in maniera desolante mentre prima la capogruppo del gruppo "Si Può" Nadia Arace e poi la collega Francesca Di Iorio illustrano le quattro mozioni che restano da discutere all’ordine del giorno.
Tuttavia, l’esito del voto insufficiente sul regolamento non è letto dall’assessore proponente Arturo Iannaccone come una bocciatura. «È mancato il quorum, ma tutti i consiglieri presenti hanno votato a favore – afferma - perciò tecnicamente, se non ci fosse stata la maggioranza qualificata, il voto sarebbe stato unanime. Il dato positivo è che su un regolamento che tende a regolare una materia che influisce sulla vita delle persone e sull’educazione dei giovani maggioranza e parte della minoranza hanno votato insieme – commenta -, confermando l’orientamento che era emerso nelle Commissioni alle Attività produttive e ai Regolamenti, dove il regolamento è stato approvato all’unanimità».
Il regolamento dovrà dunque tornare all’attenzione del Consiglio e in questa prospettiva Iannaccone si mantiene ottimista: «Ora si tratta di approfondire – dice -. I consiglieri che hanno lasciato l’aula erano portatori di un emendamento non presentato che portava a distinguere tra sale le scommesse e le sale dove ci sono esclusivamente slot machine e video lottery, ma in nessuna parte d’Italia è stata approvata questa distinzione – puntualizza -. Noi non intendiamo fare un’azione di sterminio di un settore riconosciuto da una legge dello Stato, ma evitare che un fenomeno patologico si possa diffondere e favorire anche con l’azione congiunta dei servizi sociali e dell’Asl una campagna di prevenzione. Perché non si tratta semplicemente di perdere delle somme, ma di un fenomeno codificato e curato dal Sistema Sanitario Nazionale come una vera e propria malattia. Penso che sia una battaglia giusta – insiste – e nel lavoro per stendere il regolamento mi sono lasciato guidare da esempi positivi, come quello dell’amministrazione comunale di Bergamo guidata da Giorgio Gori, ma non ci siamo limitati a un "copia e incolla", come ha sostenuto qualcuno e abbiamo approvato un regolamento che si adatta alla nostra città. Ad esempio – spiega -, in quasi tutti i comuni esiste il limite di 500 metri di distanza dai luoghi sensibili ma, essendo la nostra una città piccola, abbiamo previsto 300 metri e ci sono comunque 3 anni per adattarsi. Inoltre, il centro storico deve essere completamente privo di queste attività».
«Invito ad approfondire e studiare altri esempi e a verificare, per chi si identifica in un partito, le amministrazioni a guida dei rispettivi partiti cosa hanno fatto. Io ho la coscienza a posto – conclude Iannaccone - e credo che il rischio di ludopatie può essere mitigato».
Più politica e invece decisamente più mesta la valutazione della consigliera Ida Grella circa l’esito del voto: «Mi corre l’obbligo di ringraziare i componenti della minoranza che hanno recepito il mio appello di ieri – esordisce - e che ha portato alla votazione favorevole di alcuni rappresentanti delle opposizioni sul regolamento che comunque non è passato». Poi si rivolge al consigliere Alberto Bilotta, «presidente della gloriosa commissione al bilancio» dice Grella, perché «sperimenta ogni volta la capacità di lavorare insieme, a prescindere dall'appartenenza politica e dalla casacca perché si capisce che certi provvedimenti sono importanti per l’intera comunità». Per contrasto invece la consigliera commenta che «la cosa disastrosa di questa esperienza politica è che guardarsi negli occhi e capirsi è venuto meno da persone che, solo teoricamente, indossano la stessa casacca. È stato un limite che questa amministrazione ha dovuto scontare fin dall'insediamento».
«Quel regolamento rappresentava la possibilità di approvare insieme qualcosa che facesse uscire Avellino da una condizione di Far West – aggiunge nel merito, riprendendo una espressione usata già ieri - e desse un segnale alle madri di ragazzi che si chiudono per ore nelle sale scommesse, ai pensionati che perdono gran parte della pensione e speravo che si arrivasse anche a una discussione di emendamenti. Mi ero documentata e avevo portato anche le definizioni ministeriali di sala scommesse e sala da gioco che sono equiparate giuridicamente – puntualizza la consigliera -. Si capisce bene che un regolamento che non ne tiene conto è monco, contro legge e non risolve il problema. Si è fatto un tentativo, si è fatta purtroppo un’altra scelta e ognuno è responsabile delle proprie azioni. Certamente il regolamento sarà riportato in aula, ma chi vi parla non lo voterà mai, se verrà stravolto nella sua sostanza».
Riferendosi alla proposta avanzata a inizio seduta dalla consigliera Arace circa il conferimento della cittadinanza onoraria ai figli di immigrati che vivono in Italia, Grella conclude: «È chiaro che questa è la faccia della stessa medaglia: parlare dello Ius soli è fondamentale, ma questo eleva talmente il livello della discussione politica che non so quanti e quali potrebbero essere gli interlocutori».
Durissima la critica di Alberto Bilotta, dopo la «preghiera a un’aula distratta di dare un segnale» di Arace, che parla per lo più a banchi vuoti di baratto amministrativo e progressività fiscale. «Che segnale può dare una maggioranza che si è spesa per portare in aula un regolamento con tante belle parole – domanda il capogruppo dell’Udc - e poi esce dall'aula per non partecipare al voto e il regolamento, nonostante una parte di opposizione più che responsabile, non viene approvato? È una cosa indegna e lo spirito con cui stiamo affrontando argomenti così importanti viene svilito. Ci si riduce ad andare per i corridoi a discutere di perché un assessore è uscito e noi siamo qui a fare cosa? Approveranno inermi le mozioni e poi, consigliera Arace, sa cosa faranno? Niente, assolutamente niente. Questa è la tragedia – dice alla maggioranza -, che in quattro anni non avete fatto niente, se non farci vedere uno spettacolo indegno che non ha niente a che vedere con i bisogni della cittadinanza. Io sono qui solo per le mozioni di Arace, diversamente me ne sarei già andato. Non è possibile che questa situazione continui senza mai una soluzione e non ha più senso venire in aula – commenta -. L'atteggiamento di molti consiglieri della maggioranza mi faceva sorridere e ora mi fa piangere, parlavano dell'importanza di fare un regolamento importante e poi escono dall'aula perché nella maggioranza ci sono interessi di partito diversi. Di che vogliamo discutere, della povertà? Io discuterei della povertà politica, perché la politica ad Avellino si è ridotta a nulla, con persone che si sono completamente dimenticate dei bisogni delle persone e pensano solo ai propri».
«Noi ci crediamo nelle mozioni che presentiamo – dichiara invece Nadia Arace - e sarebbe opportuno non agitarsi per la bocciatura di un regolamento perché si continua a trattate quest'aula come una dependance del Pd. Noi parliamo di un dramma che interessa almeno 2000 cittadini avellinesi e siamo stanchi di ascoltare che la questione della povertà si affronta con la retorica di chi è rassegnato». La consigliera non risparmia una rinnovata critica all’insufficienza delle politiche sociali quando sostiene che «immaginare di elargire 100 voucher su una popolazione di migliaia di persone in tutto l’ambito, quando solo ad Avellino ci sono 2000 poverissimi, non basta» e denuncia anche «disparità di accesso ai servizi di asilo, istruzione, casa perciò – dice - proviamo ad affrontare la questione da diversi fronti, ad esempio anche rispetto a un terzo consultorio sul territorio comunale, e ci aspettiamo atteggiamento di umiltà dall'amministrazione quando i risultati non arrivano».
L’aula accoglie poi all’unanimità la proposta di garantire un terzo consultorio nel capoluogo oltre quelli attivi al centro sociale "Samantha Della Porta" e a Borgo Ferrovia, illustrata all’aula da Francesca Di Iorio con l’obiettivo di ripristinare la quota esatta sul territorio come stabilita dalla legge 405 del 1975 e facendo seguito a una interrogazione presentata ad agosto scorso dalla stessa consigliera all’assessore alle Politiche sociali e a quello al Patrimonio perché si individuassero anche dei locali idonei, in modo da assicurare tutti i servizi previsti dalla norma ma non sempre erogati. Di Iorio manifesta inoltre perplessità per la soppressione del consultorio a San Tommaso, «perché poi leggiamo del meritorio impegno del consigliere dottor Franco Russo – dichiara -, sempre attento alle problematiche degli abitanti del quartiere San Tommaso, alla loro salute, che con la sua associazione insieme a un pool di medici specialisti, organizza weekend di screening nei locali della chiesa. Per carità, encomiabile iniziativa – continua Di Iorio -, ma lei, consigliere, avverte come noi la necessità di garantire un servizio continuo e costante, previsto da una legge nazionale, che non può e non deve essere sostituito da qualche giornata di volontariato in parrocchia?».
«Analogamente, mi chiedo – prosegue la consigliera – in un momento di massima allerta, avvertita da diverse realtà sociali e portata addirittura all’attenzione del prefetto, il Comune di Avellino, su proposta dell’assessore Mele con delibera di giunta n.94, destina dei locali, sempre nel quartiere di San Tommaso, concessi a titolo gratuito ai Cavalieri dell’Ordine di Malta intendendo istituire un ambulatorio medico per visite gratuite tre volte alla settimana. Chiariamo che per questo gruppo – puntualizza Di Iorio – il volontariato non può e non deve sostituire servizi pubblici, diritti dei cittadini che intendiamo rappresentare qui. Questo gruppo – rimarca – con questa mozione intende garantire l’istituzione di servizi "laici" sui temi della maternità, della salute delle donne e delle genitorialità. A noi culturalmente non piace l’idea di demandare questi servizi all’azione di associazioni cattoliche, che di certo non hanno tra le loro missioni difendere la laicità delle istituzioni democratiche».
Alla nuova richiesta diretta alle delegate di giunta Teresa Mele e Paola Valentino segue quindi una replica positiva, sia circa l’individuazione di una sede adatta a un consultorio, sia riguardo la sollecitazione di un tavolo con l’Asl che già ad agosto si era detta disponibile a un confronto.
Positivo anche il voto dell’aula a due delle tre mozioni illustrate da Arace, nello specifico quella sulla progressività fiscale e quella sull’attuazione di misure a sostegno della donazione di beni alimentari a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi, «perché il Comune secondo noi dovrebbe essere presente – spiega Arace - nella presa in carico di chi non riesce a comprare per il proprio sostentamento, senza lasciare che a provvedere in vacatio siano la Caritas o la Mensa dei poveri», ferma restando la precisazione di Mele circa l’esigenza di garantire la conservazione delle derrate alimentari a norma di legge, istituire un elenco dei donatori e prevedere la formazione del personale, che potrebbe essere anche volontario, per ragioni di sicurezza igienico sanitaria.
Ritirata, invece la mozione per l’introduzione del baratto amministrativo per il quale il gruppo "Si Può" sollecita sia data priorità ai cittadini incapienti per motivi di reddito. L’iter, ha ricordato in aula l’assessore Maria Elena Iaverone, è già partito in sede di commissione nel 2014 su impulso del consigliere Bilotta, ma nel frattempo la fattispecie è stata ulteriormente normata e bisogna definire un regolamento che fissi condizioni e criteri oltre a quantificare il lavoro aggiunto dei cittadini in modo da evitare il rischio di creare in un danno erariale. Sul punto, però, interviene lo stesso Bilotta che incalza: «È vero che la giurisprudenza si è espressa ma quanto letto dall'assessore è la risposta della Corte dei Conti al Comune di Bologna che attualmente ha oltre 100 contratti di questo tipo, attraverso appunto il regolamento. Molte città stanno portando avanti questa iniziativa – afferma -, si tratta di capire cosa volete fare e se il Comune vuole stringere patti collaborativi con i cittadini».

LA NOTA DEI CONSIGLIERI DELL’AREA D’AMELIO
Nessun commento a voce da parte dei consiglieri Salvatore Cucciniello, Francesca Medugno e Gerardo Melillo, che lasciando i propri banchi hanno fatto mancare tre dei quattro voti che avrebbero permesso l’approvazione del regolamento contro le ludopatie e che hanno invece preferito affidare la loro posizione a una nota stampa, riportata qui di seguito:


Sin dall'inizio di questa tormentata consiliatura siamo stati abituati ad assistere a frequenti “colpi di scena” che hanno animato il dibattito in quest’aula.
Nemmeno ieri sera ci siamo sottratti a queste ormai antiche consuetudini che rendono faticosa l'azione amministrativa.
Siamo favorevoli a regolamentare nel migliore dei modi una materia delicatissima, ad affrontare una causa di distruzione di tante famiglie, di giovani, di anziani. A differenza di altri colleghi consideriamo ulteriormente migliorabile il testo presentato.
Ma veniamo a quanto è accaduto ieri sera. Una conferenza dei capigruppo stabilisce che la discussione e la votazione del regolamento si sarebbero tenute in questa sera. In aula l'opposizione, che fa il suo mestiere anche a costo di superare quanto stabilito un attimo prima, chiede l'inversione dell'ordine del giorno. L'assessore Iannaccone, sulla scia di quanto stabilito in capigruppo, afferma di voler riflettere su alcune modifiche emerse nel corso di una approfondita discussione e propone di confermare quanto stabilito non più di 5 minuti prima. Al di là delle legittime convinzioni personali sull' argomento in generale e sui singoli emendamenti in particolare, non troviamo anomalo il fatto che alcuni consiglieri di maggioranza abbiano votato no alla richiesta dei consiglieri di opposizione, ma consideriamo inopportuno il fatto che altri consiglieri votino in modo contrario a quanto stabilito poco prima e non accogliendo l'invito dell'assessore. Quanto avvenuto ci ha creato e ci crea ancora disagio.
Ieri i consiglieri di opposizione hanno fornito la loro lettura su quanto accaduto: ci sta, e nel gioco delle parti. Reputiamo però non solo poco istituzionale, ma decisamente fuori luogo, il fatto che l'assenza di un membro della giunta che - avendo impegni di rappresentanza e in assenza di pratiche da illustrare ha lasciato l'aula qualche minuto prima della conclusione - abbiano rappresentato per qualcuno l'occasione per sgranare il solito Rosario di offese personali. Qui non esistono caporali e soldati semplici: anche se non sono stati eletti gli assessori sono delegati dal sindaco di questa città e, se non squisitamente tecnici, sono anche espressione di consiglieri che sono stati indicati dei cittadini e che, nel nostro caso e non solo, si sentono pienamente rappresentati da questi.


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