«Sono nato a giugno del 2003, che è stata un’estate particolarmente calda ad Avellino, e mio padre mi portava spessissimo con la carrozzina a viale platani. Mi hanno sempre raccontato di quelle passeggiate, che però oggi nessuno può fare, perché dalla caserma "Berardi" in poi di alberi non ce ne sono più. Vivo in centro, perciò frequento ancora viale Italia, e mi sono accorto che con il tempo i platani vanno sempre più scomparendo.

Facendo ricerche ho scoperto però che si tratta di un viale storico risalente al 1700, quindi mi sono reso conto che è anche uno dei pezzi di storia più importanti di Avellino e, avendo a cuore la città, ho deciso di lanciare una petizione e spero che ci sia subito una attivazione da parte dell’amministrazione competente».
Antonio Dello Iaco ha appena 13 anni, ma evidentemente già le idee chiare su cosa significa partecipare alla vita di una comunità cittadina senza restare semplicemente a guardare quello che non va per il verso giusto. Così, di fronte ai marciapiedi "spogli" di viale Italia, lo studente di terza media di generazione 3.0 non si è arreso all’inerzia delle cose e ha lanciato una petizione online sulla piattaforma change.org (qui il link) per trasformare un desiderio personale in una iniziativa collettiva, cercando di raccogliere quante più adesioni possibili in vista della consegna del messaggio «Riqualifichiamo viale platani... salviamo Avellino e la storia» al sindaco della città Paolo Foti e alla sua amministrazione.

Una frase semplice in cui Antonio ha condensato il senso della campagna avviata circa un mese fa e condivisa fino a oggi da quasi 300 persone, evidentemente convinte come lui che non avere più i platani «sarebbe un peccato per le generazioni future». La cifra che compare sullo schermo, invitando a raggiungere 500 adesioni, è però solo indicativa: «L’obiettivo cresce ogni volta che si supera una soglia di 100 firme – ci spiega Antonio -, ma io conto si arrivare a circa 2.000. Intanto, ringrazio quanti già hanno già aderito». Del resto, al di là delle adesioni in rete, Antonio ha al suo attivo anche il sostegno non virtuale di insegnanti, compagni di scuola e conoscenti che hanno accolto di buon grado la sua idea.
Sulla pagina web in cui il giovane studente del Convitto Colletta invita a sottoscrivere la petizione è presentata in sintesi la situazione attuale di «vero e proprio degrado», scrive, in cui versa il viale dove «i platani stanno morendo a causa del cancro colorato e non vengono più ripiantati».
Questo l’aspetto su cui Antonio intende attirare l’attenzione e che è stato oggi al centro di una speciale seduta della Commissione Ambiente tenuta nel pomeriggio a cui lo studente è stato invitato per illustrare in sede istituzionale l’obiettivo della petizione online. «Mi hanno spiegato che mancano all’appello ancora 44 alberi da ripiantare – dice dopo l’incontro con i consiglieri comunali – e che il Comune di Avellino sta aspettando da un anno lo stanziamento di circa 40mila euro dalla Regione. Ma mi hanno detto anche che gli alberi che verrebbero piantati hanno le stesse caratteristiche di quelli abbattuti e sarebbero immuni al cancro colorato perché selezionati per resistere alla malattia. La petizione potrebbe essere quindi uno strumento per rafforzare le sollecitazioni di questa amministrazione o della prossima se non si facesse in tempo».
«Aver preso l’iniziativa per provare a migliorare le cose, peraltro su una vexata quaestio a cuore di molti cittadini avellinesi, come ha fatto Antonio ci è sembrato non solo un bel gesto – commenta il presidente della Commissione Gianluca Festa -, ma anche un gesto da portare all’attenzione della pubblica opinione, perché auspichiamo che sempre più cittadini anziché lamentarsi, protestando anche giustamente quando le cose non vanno bene, allo stesso tempo si adoperino per far sì che possano migliorare».
Cosa che Antonio ribadisce quando fa direttamente appello alla cittadinanza, perché abbia cura degli spazi pubblici non sporcandoli e deturpandoli e alla Polizia Municipale perché siano disposti maggiori controlli e sanzioni più severe che inducano gli eventuali trasgressori a non ripetere comportamenti incivili.

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