«È una vergogna. Come istituzione, io non posso che vergognarmi. La situazione è tragica e c'è anche un problema di recupero di somme, anche se l'amministratore dell’A.Ir. ci dice che l'azienda è in possesso di una polizza fideiussoria, in più c'è uno stato di avanzamento che non hanno ancora liquidato. Ma sulle cifre entreremo in seguito, quando ci sederemo a un tavolo con l'amministratore che ci mostrerà un po' di documentazione».


In una breve pausa durante il sopralluogo tenuto stamattina al cantiere dell’autostazione di Avellino insieme all’amministratore unico dell’A.Ir. l'ingegnere Alberto De Sio, accompagnato dall’avvocato Donato Pennetta, e il consigliere regionale Tommaso Malerba, il presidente della Commissione d'inchiesta sulle Partecipate regionali, oltre che componente della Commissione Trasporti, Luciano Passariello non usa mezze misure per definire la situazione di stallo che impedisce la conclusione dei lavori, in gran parte compiuti per la realizzazione dell’opera che dopo anni di fermo è però preda dell’abbandono. Ed è questa la circostanza su cui Passariello insiste molto affermando che «il degrado si sta mangiando autostazione».
«Credo ci fosse uno stato di avanzamento forte rispetto a quello che era stato fatto, ma gli anni di stop del cantiere stanno creando difficoltà enormi – spiega -. Tecnicamente, sulla carta, il cantiere dovrebbe essere al 75-80%, ma con tutto quello che c'è da rifare, partendo dalle infiltrazioni al soffitto per cui c'è da impermeabilizzare nuovamente l'intero stabile, penso che siamo alla metà. Da quello che riferisce l'amministratore dell'azienda, c'è anche un problema di carattere giudiziario e sembrerebbe che fino ad oggi non si è potuto rimettere mano ai lavori perché c'è un fermo giudiziario e sono in atto delle perizie. Dopo quelle di parte e di controparte effettuate nel passato sembrerebbe che il giudice ne abbia chiesto una terza – riferisce il presidente della commissione di inchiesta - e questo implica una situazione pesante, perché le perizie richiedono tempo per cui non sappiamo quanti anni passeranno ancora. Penso quindi che anche la giustizia debba un po' darci una mano, affinché si metta la parola fine a questo mal di pancia che Avellino ha e che non si riesce a sopportare».


Passariello spiega che «il fermo è dovuto ad un contenzioso tra l'impresa che ha realizzato i lavori e l'azienda, perché sono state contestate una serie di attività svolte dall'impresa» e ammette che «però è stato un bene che si siano fermati i lavori, perché se si fosse consegnata l'autostazione oggi avremmo avuto un'opera finita e nuova, ma già da ristrutturare». Ad ogni modo, il mal di pancia a cui accennava è fatto di sprechi di tempo e denaro rispetto ai quali Passariello chiarisce che l’organismo regionale da lui presieduto non intende stare a guardare, anche se non è possibile al momento stabilire quanto ancora sarà costata alla fine l’autostazione: «I conti si faranno alla fine – dice – e purtroppo io non so quanto costerà, ma già i 10 anni passati sono costati il doppio di quello che avrebbero dovuto. Ci sarà una rendicontazione che ci dirà quanto c'è costata e se qualcuno ha sbagliato dovrà pagare».
Sui tempi di completamento, Passariello immagina sia necessario ancora un anno: «Lo dico da ex imprenditore, ma il problema è se la magistratura fa entrare una nuova impresa e se ci sono le cifre disponibili per iniziare. Non si tratta di dire quanto tempo ci vuole per finire – aggiunge - ma il tempo che si perde intorno»
Sul percorso compiuto fin qui la convinzione del presidente della commissione di inchiesta è che «le responsabilità siano di tutti: di chi ha operato, di chi ha controllato, di chi doveva vigilare non lo ha fatto – aggiunge -. Da quando ci siamo insediati, come commissione, abbiamo cominciato a mettere in discussione tutta una serie di questioni, non solo l'autostazione che peraltro non è l'ultima cosa che metteremo in discussione. Vorrei fare un giro anche nell'altra struttura che sta nascendo a Grottaminarda e rappresenta un altro investimento forte e vorremmo capire anche là i tempi, quantomeno per non farci trovare impreparati. Ci faremo delle idee chiare anche lì e si dovrà preoccupare chi eventualmente avesse fatto qualcosa di male, perché questa commissione come tutti sanno non fa sconti a nessuno. Noi nasciamo per vigilare e lo faremo fino a quando il mandato ce lo permetterà».
Su questo punto Passariello è fermo: «La commissione non permetterà assolutamente che ci siano furbi che possono nascondere le carte sotto al tavolo. Noi vogliamo che tutto sia messo sul tavolo, che tutto sia guardato la luce del sole e che la città finalmente possa godere di quello che gli spetta. È solo una vergogna che questa autostazione iniziata oltre 10 anni fa ad oggi non sia ancora terminata».
Passariello precisa tuttavia che non c’è alcuna questione aperta direttamente nei confronti del direttore dell’A.Ir. Dino Preziosi, estromesso dall’incarico dalla modifica statutaria che implica appunto l’abolizione della figura del direttore: «Ho sentito Preziosi in audizione in qualità di direttore generale dell'azienda ed è stato invitato per competenza, perché alcune cose l'amministratore unico, che resta il mio interlocutore, non poteva saperle essendo in carica da meno di un anno. Voglio però precisare che tra me e Preziosi non c'è nessuna questione di carattere personale. Io faccio il mio lavoro e lo faccio bene, Preziosi fa il suo e spero che lo faccia bene, ma non c'è assolutamente una diatriba tra me e lui».

Autostazione Luciano Passariello Air 19042017 6
Per la gestione futura dell’A.Ir. Passariello immagina quindi «un amministratore unico che con le stesse risorse crei più responsabilità e più persone a poter controllare perché è un solo uomo al comando non può funzionare. Io vengo dal mondo dell'imprenditoria, non dalla politica, e avevo un'azienda di 2000 dipendenti e so che per essere un buon titolare di azienda bisogna avere tanti responsabili, perché quando ne hai uno solo è voler sfuggire alle responsabilità, ribaltando i tuoi sbagli solo una persona. Ma questo è sbagliato, come è sbagliato che la politica abbia creato questa situazione».
Non manca tuttavia una stoccata proprio sulla gestione dell’azienda di trasporto irpina: «È in attivo e solida, ma io dico che non sempre quando un'azienda è in utile vuol dire che rende un buon servizio, perché se hai utili ma non spendi soldi evidentemente non dai nemmeno i servizi. Direi di chiedere ai cittadini se sono contenti o meno e se vorrebbero una società che chiude zero a zero o una società in utile che però non dà i servizi».


Sul tema si esprime anche il consigliere regionale Tommaso Malerba, componente della commissione trasporti nonché della commissione di inchiesta sulle partecipate regionali: «Sul fatto che l'azienda è in attivo si aprirà un'altra partita se vogliamo privatizzarla. È interessante questo aspetto di politica industriale – dice -, perché quando abbiamo un asset pubblico che funziona lo cediamo, tenendoci invece sul groppone carrozzoni a perdere. Noi come Movimento Cinque Stelle abbiamo iniziato sabato scorso un tour nella città di Avellino sulle opere mai compiute nei trasporti, inclusa l’autostazione, facendo un giro con il deputato avellinese Carlo Sibilia, con Michele Dell'Orco della Commissione trasporti della Camera e continueremo a fare chiarezza. Saremo una spina nel fianco per l'amministrazione De Luca per capire con quali tempi attiviamo un’autostazione decente che rende i trasporti pubblici di Avellino non simili al terzo mondo ma quelli di una città della terza regione in Italia».
Anche Malerba non risparmia accuse dure in merito all’autostazione, parlando di «denaro pubblico versato, responsabilità in capo a tutti e a nessuno, progettazioni sbagliate». «Abbiamo un cantiere in cui ce n'è da fare – aggiunge - e dobbiamo anche capire se è reso conforme ai nuovi vettori a due piani, altrimenti rischiamo di aprire un altro cantiere per finire a urtare sotto un solaio con il pullman. Noi abbiamo acceso un faro su assi viari e trasporti pubblici e continueremo per far sì che i servizi funzionino nelle aree interne come è giusto che sia, altrimenti queste aree erano depresse e lo resteranno. L’A.Ir. gestisce il trasporto pubblico locale su gomma per 96 comuni e l'unico elemento di trasporto oltre la rete interregionale da e per Roma, per cui quando parliamo di valorizzazione per le aree interne si deve partire dall’abc, vale a dire dal trasporto pubblico locale: se non c'è questo, non c'è sviluppo né culturale né turistico Per cui quest'area ha bisogno di un trasporto pubblico su gomma serio».

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