«Fatti dare un bacio. Buon Natale e riguardati». Quanto poco distacco da "lavoro" c'è e invece quanto cuore nell'ultimo saluto di Ottavio Giordano ad Angelo Lanzaro come lo hanno registrato le telecamere di Telenostra tre settimane fa (il saluto compare nel montaggio del servizio televisivo del 7 gennaio "La procura cerca i responsabili", ndr.), a un anno di distanza da una prima visita al box fatiscente del Mercatone che per Angelo, come per Sergio e Virginio, era diventato la casa della loro estrema povertà.


E quanto stride con un vuoto formalismo che di burocrazia si nutre mentre allo stesso tempo ci si nasconde dietro, quando si promette di pagare spese che di norma spettano a un comune, se a morire è un indigente (e alla fine del funerale di Angelo, celebrato ieri a Visciano senza nemmeno un rappresentante del Comune di Avellino, sembra si sia preoccupata in ogni senso la famiglia del 43enne morto congelato nella notte di giovedì scorso ad Avellino, spesso cercato dai fratelli in seguito ai suoi allontanamenti), e quando si persevera nel sostenere che di più non si poteva fare, se invece con poco più si sarebbe risparmiata una vita (visto che se nel sopralluogo disposto dall'assessorato alle politiche sociali non sono stati trovati i tre uomini, i loro giacigli nel locale del centro commerciale abbandonato nel degrado più assoluto testimoniavano comunque inequivocabilmente che c'erano stati e che verosimilmente prima o poi vi sarebbero tornati).
Inascoltato anche il richiamo della Protezione civile che come sempre in caso di ondate di freddo rigido quale è quello degli ultimi giorni ha richiamato i Comuni fin dal 4 gennaio a provvedere a individuare una sistemazione adeguata per le persone in stato di indigenza e senza fissa dimora.
Non sorprende dopotutto, per quanto sembri assurdo, che il primo ad essere avvertito quando per Angelo non c'era ormai nulla da fare, sia stato ancora il giornalista, che ad Avellino e non certo per una mera questione di anzianità lavorativa, è forse il volto più noto a soprattutto più amato dalla popolazione, perché tutti i giorni percorre la città camminando tra le persone raccogliendone le storie in ogni quartiere e fin nelle case. Incluse quelle fatte di stracci e cartoni in mezzo ai rifiuti, abitate da uomini che ha definito invisibili pur vedendoli benissimo da oltre un anno. Nel bisogno, si chiama chi risponde, chi sa ed è vicino, al di là di una motivazione di lavoro.
Ma se conoscere il più possibile da vicino è l'unico modo perché un giornalista possa raccontare, è anche l'unico modo perché chi amministra possa intervenire e risolvere. Sarà per questo che la vicinanza che non c'è stata fin dalla semplice conoscenza della vita misera a cui Angelo e i suoi compagni nella povertà erano costretti diventa nelle parole pronunciate ieri dal sindaco di Visciano Pellegrino Gambardella «situazioni incresciose che si possono verificare in particolare in città, ma i nostri paesi piccoli sono in qualche modo più solidali e riescono a dare soluzioni. Un fatto del genere – ha detto in collegamento telefonico con la redazione di Telenostra - credo che nel mio paese non sarebbe successo».

ottavio e angelo al mercatone 2015
La lontananza da una situazione colpevolmente ignorata ci vede un po' tutti uguali, perché se ad accertare eventuali responsabilità saranno gli organi preposti, dato che la Procura ha aperto una inchiesta per omissione di soccorso, non occorre andare lontano o attendere indagini per individuare quelle morali, che spettano a chiunque, incluso chi scrive, non abbia ascoltato come si doveva quella richiesta di aiuto, né si sia preoccupato di amplificarla in modo che nessuno potesse sentirsi in diritto di cavarsela semplicisticamente con un "non lo sapevo".
Nemmeno il sindaco Paolo Foti, che ha annunciato una indagine interna al Comune e ha parlato di un eventuale trasferimento coatto per senzatetto che avessero rifiutato di spostarsi presso strutture di accoglienza. Eppure la richiesta di aiuto di Angelo e Sergio era stata chiara e precisa anche un anno fa ed è difficile pensare che si sarebbe trasformata in un rifiuto, diversamente da chi pure sano di mente, sebbene incomprensibilmente per i più, abbia magari scelto deliberatamente di vivere per strada.
Altro modo di intendere quello dell'Elemosina apostolica che, per volere di Papa Francesco, ha messo a disposizione automobili perché chi non vuole spostarsi possa dormirci dentro la notte e distribuito sacchi a pelo di tipo alpino, resistenti fino a 20 gradi sotto zero, ai clochard che nemmeno in questi giorni di freddo estremo avessero intenzione di lasciare il proprio posto per le strade di Roma, oltre a tenere aperti 24 ore su 24 centri di accoglienza e dormitori, dove chiunque non abbia un tetto possa trovare riparo e qualcosa di caldo da bere e da mangiare. Anche su una sedia, se non ci sono più i posti letto per dormire.
Che non sia solo il freddo a colpire le persone che vivono per la strada, ma tante volte anche l'indifferenza l'ha ricordato Papa Francesco dopo l'Angelus di domenica scorsa, quando ha detto pure: «Purtroppo alcuni non ce l'hanno fatta», invitando iv fedeli a pregare per loro ma anche a chiedere «a Dio di scaldarci il cuore per poterli aiutare».
Avere un cuore caldo non è però esclusiva per chi professi una determinata fede e a volte è solo questione di volontà. Il punto è che a volte la volontà sembra somigliare troppo al coraggio di cui Don Abbondio diceva che "se uno non ce l'ha, mica se lo può dare".

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