Porre le basi per l'elaborazione di un progetto "per una bonifica che non duri una vita", a partire dall'individuazione di "chi fa cosa".

 

In estrema sintesi il significato dell'incontro promosso dal circolo "Foa" del Partito Democratico, con il ritorno in città di Fabrizio Barca, per la prima volta da quando la riqualificazione dell'Isochimica è stata inserita fra gli 11 Luoghi Ideali dell'ex ministro per la coesione territoriale del governo Monti. Un momento per "accendere un fiammifero – puntualizza il presidente del circolo democratico Giovanni Bove – ribadendo la priorità della bonifica, non di un balletto politico, perché quella per l'Isochimica è una battaglia di civiltà, che non potrà avere padroni, né padrini".

IMG 8987L'invito, esplicito, è rivolto poi all'amministrazione comunale della città, cui viene sollecitata una procedura di esproprio in danno, dice Bove, perché colga responsabilità e occasione di imprimere alla vicenda una necessaria e improcrastinabile accelerazione. "E' un'opportunità e un problema allo stesso tempo – riconosce Barca – ma è così che funziona".

"Non so se sarà risolutivo, ma è preliminare il ruolo del Comune - afferma anche Andrea Ranieri, referente nazionale del progetto -. Ci vuole qualcuno che si assuma la responsabilità e non può essere che chi è più vicino ai cittadini, e che potrà di volta in volta essere spinto o contestato. Dobbiamo costruire un'azione esemplare, perché la bonifica qui diventi un punto di riferimento, ma occorre un partito che solleciti le istituzioni e sia capace di portare alle istituzioni le preoccupazioni quanto le proteste dei cittadini. I luoghi non sono mai vuoti – aggiunge – ma ci sono rabbia, disperazione, speranze delle persone. Quello che ci diranno le mamme del comitato sarà importante nell'impostazione della bonifica quanto i discorsi degli economisti. Questo è un punto qualificante di una possibilità di recuperare quelle aree".

Stesso segnale anche da parte di Antonella Forino, giovane avvocato avellinese, che ha curato per il circolo "Foa" la fase di studio di tutti gli aspetti tecnico giuridici della vicenda, attraverso trent'anni di documenti riletti alla luce delle normative di riferimento. "Tocca al Comune, mi spiace dirlo, ma è così", ha concluso dopo aver riassunto i punti salienti relativi ai passaggi, o meglio mancati passaggi, di proprietà all'Asi che poi però non ne ha preso possesso.

"Ma il Comune può anche decidere di diventare protagonista – prosegue -, con un cambio di passo. Sappiamo che i soldi non ci sono, ce l'hanno detto in tutte le salse, ma l'amministrazione può dire vado io a chiedere il riconoscimento dell'area quale Sito di interesse nazionale, vado io in Regione a chiedere soldi. Certo, ci sono due procedure da intraprendere, per il recupero ambientale e per la riqualificazione, perciò si deve immaginare di modificare gli strumenti urbanistici, inserendo l'Isochimica nei piani futuri".

Sulla stessa linea Francesco Todisco, che sottolinea la necessità che il destino di quell'area trovi finalmente posto in un disegno più ampio di pianificazione strategica della città, partendo dalla ricostruzione "di tasselli di verità, lasciando spazio all'esigenza di dissenso e di un pensiero non omologato sull'argomento. Aiuteremo ogni tentativo che porti alla bonifica e non ne ostacoleremo mai nessuno – precisa -, ma denunceremo ogni tentativo di demagogia su una questione così delicata. Occorre serietà, rigore, non si scherza con chi porta sulla propria pelle questo dramma. Il comune – dice - faccia quanto di propria competenza, dimostri di essere guida di un territorio molto più vasto".

Nondimeno, il metodo adottato per giungere a una soluzione, che per altro nessuno si illude di veder concretizzata entro marzo 2015, è di quelli che non mirano ad assegnare il compito di delineare possibili soluzioni ad un singolo soggetto. "A marzo non sapremo cosa sarà, ma potranno esserci almeno tre idee possibili – spiega Barca -, che si scontrino, sulla base di una valutazione ambientale e del contesto dell'area. Ma quello che metodologicamente si sta praticando qui è il futuro – precisa -. Perché un Paese non ce la fa, se non lavora così".

Il metodo, infatti, è quello della mobilitazione cognitiva, dell'attivazione di una rete. Nessuna improvvisazione, però, poiché è essenziale lavorare sulla base di competenze che non si limitano nell'alveo di una parte politica, con il confronto con un mondo dell'associazionismo che acquista un peso sempre più consistente nel nostro Paese.

In realtà, è lo stesso Barca a riconoscere che, se è vero che nel caso Isochimica la situazione si è smossa solo grazie alla magistratura, segno che "non ci siamo riusciti noi – dice -, non ci è riuscita la politica", comunque "del partito si ha bisogno, perché abbiamo fin troppi esempi di velleitarismo autoritario in questo Paese".
Insomma, politica sì ma capace di dire "voi avete elaborato delle idee, io le traduco in progetto" e dotata di nuovi strumenti, anche perché "l'unico modo per superare la diffidenza – avverte Ranieri - è mettere in piedi qualcosa di questo tipo, facendo in modo che i cittadini siano sempre informati, consapevoli in ogni momento della giustezza di quello che si fa".
Termini imprescindibili del processo avviato con questa modalità di far politica, l'unitarietà del progetto, la ragionevolezza, l'apertura, la nazionalizzazione del problema. Barca li spiega uno ad uno, chiarendo innanzitutto che occorre affrontare ogni aspetto in modo da istruire procedimenti appropriati, "per i lavoratori, per una messa in sicurezza e una bonifica convincenti e che siano le stesse che si pretenderebbero ad esempio sul lago di Garda".
La ragionevolezza, quindi, sta nel presentare "proposte informate", rispetto alle quali "ci potrà essere chi non è convinto, ma dovrà dirti perché no", e dovrà essere espressa agli altri, condivisa attraverso la rete, "che può essere usata male se è un circuito autoritario, e questo è un uso improprio del futuro, ma deve essere quella su cui metti le proposte. E non sei solo, perché è il luogo dove puoi richiamare idee simili".
Resta ferma l'esigenza di allargare i confini dell'informazione, dell'impegno e della responsabilità stessa rispetto alla vicenda Isochimica. "La proposta di offrire al Comune l'opportunità di essere protagonista di una stagione, non significa che da domani il problema non è più nazionale – precisa Barca -. Lo è perché ci sono responsabilità nazionali, la scelta di fare quel lavoro in questo posto, morali e politiche. Una soluzione nazionale va trovata, non so come ma facendo in modo che quello che si fa qui sia un riferimento. Il centro deve metterci la testa".
Chi vive in quell'area non può che condividere questo punto di vista, tanto più che nello stesso quartiere si registrano reazioni contrastanti. "Le opinioni a Borgo Ferrovia sono opposte – dice Gabriella Testa, presidente del Co.ci.bi.s. -, ma la maggior parte delle persone è sfiduciata. Noi del comitato rispondiamo che in questo momento qualcosa si deve fare, anche se si farà solo quando i politici ritroveranno il senso che le istituzioni devono lavorare per i cittadini, che prima del voto vengono coinvolti ma poi dimenticati.
Però ce la stiamo mettendo tutta e in questa ottica abbiamo organizzato l'evento di oggi pomeriggio, di festa, perché vogliamo qualcosa per i nostri bambini, ma con un sottofondo di malinconia, perché sappiamo bene che lì c'è un mostro che deve essere abbattuto. Invito tutti – conclude -, lasciate per un po' il corso, che tanto è sempre qui, e vi renderete conto di cos'è Borgo Ferrovia".

Di sicuro è un posto dove occorre ricostruire la fiducia, la speranza in un diritto. Gaetano Alvino, esponente del Circolo "Foa" che in qual quartiere è cresciuto, ricorda che insieme ai genitori fu avviata "negli anni '80 una raccolta di firme per una petizione che non raccolse consenso. Trovammo molte porte chiuse, sono le stesse porte che forse si stanno aprendo adesso".

 

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