«23 novembre 2018 - Ore 19.35. Oggi è la giornata del ricordo. La memoria dell'uomo è labile, e il tempo cancella i ricordi attraverso i quali si potrebbe imparare per costruire il futuro. "Ma il ricordare fatti di un recente passato, configura la civiltà di un popolo quando si è ripreso".


Ormai a 38 anni dal devastante sisma che nel 1980 sconvolse l'Irpinia ritorna più che attuale il discorso della prevenzione dei rischi. I terremoti prima o poi ritornano, ritornano sempre negli stessi luoghi, e questo è una certezza; non si conosce quando, ma prima o poi ritornano.
Ritorna la conta dei morti, dei feriti, dei danni, dei tratti in salvo grazie alla efficiente macchina dei soccorsi. Il terremoto del 23 novembre 1980 ha rappresentato una pagina nera per l'Italia intera, la quasi totale assenza dell'allora governo italiano ha causato più morti dello stesso disastro naturale; e a tutti ritornano alla mente le parole, in un video RAI dell'allora Presidente della Repubblica Pertini che chiedeva le dimissioni dei responsabili dell'allora governo.
Il ritardo dei soccorsi, gli aiuti disorganizzati, ma soprattutto il notevole contributo che le forze del Volontariato seppero offrire per colmare le lacune create dalla mancanza di coordinamento dello Stato e del Governo Italiano. Sono trascorsi 38 anni dal devastante sisma che colpì l’Irpinia, ebbene dopo tanti anni ancora molti Comuni non hanno elaborato i Piani Comunali di Protezione Civile (PEC).
Fu proprio dalle macerie del 1980 che nacque, nel 1992, il servizio nazionale di protezione civile al fine di tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni derivanti da calamità naturali e da altri eventi calamitosi.
I terremoti non provocano morti, ma è la trascuratezza dei nostri territori che provoca danni, lutti e distruzione. Oggi tutti ricordano il sacrificio di migliaia di vittime, i politici continueranno a sfilare, ad esporre i già tanti e noti problemi, e poi domani nessuno ricorderà più nulla di quella tragica notte.
“Irpinia” – 23 novembre 1980 – ore 19.35
Per non dimenticare. Novanta secondi e nulla fu più uguale. Domenica 23 novembre 1980, ore 19,35.
La data che segna il prima e il dopo, cambiò la vita a milioni di persone.
Infatti, in 2.998 persero la vita in quella calda, inquietante sera di 38 anni fa. L’Italia sognava in bianco e nero; la tv a colori era un privilegio ancora di pochi, specie nei piccoli centri del Sud. Sandro Pertini era il Presidente della Repubblica, Arnaldo Forlani era il Capo del Governo e Virginio Rognoni era al Viminale. La classe politica del Mezzogiorno a Roma contava, eccome che contava.
Per 90 secondi tremarono l’Irpinia, la Basilicata e l’Alto Sele. Furono rasi al suolo "presepi" dell’Appennino e "casermoni" malfatti delle periferie. Una tragedia immane, subito evidente agli occhi dei primi soccorritori partiti nella notte per paesi irraggiungibili. Solo a Roma non capirono, infatti la Protezione civile nascerà in seguito, figlia di queste macerie.
"Fate presto" titolò il Mattino, un urlo dal fango che impressionò il mondo intero.
Il sisma del 1980 distrusse vite, alterò la geografia dei luoghi, stravolse modelli sociali, suscitò ingenue speranze, produsse laceranti delusioni. Eppure, quelli furono i giorni del volontariato e della solidarietà. Centinaia, migliaia di giovani accorsero dal Nord nel profondo Sud per sostituirsi ad uno Stato assente ed impotente. Li chiamarono "gli angeli" del terremoto. Oltre 8.000 furono i soccorritori intervenuti.
Forse, fu l’ultima mobilitazione popolare nel nome dell’unità d’Italia. Ogni centro raso al suolo ha avuto il suo "villaggio piemontese", la sua "piazza Parma", la "mensa emiliana", segni concreti di una solidarietà operativa.
Migliaia i volontari accorsi da ogni parte d'Italia e del mondo. "Non vi dimenticheremo!", disse ai terremotati il Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Si lavorava giorno e notte alla luce delle fotocellule con la speranza di ritrovare dei superstiti sotto le macerie. Intere palazzine sbriciolate.
Tantissime scosse di terremoto seguirono quel 23 novembre tanto da trovarti sbattuto da una parte all'altra come un filo di erba, sentendoti impotente contro le forze della natura..., la terra si muoveva come le onde del mare…
Ha un alto valore civile l’invito ai volontari dell’80 a ritornare nei centri del "cratere" per vedere di persona quel che sono oggi quei paesi.
Perché 38 anni dopo, abbiamo provato almeno a cambiare, sanando antichi svantaggi, mostrando dignità, restando Italia, senza mai contrapporsi a luoghi meglio sviluppati del paese.
Il 23 novembre, alle 19.35 di ogni anno, c’è chi si fermerà un attimo per ricordare.
Chi ha il dono delle fede forse si segnerà in memoria di tanti lutti.
Chi possiede il laico dubbio della ragione, si interrogherà su quel che andava fatto meglio e di più, ma non è stato fatto».

Felice Preziosi - Disaster Manager

 

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