Raccogliere tutti i dati utili a valutare gli effetti della dispersione di fibre amianto sulla popolazione entro un raggio di 10 chilometri dal sito dell’ex Isochimica, attraverso uno screening sanitario e l’analisi dell’incidenza di malattie quali l’asbestosi e il mesotelioma.

Questo l’obiettivo dell’Osservatorio Irpino Amianto, presentato questo pomeriggio dai componenti del comitato promotore Aldo D’Andrea, Augusto Penna, Mario Tomasone e Gerardo Troncone. Tre ingegneri e un medico che, come spiega Tomasone, intendono «mettere insieme le rispettive competenze sul fronte epidemiologico e su quello delle cifre e delle stime ma anche delle elaborazioni cartografiche in ambiente GIS (sistema informativo geografico, ndr). Stasera presentiamo l’Osservatorio alla cittadinanza, ma ci auguriamo anche che altre professionalità come agronomi o geologi posano dare un contributo a questo tipo di studi che sono multidisciplinari».
L’Osservatorio punta anche a estendere anche il lavoro già avviato, concentrato come è facile immaginare sulla presenza dell’ex opificio in cui venivano de-coibentate le carrozze ferroviarie. «Individuata una fonte di potenziale inquinamento, il senso del nostro impegno è cecare di capirne la ricaduta sul territorio perché i dati disponibili attraverso i canali ufficiali, penso in particolare al Registro Tumori, sono non diversificati pertanto fare valutazioni rispetto a quella base dati diventa poco attendibile e noi vorremmo invece focalizzare l’attenzione sul problema».

Primi interlocutori dell’Osservatorio Irpino Amianto, i sindaci di 37 comuni, invitati a condividere le informazioni sulla mortalità di cui dispongono i rispettivi uffici anagrafe e, attraverso l’Ordine dei medici di Avellino, i medici di base, per ottenere i dati epidemiologici relativi alle patologie asbesto correlate.
Ai sindaci in quanto massime autorità sanitarie l’Osservatorio chiede inoltre di valutare l’opportunità di avviare uno screening sanitario sul modello di quanto effettuato dalla Asl competente nel territorio di Brescia per problematiche analoghe. Infine, in particolare il primo cittadino di Avellino è stato invitto a valutare e attuare soluzioni per poter celebrare nella città capoluogo le udienze del processo Isochimica, trasferito presso l’aula bunker di Poggioreale a Napoli.
Temi collegati in qualche modo, perché «importantissimi per restituire a questa comunità la serenità di affrontare questa vicenda ancora tutta in evoluzione – afferma Augusto Penna - e che merita la partecipazione attiva di tutta la città, che merita che ci sia attenzione sia dal punto di vista sia giudiziario, sia medico. C’è necessità di approfondire gli aspetti relativi alla diffusione di questo inquinante che si è protratta per 30 anni e per la quale non abbiamo dati disponibili, per sapere se ci sono o meno delle conseguenze sulla popolazione».
Un argomento aperto, dunque, se si tiene conto dei tempi lunghi entro i quali possono manifestarsi patologie dovute all’inalazione di fibre di amianto e del fatto che l’Isochimica, Penna lo ricorda, «è la più grande bomba ecologica in Irpinia ma per molti anni non è stato fatto nulla».

Di qui la nascita dell’Osservatorio Irpino Amianto, costituito per «la necessità di avere un punto di vista tecnico scientifico sulla questione amianto troppo a lungo sottaciuta, per paura o per ignavia – spiega -, oppure affrontata con un approccio non scientifico».
«Mancano i dati ma è chiaro però che da una bomba ecologica delle dimensioni dell’Isochimica – prosegue Penna -, che per trent’anni ha trattato quantitativi enormi di un materiale fortemente inquinante, le dispersioni di amianto nell’ambiente possono essere immaginate in quantità notevole. Ovviamente, questa dispersione aerea si può immaginare che possa aver coinvolto anche i comuni limitrofi e sappiamo che dal punto di vista del modello di diffusione la valle del Sabato è un ambiente unico che non può conoscere confini amministrativi. Ci siamo quindi rivolti anche ai comuni limitrofi alla città capoluogo per raccogliere dati e stabilire appunto l’entità probabile di diffusione delle malattie asbesto correlate, in modo da poter inferire da questo l’ambiente di diffusione della dispersione di amianto che c’è stata sicuramente negli anni in cui l’amianto è stato trattato a Borgo Ferrovia».
A pochi giorni dalla presentazione del Registro Tumori dell’Asl di Avellino, Penna sottolinea che «è sicuramente un’attività che tutti dovrebbero salutare con favore, perché è una questione che si pone da un decennio. Ma è ovvio che nella forma in cui è in questo momento la sua utilità non è massima – aggiunge -, perché i dati sono parziali e si riferiscono a un periodo limitato nel tempo. Il database va ampliato e al di là di questo noi ci proponiamo, chiedendo ai medici di base e alla Asl, di trattare non solo i tumori, ma anche le malattie asbesto correlate, appunto le cosiddette asbestosi, che potrebbero non sfociare in mesotelioma ma sono comunque rappresentative di un coinvolgimento dell’apparato respiratorio alle fibre di amianto».

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Da ex assessore all’Ambiente del Comune di Avellino che ha visto andar via dall’ex fabbrica (materialmente, non per modo di dire (Leggi qui) )  i primi carichi di blocchi di cemento amianto, materiali contaminati nonché l’enorme silos ridotto in pezzi dopo una delicatissima operazione di taglio e rimozione, Penna non può non ricordare anche quanto fatto, invece, in anni recenti. «Dal 2016 al 2018 sono stati effettuati numerosi interventi di bonifica, con la rimozione dei primi cubi di amianto e l’abbattimento e il trasferimento in discarica dei silos che erano anche il segno della supremazia dell’interesse economico su quello sociale. Abbiamo abbattuto, quindi, soprattutto il simbolo di quel luogo, segnando una inversione di tendenza rispetto a quello che era stato fatto fino ad allora, ma ovviamente allo stesso tempo ci siamo liberati di catafalchi che per decenni avevano determinato in quell’area la vita e la morte».
«Alla bonifica sono stati destinati 13mln di euro – continua Penna -, 6 dei quali stanziati dalla Regione e 7 dal governo tramite il cosiddetto Patto per la Campania. Sono risorse finanziate, disponibili e che hanno un progetto esecutivo e di questo devo ringraziare soprattutto l’impegno di chi ha lavorato giorno e notte, vedo in sala l’architetto Michelangelo Sullo – dice - e insieme a lui ringrazio anche Salvatore Porreca e Giancarlo Cerrone. Sono loro che hanno steso un progetto in men che non si dica – riconosce -, anche con sollecitazioni a destra e manca oltre che, va detto, grazie una serie di condizioni favorevoli. È stato inoltre superato un ostacolo di natura tecnico burocratica, perché la progettazione, se affidata all’esterno con una gara europea, sarebbe costata circa 1 milione e mezzo 2 milioni e probabilmente adesso staremmo ancora aspettando eventuali ricorsi alla Corte di giustizia europea. Infatti, abbiamo scritto all’Anac, spiegando la necessità di procedere con la bonifica e allo stesso tempo di avvalerci di professionalità non presenti all’interno degli uffici comunali, oltre alla volontà di coinvolgere istituzioni come l’Istituto Superiore di Sanità e l’università, attraverso il Centro Universitario per La Previsione e Prevenzione Grandi Rischi che si occupa proprio di questi temi e quindi di ricorrere all’istituzione di un ufficio misto interno-esterno al Comune. Abbiamo ricevuto la rassicurazione che non solo si trattava di una strada praticabile, ma della migliore idea possibile. C'è tutto – commenta -. Perciò non ci sono alibi per l’inesperienza».
Sul punto Penna è netto: «Mi guardo dall’esprimere giudizi - dice sullo stato di avanzamento della bonifica dell’Isochimica -, ma registro una sostanziale battuta di arresto rispetto a ciò che era stato già fatto e immaginato. Mi auguro che sia dovuto semplicemente alla fase transitoria di acquisizione delle conoscenze delle procedure per portare avanti le questioni che, lo ricordo, sono state tutte ampiamente avviate e finanziate e aspettano soltanto la conclusione dell’iter. Vorrei dire però, senza infingimenti, che l’inesperienza non può giustificare in alcun modo la mancanza di attività in questo settore, né può giustificare in alcun modo atteggiamenti che sfiorano la cialtroneria e il vuoto che magari non è reale ma si percepisce attorno a questa questione».
La sua convinzione è che «occorre andare avanti, non strumentalizzare troppo e avere un approccio scientifico, che è quello che ci può garantire al meglio». L’ex assessore non si pronuncia sulle conseguenze di una eventuale dichiarazione di dissesto, che definisce però come «una bomba dal punto di vista economico e finanziario che in qualche modo rallenterà l’investimento. Mi auguro che possa non incidere, tuttavia è un pericolo che si corre in maniera concreta».

Penna però riporta alla memoria anche un’altra iniziativa realizzata dalla passata amministrazione, quando Avellino è stata scelta quale città pilota, prima di Alessandria e Pisa, per il progetto di monitoraggio di aggiornamento del Censimento Amianto Scuole dell’amianto nelle scuole "Asbesto 2.0", condotto da Ancitel e svolto in collaborazione con il Ministero dell'Ambiente, con Sogesid e con il supporto della Struttura di Missione per l’edilizia scolastica della Presidenza del Consiglio dei Ministri. «I dati sono stati raccolti e sono consegnati in maniera riservata al comune di Avellino nella prima metà del 2018 -dice -, ma stanno là…».

 

 

 

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