La conoscenza del rischio e i comportamenti da seguire in caso si verifichino emergenze quali un terremoto o un’alluvione tornano in piazza con tanti volontari che anche quest’anno, in occasione della campagna della Protezione Civile "Io non rischio", sono pronti a fornire ai cittadini tutte le informazioni utili a fronteggiare i rischi e salvarsi la vita.


La sede scelta per la città capoluogo è ancora una volta piazza Libertà, dove a tagliare il nastro dell’edizione 2018 della manifestazione ci sono il prefetto di Avellino Maria Tirone, la dirigente responsabile della Protezione Civile della Regione Campania, nonché del Genio Civile di Avellino e di Ariano Irpino Claudia Campobasso, il comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri colonnello Massimo Cagnazzo con una rappresentanza dei Carabinieri Forestali, una delegazione del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Avellino, il sindaco di Avellino Vincenzo Ciampi con gli assessori Rosario De Marco, Massimo Mingarelli e Rita Sciscio, i presidenti dell’Ordine provinciali degli Architetti Erminio Petecca e degli Ingegneri Vincenzo Zigarella e naturalmente tanti componenti delle numerose associazioni di Protezione Civile attive sul territorio irpino per distribuire materiale informativo e fornire spiegazioni a grandi e piccoli visitatori degli stand in cui si mostrano pagine di cronaca di diverse emergenze passate, specialmente frane e alluvioni da Quindici a Forino, quale monito delle catastrofi da evitare.


Accanto ai volontari anche il vicecapo del Dipartimento della Protezione civile Nazionale Italo Giulivo, che sottolinea innanzitutto l’importanza della divulgazione dei Piani comunali di Protezione Civile per diffondere una adeguata conoscenza del rischio tra la popolazione, e la cui carenza, dice, «è un problema di molti Comuni italiani». «I Piani di Protezione Civile sono lo strumento per conoscere i rischi del proprio territorio e predisporre le armi per affrontarli – ricorda Giulivo - e la prima cosa da fare è conoscere il rischio. Per questo sono importanti le manifestazioni in piazza come "Io non rischio", che sono un momento di incontro tra i volontari adeguatamente formati e la cittadinanza. Con il nuovo Codice di Protezione Civile il cittadino è diventato un soggetto attivo della prevenzione – continua - e ha il diritto di essere informato del rischio presente sul territorio, ma anche il dovere di comportarsi correttamente. Piazze come queste, e in Italia oggi ce ne sono 282, servono quindi a metterlo nelle condizioni di auto proteggersi. L’unico rischio che vogliamo correre in Protezione Civile e che valga la pena correre è rendere il cittadino meno inerme, comunicando e informando».
Il tema ripreso anche dalla dirigente responsabile della Protezione Civile della Regione Campania Claudia Campobasso, che ricorda come il 96% dei Comuni irpini si sia dotato di un piano, oltretutto fra il 2015 e il 2017 il che fa sì che i piani siano piuttosto recenti (le linee guida della Regione risalgono tuttavia al 2013, quindi non si può nemmeno dire che l’Irpinia brilli per celerità, ndr.), ma non tutti gli enti locali hanno provveduto a divulgarli come previsto dalla normativa.
«La criticità riamane questa – ribadisce Campobasso -. I Comuni devono lavorare ancora tanto perché è importante non solo lavorare ai Piani di Protezione Civile ma divulgarli ai cittadini, che sono i principali attori nel momento in cui si verifica un’emergenza. Quindi, non solo i meccanismi e la catena di comando comunale deve essere pronta e preparata, devono esserlo anche i cittadini e per renderli pronti è necessario che i Comuni effettuino un’attività di divulgazione. Anche giornate come questa di oggi possono essere l’occasione per presentare o divulgare i Piani di Protezione Civile – commenta -, serve una divulgazione capillare e secondo me anche delle esercitazioni, che sono fondamentali. Faremo attività anche nelle scuole perché è indispensabile cominciare a insegnare ai ragazzini i buoni comportamenti in caso di emergenza».
Se poi gli enti locali sono costretti attualmente a fronteggiare notevoli criticità finanziarie, Campobasso evidenzia inoltre che «quasi tutti i Piani di Protezione Civile realizzati dai Comuni sono stati finanziati dalla Regione Campania che, quindi, dal punto di vista dei fondi ha dato un contributo veramente notevolissimo. Sappiamo in quali condizioni economiche si trovano i Comuni e quali sforzi fanno, ma divulgare i piani non costa molto – sostiene - e oggi ci sono anche modalità di comunicazione non costose come i social. Anche le esercitazioni, che molti Comuni ci chiedono di fare, sono a costo a zero, quindi si possono realizzare tante iniziative anche non costose. Sta alle istituzioni locali – conclude quindi - decidere di farle».
Ad Avellino, però, tocca ancora aspettare l’avvio delle iniziative di informazione dei cittadini su quali comportamenti adottare, nello specifico in caso di terremoto, che, si ricordi, sono parte integrante del Piano di Protezione Civile e non attività facoltative per l’ente pubblico. «Il piano andava adeguato, ci stiamo lavorando», si limita a dire in merito l’assessore delegato alla protezione civile, Rosario De Marco, che almeno annuncia: «Dalla prossima settimana le allerta da gialle in poi provenienti dalla Regione Campania saranno pubblicizzate tramite i pannelli a messaggio variabile presenti sul territorio cittadino in modo da informarne la popolazione. Per quanto riguarda il Centro Operativo Comunale, abbiamo individuato dove ubicarlo. Bisogna fare solo alcuni piccoli lavori, perciò a breve ne daremo notizia».


Insomma, un lavoro in corso, mentre ad Avellino come nella provincia irpina e nel resto d’Italia è quanto mai indispensabile anche un serio adeguamento dei fabbricati. L’allarme lanciato dall’Ordine degli Ingegneri si basa sul dato preoccupante relativo alla sicurezza degli edifici, visto che il 50% di questi, ricordano i professionisti, non è sicuro rispetto al rischio sismico. Il vicecapo Dipartimento della Protezione civile Nazionale Giulivo commenta che è «una questione culturale» e afferma: «Il costruito è vetusto, non adeguato alle norme sismiche che giustamente evolvono con il progredire delle conoscenze ed è dovere di tutti capire quanto vulnerabile è l’abitazione in cui vive. Questo si può fare solo rivolgendosi a un tecnico che fornisce un attestato o un certificato sulla sicurezza del fabbricato. Ci sono poi degli strumenti, come il Sisma bonus, che si possono utilizzare per avere un contributo per realizzare interventi sul proprio fabbricato in modo che resista alle prossime scosse. Il territorio italiano, come gran parte dell’Irpinia, è zona sismica di livello 2 e quindi un’attenzione alla vulnerabilità dell’edificio in cui si vive è assolutamente indispensabile».

Giulivo invoca attenzione anche a proposito del dissesto idrogeologico che, osserva, «è diffuso in Irpinia»: «Abbiamo problematiche di frane lente, come quella di Montaguto che ha destato non poche preoccupazioni ed è stata oggetto di un’emergenza anche a livello nazionale – spiega -; abbiamo problemi di colate rapide di fango, come quella che investì Quindici nel 1998 ma che contraddistingue vari comuni anche irpini; abbiamo franosità da crollo. Un quadro considerevole, quindi, che è adeguatamente affrontato attraverso una programmazione nel tempo differito di interventi strutturali – dice -, ma è altrettanto importante una programmazione non strutturale, mettendo in campo azioni come i Piani di Protezione Civile o, appunto, campagne di comunicazione come questa di oggi. Per alcune frane ci può essere infatti un piano di previsione e il cittadino se sa dell’imminenza di una frana, deve anche sapere qual è il comportamento corretto adottare».
Ovviamente da evitare, innanzitutto l’abusivismo: «Costruire senza regole e senza conoscere la pericolosità del sito dove si va a insediare un manufatto è sempre qualcosa che crea problemi anche a lungo termine e sicuramente non va fatto – sostiene -. Occorre avere consapevolezza della pericolosità si un sito per mettere in campo un progetto in grado di contrastarla».
Intanto, la prospettiva immediata per l’Irpinia non sembra fosca come lo scorso anno, quando i gravissimi roghi estivi hanno costretto alla realizzazione di interventi di messa in sicurezza in varie località della provincia per scongiurare il verificarsi di frane per effetto della distruzione di ettari di bosco. Questo, comune, non significa che il territorio non meriti un’attenzione e una cura costanti. «Fortunatamente questa estate è stata una stagione favorevole dal punto di vista climatico, quindi non abbiamo avuto grandi emergenze per gli incendi boschivi – commenta infatti la dirigente regionale della Protezione Civile Claudia Campobasso -. Ci sono stati diversi episodi, ma li abbiamo tenuto sotto controllo. A breve, con l’approssimarsi della stagione autunnale e invernale, divulgheremo le linee guida che il Dipartimento di Protezione civile ha inviato rispetto al dissesto idrogeologico. L’attenzione sul territorio è sempre massima – assicura - e ci sono stati, anche recentemente, notevoli finanziamenti della Regione destinati a lavori di prevenzione, tanti li fanno anche il Genio Civile e anche i Comuni, ma è ovvio che serve continuare a lavorare sulla prevenzione – insiste -, perché anche l’anno scorso abbiamo avuto diversi episodi di colate di fango. Su questi casi però abbiamo lavorato e portato a termine interventi per cui in quelle zone – conclude - quest’anno dovremmo avere una maggiore sicurezza rispetto al ripetersi di eventi del genere».

© Riproduzione riservata

Commenta l'articolo

Privacy Policy
Partly cloudy

6°C

Avellino

Partly cloudy
Humidity: 84%
Wind: S at 1.61 km/h
Tuesday
Sunny
2°C / 9°C
Wednesday
Scattered showers
1°C / 9°C
Thursday
Scattered showers
4°C / 10°C
Friday
Cloudy
6°C / 12°C

Ultimi articoli

Irpinia Focus

Direttore Responsabile

Roberta Mediatore

Redazione: Corso Europa, 22

83100 Avellino 

Telefono: 0825 21358

FAX: 0825 1805359

 Mail: redazione@irpiniafocus.it

Registrazione al Tribunale di Avellino n. 3/14 del 25/03/2014 

Il Prisma Comunicazione Editore

© IrpiniaFocus 

Vietata la riproduzione anche parziale

senza inequivocabile autorizzazione scritta del direttore