«L’udienza ha evidenziato però un dato pacifico rispetto alla staticità, sulla quale non ci sono state nemmeno richieste di precisazione da parte dei consulenti tecnici del PM. Il dato su cui ci siamo fermati è relativo al tempo di intervento, perché i consulenti del PM opinano che il calcolo effettuato dal CTU ha avuto uno sviluppo diverso da quello che avrebbe dovuto avere, secondo un’altra ricostruzione teorica».

genitori liceo mancini tribunale 12 sett 18

Il penalista Luigi Petrillo spiega così l’esito dell’udienza celebrata davanti al Gup del Tribunale di Avellino per l’incidente probatorio che riprenderà quindi il prossimo 24 settembre, «per dare modo al consulente nominato dal giudice e a quelli nominati dalle altre parti di fare una verifica più puntuale».
A destare le perplessità dei consulenti tecnici del PM, un coefficiente utilizzato dall’ingegnere Maurizio Perlingeri nella relazione peritale sulle condizioni di sicurezza dell’edificio di via De Conciliis, posto sotto sequestro preventivo il 3 novembre del 2017, in particolare nel calcolo effettuato per definire la cosiddetta vita nominale residua della struttura. In altre parole, i tempi entro i quali programmare interventi, stabiliti dai consulenti del Pm fra un minimo di 3,5 e un massimo di 5 anni e, invece, dal CTU Perlingieri in 6,3 anni.
La diatriba, spiega il penalista Nello Pizza, riguarda in sostanza «un problema di impostazione rispetto a uno specifico valore», non essendoci chiarezza nella norma. «La normativa è pensata per gli edifici nuovi, ma su quelli esistenti non dice nulla – chiarisce ancora Petrillo -. Facendo una serie di valutazioni, alcuni organismi tecnici accreditati hanno pensato di sviluppare un determinato modello di calcolo che Perlingieri ha seguito, ma sul quale i consulenti tecnici del PM hanno sollevato una perplessità sostenendo che avrebbe dovuto essere valutato un ulteriore valore». La necessità del rinvio è dettata dal fatto che non trattandosi di calcoli semplici, occorrerà rielaborare i dati con il supporto di strumenti informatici non disponibili stamattina.
Per una decisione in merito al dissequestro si dovrà, dunque, attendere ancora un paio di settimane, ma le sensazioni sono positive non solo sulla scorta di quanto sostenuto da Perlingieri, per cui «non sussistano situazioni tali da determinare condizioni di pericolo di crollo per la costruzione», ma anche perché l’argomento è stato affrontato nell’udienza di oggi e non sono emerse contestazioni.
Oltretutto, sottolinea Pizza, «il CTU, che nei suoi calcoli ha tenuto conto di condizioni peggiori rispetto a quelle considerate dall’ingegnere Luigi Petti (il perito della Provincia, ndr.), ritiene che la struttura stia addirittura ancora meglio di quanto quanto riscontrato dallo stesso perito della Provincia, che la muratura è integra e che la struttura è risultata molto sicura».

Intanto, come preannunciato (leggi qui) una rappresentanza del Comitato dei genitori degli alunni dell’istituto superiore ha tenuto un breve presidio davanti a Palazzo di Giustizia, con l’intenzione di ribadire la sollecitazione affinché si riporti il liceo scientifico in un solo plesso, mentre ancora si stava celebrando l’udienza a porte chiuse.
«Noi speriamo, ovviamente, in un dissequestro perché ci sembra che ci siano tutte le condizioni per stare tranquilli – ha detto Roberta Rossani, mamma di un’alunna del liceo -. È anche chiaro che l’esito non è scontato, ma nelle more della decisione vorremmo ribadire la necessità della sede unica per il liceo Mancini. Certamente siamo stati collocati in una maniera più che dignitosa dalla Provincia, questo lo dobbiamo riconoscere – ha aggiunto -, però è chiaro che una serie di cose, che fanno la scuola come ad esempio per i laboratori, in questo momento ci mancheranno, nonostante ci siano stati una serie di impegni. Insisto su questo aspetto, perché parliamo di un liceo scientifico e per una didattica completa è necessario avere i laboratori e le palestre, che due delle tre sedi assegnate all’istituto non hanno».
«Aspettiamo, quindi, ma in caso non ci fosse in dissequestro vogliamo una soluzione che non abbia un carattere di provvisorietà – ha continuato Rossani -. L’anno scorso è stato vissuto malissimo dagli studenti, soprattutto quelli delle prime classi che hanno cominciato un percorso scolastico impegnativo, perché non è stato bello dover rinunciare alla scuola in orario mattutino, fare turni il pomeriggio, senza la solidarietà di altre scuole – ha commentato -, dal momento che nessuno è stato disponibile a un’alternanza, come accadde dopo il terremoto dell’80».
«Alla fine, faticosamente, tutto è ripreso perché la voglia di studiare c’era, ma non bisogna dimenticare anche il disagio dei docenti che hanno dovuto districarsi tra sei plessi, con ricadute sulla didattica. Insomma, non è stato facile. Adesso ci auguriamo di vedere finalmente la luce».
Rossani, inoltre, ha accennato anche alle divisioni tra gli stessi genitori, che hanno contribuito non poco a generare confusione nei mesi scorsi: «C’è stato chi ha avuto e ha continuato ad avere dubbi sull’attendibilità delle verifiche, nonostante fossero state affidate a professionisti di fama nazionale – ha detto -. Succede quando tutti si sentono in diritto di dire tutto, ma ci sono dati oggettivi che vanno tenuti presenti e valutati. È chiaro che nessuno di noi vuole mettere a rischio la vita dei propri figli e che non parliamo di verifiche fatte in maniera superficiale, ma se i risultati sono oggettivamente buoni, come lo erano all’inizio dello scorso anno scolastico – ha concluso -, penso che il momento dei dubbi sia da lasciare alle spalle».

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