«L’avviso per l’affidamento del Segretariato Sociale e del Servizio Sociale Professionale è qualcosa di doveroso, che la legge ci impone, altrimenti saremmo omissivi, mentre il ritardo della pubblicazione si deve al fatto che il bando era legato all’approvazione del bilancio, per cui in mancanza del previsionale non si poteva pubblicarlo prima».


È la replica dell’assessore alle Politiche sociali Teresa Mele in qualità di presidente del coordinamento istituzionale del Piano di Zona A4, alle sollecitazioni giunte in queste ore prima dalla presidenza provinciale dell’Unione nazionale cooperative italiane (leggi qui), poi dalla federazione provinciale dell’Associazione nazionale cooperative sociali di Avellino (leggi qui), che chiedono al Comune di Avellino di rinviare l’avviso pubblicato lo scorso 2 maggio. Una richiesta di offerta, come previsto dal Codice dei contratti, per affidare i servizi in questione per sei mesi e per un importo pari a 84.912 euro inclusa l’Iva.
«Mi rendo conto che il Comune di Avellino è in campagna elettorale – continua l’assessore -, ma parliamo del Piano di zona che rappresenta 16 comuni della provincia di Avellino e il bando che è stato pubblicato garantisce un servizio essenziale, il che significa che se non lo forniamo potremmo essere denunciati per mancanza di assistenza anche dagli altri comuni».
Decisa anche la replica di Mele circa la tempistica della pubblicazione dell’avviso: «Assolutamente non si è aspettato fino alla campagna elettorale per motivi clientelari – dice -. D’altra parte, il Piano di zona rappresenta 16 Comuni e se oggi è in campagna elettorale quello di Avellino, l'anno prossimo potrebbe essercene un altro: con questa logica, quindi, non si andrebbe più avanti».
«Ho sentito gli attacchi che mi sono stati mossi – continua - e ripeto quello che avevo già detto anche in Consiglio comunale e in tempi non sospetti, per così dire: si poteva uscire dall'impasse del Piano di zona, creando un’Azienda Speciale Consortile che avrebbe consentito di tenere il Piano di zona svincolato dalle dinamiche della pubblica amministrazione. Con questa forma di gestione non ci sarebbero stati vincoli legati all’approvazione del bilancio del Comune di Avellino – spiega - e l’Azienda Speciale avrebbe lavorato in maniera molto più veloce, con una struttura propria, stabile e senza la necessità di affidamenti a cooperative esterne, quindi con modalità diverse rispetto a quelle attuali».
«Questa ipotesi, però, fu scartata – prosegue - e non perché non la volessero questo assessore, la giunta o il sindaco, ma perché nella seduta monotematica dedicata ai servizi sociali alcuni consiglieri, sia di maggioranza sia di opposizione, hanno ritenuto che la strada giusta non fosse l'azienda consortile, ma che si dovesse continuare a lavorare come si era fatto in precedenza (leggi qui). Devo ricordare che, però, c'era caos all'interno del Piano di zona, che i sindaci non si mettevano d'accordo e che era dovuta intervenire la Regione. Noi abbiamo fatto un lavoro veramente estenuante, lungo, difficile e complicato proprio perché gli altri sindaci avrebbero voluto costituirsi in una azienda speciale, cosa che invece il Consiglio comunale della città di Avellino non ha voluto».
«Abbiamo dovuto convincere gli altri sindaci a rifare la convenzione, ma chi aveva voluto questo, oggi lo contesta – commenta Mele – e mi rendo conto che in campagna elettorale è giusto tutto e il contrario di tutto, so che funziona così e che ogni cosa viene strumentalizzata. Mi è stato detto anche che non si tiene conto dei servizi ai cittadini, invece credo che abbiamo lavorato solo ed esclusivamente per questo, come nel caso dell'assistenza specialistica alle scuole. Per quel servizio avevamo fatto il bando, poi c'è stato un problema nell'affidamento perché l'altra cooperativa concorrente ha fatto ricorso, ma gli uffici hanno risposto e ci auguriamo che non si arrivi al TAR, così a settembre la nuova amministrazione troverà, finalmente dopo tanti anni, un servizio che parte entro i tempi in cui i servizi devono partire».
«Ho sempre riconosciuto che quando si ha a che fare con la pubblica amministrazione, purtroppo, la burocrazia non rispecchia i tempi che i bisogni dei cittadini richiedono; è vero che abbiamo una responsabilità come amministrazione – dichiara ancora l’assessore -, ma è anche vero che abbiamo fatto bene e con impegno; come è vero che si poteva fare di più perché si può sempre fare meglio, e sfido chiunque a dire che quello che si è fatto è stato "il meglio", ma è vero anche si poteva fare anche di peggio. Quello che abbiamo compiuto è stato fatto per far sì che il Piano di zona potesse partire».
Sulle difficoltà ancora attuali del Piano di Zona, Mele dichiara inoltre che «il caos che c'è adesso è la conseguenza di cose accadute nel passato e anche del fatto che si è voluto mettere insieme 16 comuni che rappresentano altrettante realtà diverse tra loro. Ad esempio, in consiglio direttivo abbiamo affrontato il problema delle persone senza fissa dimora, un problema che ad Avellino c'è e che quest'anno abbiamo risolto con le misure predisposte nei mesi invernali, ma che mi è stato detto altri comuni non hanno. È chiaro che, quindi, dover fare una programmazione complessiva, conciliando le esigenze di territori differenti, è difficile ed è complesso, anche perché si lavora sulla struttura comunale, con gli orari comunali e con le attività di supporto. Questo significa che, nel momento in cui scade il bando alla cooperativa a cui è affidato il servizio, il Piano di zona rimane sprovvisto di personale e questo non lo dico come giustificazione, ma perché è un fatto e vanno raccontati i fatti».
«Poi, ognuno in cuor suo può fare le sue valutazioni. Io volevo fare l'azienda speciale, ma non hanno voluto – ribadisce -. Il mio augurio è che invece la prossima amministrazione ci riesca, perché ritengo sia il modo per poter superare tutte queste difficoltà».

 

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