«Per noi, come detto in conferenza dei servizi anche dal Comune di Manocalzati, l’unica vera soluzione è la delocalizzazione, perché lo Stir dov’è a nostro avviso non può stare». Ricevuto il verbale della riunione del 9 aprile scorso presso la sede della Regione a Collina Liguorini (leggi qui), quando il progetto presentato da IrpiniAmbiente relativamente allo Stir ha ottenuto il via libera, il presidente del comitato "Salviamo la valle del Sabato", Franco Mazza, ribadisce la posizione espressa più volte dall’associazione e confermata nel corso e a margine di quell’incontro dalla delegazione che vi ha preso parte.


Diversi gli aspetti affrontati da Franco Mazza, che innanzitutto riguardo al progetto commenta che si tratta «di modifica sostanziale dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) e il termine "sostanziale" – dice - ci fa capire come siano previste modifiche molto significative».
Pur riconoscendo che «è vero: i quantitativi, rispetto alla prima A.I.A. restano pressoché immutati. Si passa anzi da 116.000 a circa 114.000 tonnellate all’anno», il medico aggiunge: «Va detto, però, che il raddoppio era stato tentato da Irpiniambiente, prevedendo di trattare, come dicevamo, fino a 200.000 tonnellate all’anno. Quindi – afferma -, c’era chiara intenzione di utilizzare quell’impianto non solo per il fabbisogno provinciale, ma per fare profitto. Dunque, non venga annunciata come una vittoria aver riportato le quantità nelle dimensioni normali, perché il raddoppio era semplicemente una porcheria».
«Con questo provvedimento viene, inoltre, legalizzata e stabilizzata a Pianodardine la trasferenza del rifiuto organico, operazione che già avveniva ma in modo emergenziale grazie alle ripetute ordinanze Gambacorta. In più – prosegue -, ci sono numerosi altri codici di rifiuti che non si sa con quale "disordine" verranno accumulati. Molti materiali verranno stoccati sotto le tettoie, non ancora autorizzate dal Comune di Avellino».
«Sono indicate moltissime prescrizioni – continua Mazza -. Ciò sta a significare che nemmeno in seconda battuta Irpiniambiente è riuscita a convincere i presenti sulla bontà del progetto presentato. Inoltre, a mio avviso, sarà difficile verificare il rispetto delle prescrizioni».
Mazza fa anche riferimento ai «sindaci che hanno dato parere favorevole ma guardano alla delocalizzazione», che ritiene «commettono due errori»: «Non hanno tenuto fede all’impegno assunto nei rispettivi consigli comunali, quando hanno deliberato la delocalizzazione – rimarca -; con tutte le risorse economiche che saranno impegnate per realizzare il progetto di bonifica e per l’adeguamento, dovrebbero ben sapere che non ci sarà nessuna delocalizzazione. Quest’argomento viene proposto solo come una colossale presa in giro».
«L’unica vera soluzione era ed è per noi quella di smetterla con impianti di trattamento rifiuti in centri abitati – insiste il presidente del comitato -. Lo Stir era, è e sarà non compatibile col contesto urbano della sua ubicazione».
«Potremmo metterci anche la medaglina al petto ed essere contenti perché, in fondo, lo sappiamo che è grazie alla nostra battaglia che non ci sarà l’impianto di compostaggio e che le iniziali intenzioni di ampliamento ne escono molto ridimensionate – sostiene inoltre -, ma a noi non interessano gli adeguamenti strutturali, i miglioramenti e le prescrizioni. Non interessano i contentini. Noi già sappiamo che continueremo a patire per la presenza dello Stir. Ne riparleremo tra qualche anno quando si dirà: "In fase di AIA le prescrizioni sono state date… poi se la gestione non è corretta…" Insomma – conclude Mazza -, un film già visto troppe volte nella valle del Sabato».

manifesto valle sabato 14 apr 18

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