«Che lo Stir vada messo a norma e adeguato con le migliori tecnologie a disposizioni per evitare ulteriori dispersioni inquinanti nell’aria, è un dato di fatto. E bene hanno fatto i rappresentanti dei Comuni e dell’Università a pretendere che nel progetto di ampliamento dell’autorizzazione integrata ambientale presentato da IrpiniAmbiente e approvato in conferenza dei servizi, fosse previsto un ammodernamento reale degli impianti di aspirazione. Ma è altrettanto evidente che le rimostranze di cittadini e comitati ambientalisti della Valle del Sabato, in merito ad un progetto di delocalizzazione dell’impianto che stenta ad avviarsi su un percorso di concretezza, sono assolutamente legittime e fondate».


Il consigliere regionale di Articolo Uno Mdp, Francesco Todisco, interviene sulla recente approvazione del progetto di ammodernamento e ampliamento delle attività dello Stir di Pianodardine.
«È evidente - prosegue il consigliere - che la mancata informazione e comunicazione tra enti e cittadini su un tema che tocca direttamente la vita delle persone, non può che creare cortocircuiti relazionali che non fanno onore a chi è chiamato a difendere e tutelare il diritto alla salute. Ritengo opportuno a questo punto l’istituzione di un osservatorio permanente che coinvolga le associazioni più rappresentative della Valle del Sabato per monitorare che l’impegno, per ora solo verbale, di avviare un processo di delocalizzazione dell’impianto e più in generale di bonifica dell’intera zona, venga incardinato in un reale percorso amministrativo. È vero, come sottolineato anche dall’assessore all’ambiente del Comune di Avellino Augusto Penna, che sarà competenza dell’Ato rifiuti decidere dove, come e quando realizzare gli impianti necessari a chiudere il ciclo integrato dei rifiuti della provincia, ma è surreale che un ente, insediatosi ormai da un anno, non sia ancora operativo. Una situazione di stallo, a quanto pare per le difficoltà legate all’individuazione della figura di direttore generale, incomprensibile per i cittadini e che vede la società provinciale continuare ad operare in una sorta di regime di prorogatio nonostante le importanti decisioni da assumere in questa fase».
Democratizzare il processo decisionale, ma anche affrontare la vicenda delocalizzazione con razionalità e senza creare ‘guerre di quartiere’. «Spostare lo Stir da Pianodardine è la strada, purtroppo di lungo termine, da seguire per eliminare almeno uno dei tanti elementi di appesantimento ambientale che opprimono la Valle del Sabato. Pensare di portare l’impianto sotto il ‘naso’ di altri cittadini, significherà però trovare altre legittime resistenze. Per questo ritengo che l’Ato, ente che vede i sindaci protagonisti, debba ragionare, anche nell’ottica del raggiungimento dei livelli di raccolta differenziata auspicati dall’Unione Europea, non più di mega impianti, ma di impianti di comunità in parte già finanziati dalla Regione ma da incrementare su tutto il territorio».

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