«Non posso dire se il fenomeno della violenza sulle donne sia in aumento in Irpinia, ma risconto che vi sono molte segnalazioni da parte degli organi di polizia di casi di maltrattamento o di veri e propri atti persecutori che a volte, tengo a precisarlo, riguardano anche uomini, o casi di vera e propria violenza fisica sulle donne, ma il maltrattamento può essere anche il frutto di una costrizione psicologica che non è meno grave. Il fenomeno, quindi, merita impegno e attenzione da parte di tutte le componenti».

 «Da parte della Prefettura, al di là delle valutazioni operate ai fini della sicurezza personale, c’è l’impegno a mettere insieme e far colloquiare i vari attori del sistema in rete, che qui funziona bene, ma che ovviamente si può sempre migliorare».
Il tavolo istituzionale riunito nella sede del Palazzo del Governo e presieduto dal prefetto di Avellino Maria Tirone mira non solo a tirare le somme di quanto già messo in campo finora a sostegno delle donne vittime di violenza e maltrattamenti, ma anche a rafforzare le maglie della rete posta a difesa delle vittime. «Questo riunito oggi è un tavolo di valutazione dell’impatto che un protocollo di intesa stipulato dal mio predecessore ha avuto rispetto alle azioni che ciascuna componente ha assunto l’impegno di porre in campo – spiega il prefetto Tirone, mentre i lavori sono ancora in corso -. Il fenomeno della violenza sulle donne, così come i fenomeni di violenza in genere nei confronti di persone più deboli e in condizioni di fragilità, richiede una capacità di lavorare in rete altrimenti, se si lavora in solitudine, i risultati che si riesce a raggiungere sono molto più ridotti».

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«Il tavolo si pone, quindi, da un lato obiettivi di prevenzione, dall’altro mira a migliorare la capacità di interloquire tra i vari soggetti interessati, sia pubblici sia privati, quando si verifica un caso di violenza, che – insiste - richiede un approccio particolare. Non sono in grado di dire ora cosa verrà fuori da questo confronto che dovrà comunque portare da un lato ad accelerare gli impresi presi – continua -, dall’altro verificare eventuali criticità soprattutto nella comunicazione tra i soggetti interessati e ipotizzare ulteriori strategie che possano meglio consentire di affrontare un fenomeno che ha una serie di matrici culturali, familiari, di situazioni economiche, e richiede necessariamente un approccio multifunzionale».
«Sicuramente dei risultati sono già stati raggiunti – spiega poi Tirone -, per esempio è già stato attivato il percorso rosa in alcuni ospedali, le forze di polizia hanno maturato sempre più una professionalità e una sensibilità veramente apprezzabili nell’approcciarsi e nel portare la vittima fuori dalla solitudine, perché il problema grande di chi è vittima di un reato di sopraffazione è la solitudine che vive per varie ragioni, ad esempio per paura o per reticenze familiari».

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