«Di quanto accaduto mi resta tanta rabbia, ma cerco di contenere questa rabbia perché va usata al meglio. Penso a chi ha subito lo stesso trattamento e intendo dare un minimo di dignità e speranza a chi è costretto a prendersi le botte e tornare a casa in silenzio». Due giorni dopo essere stato scambiato per il ladro di un furgone e aggredito da alcuni agenti di Polizia lungo il raccordo Avellino-Salerno, Tony Della Pia appare ancora scosso nel ripercorrere quanto accaduto, al fianco degli esponenti di Potere al Popolo giunti ad Avellino per dimostragli vicinanza e pieno sostegno.


«Sono stato bloccato con le ginocchia alla schiena e colpito – racconta Tony Della Pia -, mi è saltato un dente e gli agenti hanno anche cercato di mettermi le manette, ma ho spiegato che non posso piegare il braccio destro indietro per una vecchia frattura. Il mio collega che era con me urlava e chiedeva spiegazioni. A un certo punto l’agente più anziano evidentemente ha avuto un dubbio e ha detto "Cerchiamo di capire chi sono". Hanno preso i miei documenti mentre il proprietario del mezzo rubato diceva che il mio furgone era suo e per ore gli agenti non hanno creduto ai miei documenti. Siamo stati tenuti per due ore su una corsia di transito fino alle 20.30, oltretutto causando un ingorgo e c’è stato anche un incidente con un mezzo pesante che ha tamponato una macchina. Poi sono stato portato in ambulanza in ospedale – continua - e due agenti sono arrivati e mi hanno consegnato la denuncia per oltraggio e resistenza. Alla fine, sono uscito dall’ospedale verso le 2.30 - 3.00 di notte».

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«Un comportamento contrario alle procedure che sono a garanzia del cittadino», dichiara il legale Cristian Iannone che assicura: «Da parte nostra, faremo tutto il possibile contro questo abuso e presenteremo un atto di esposto querela per denunciare l'accaduto. Contestiamo integralmente la versione presentata dalla Questura di Salerno e forniremo una ricostruzione in grado di restituire un elemento di verità a tutta la faccenda. Il fatto che Tony fosse innocente rende la situazione più grave e oltretutto nella nota della Questura si fa anche riferimento alla sua candidatura come se questo potesse essere discriminante».
Come spiega la portavoce di Potere al Popolo Viola Carofalo, la difesa di Della Pia non è, però, una scelta di parte politica: «Saremo al fianco di Tony perché è un nostro candidato, ma lo saremmo stati comunque perché quello che è accaduto è scandaloso ed è un fatto purtroppo ricorrente che capita quotidianamente a persone che molto spesso non hanno gli strumenti e i mezzi per raccontare la loro storia e per difendersi».


«Cose del genere accadono perché c'è una forte impunità nelle forze dell’ordine e quello che è successo a Tony è significativo in Paese in cui si cerca di privilegiare la sicurezza rispetto ai diritti – dice ancora Carofalo -. Per questo, riteniamo che bisogna rivedere la legge contro la tortura approvata sei mesi e criticata da tutti, giudicata insufficiente anche dall’Onu e che se applicata ai tempi della Diaz non avrebbe consentito nemmeno quel po' di verità a cui si è arrivati. Se anche Tony avesse rubato – aggiunge -, questo non giustifica l'aggressione indecente e vergognosa che ha subito. È inammissibile che sia stato picchiato, che gli è stato fatto saltare un dente e che sia stato preso a calci in faccia. Tutti, colpevoli o innocenti, vanno tutelati dalle forze dell'ordine. E noi non siamo contro le forze dell'ordine, ma vogliamo che ci sia certezza, quando qualcuno sbaglia, di poter individuare chi è e quindi di poterlo eventualmente perseguire».

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«Occorre una riforma della legge contro la tortura – insiste il responsabile nazionale dell’Osservatorio sulla repressione Italo Di Sabato - ed è necessario che ci siano identificativi per gli uomini delle forze dell’ordine, a garanzia del cittadino e anche di agenti onesti che fanno il loro lavoro. Si pensi, ad esempio, al caso di Stefano Gugliotta – prosegue -, bloccato davanti allo stadio dopo la partita Roma-Inter perché il suo motorino era identico a quello di un ultrà e che è stato anche arrestato, poi salvato solo grazie alle immagini riprese da una telecamera che hanno dimostrato che non c’era nemmeno allo stadio. È in gioco – conclude - quel po' di democratico che resta in questo Paese».

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A dare man forte a Della Pia anche il segretario nazionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo. «Pensavo di vivere in un Paese nato su una Costituzione che all'articolo 13 sancisce che la libertà personale è inviolabile – commenta -. Invece, siamo davanti a uno scenario in cui si risponde a un abuso denunciando un cittadino che ha subito violenza. Ma non è accettabile essere pestati dalle forze dell'ordine senza ragione e noi denunciamo un'aggressione brutale di tipo sudamericano perpetrata da persone che sono retribuite dai cittadini per proteggere i cittadini».
«Chiunque conosca Tony sa che la versione fornita dalla Questura è una versione a cui difficilmente si può credere – aggiunge Acerbo -, e credo che sia interesse di tutti fare piena luce affinché non si ripetano situazioni di questo genere. Inoltre, chiunque ha a cuore la democrazia e i diritti dei cittadini si dovrebbe schierare al fianco di Tony Della Pia che sta facendo una battaglia non per sé stesso, ma per tutti noi. Noi lo ringraziamo per il coraggio con cui sta denunciando questa situazione incredibile e lo assisteremo sul piano legale e con la mobilitazione, affinché su questo caso si faccia davvero chiarezza perché chiunque poteva trovarsi nella situazione».
«Nel mio caso io ho la possibilità di avere un po' di visibilità pubblica - conclude lo stesso Della Pia – e attraverso la mia visibilità pubblica voglio riscattare le migliaia e migliaia di ragazzi e ragazze, di uomini e donne che ogni giorno vengono trattati in questo modo ma non hanno voce per urlare. Urlerò insieme a loro».

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