Accelerare gli interventi in corso all’I.P.I.A. "Amatucci" e al Liceo "Colletta", in modo da incrementare il numero di aule disponibili nelle ore mattutine fra le 9 al secondo piano della scuola media "Solimena" e le 13 nell’edificio di via Zigarelli e portare in totale a 49 gli spazi in cui far avvicendare in più turni le stesse 58 classi del Liceo "Mancini", da metà febbraio 2018.


Accantonata per il momento l’eventualità di una soluzione a lungo termine con strutture prefabbricate, è questa la linea di lavoro intrapresa dalla Provincia con l’obiettivo di ridurre al minimo i turni pomeridiani della scolaresca dell’istituto posto sotto sequestro e ancora alle prese con le difficoltà comportate dalla ricollocazione che vede 1200 studenti frequentare la scuola tutti i pomeriggi, in vari istituti al campus di via Morelli e Silvati.
Su questa traccia prosegue, quindi, il lavoro del tavolo istituzionale che si è riunito nuovamente oggi in Prefettura, con la prospettiva di una nuova convocazione a breve: «Ci aggiorniamo al 20 dicembre – dichiara la dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale Rosa Grano - e c’è qualche ipotesi in più per andare un po’ a regime con il funzionamento della scuola nelle ore mattutine attorno a metà febbraio, quindi dobbiamo esperire qualche altra soluzione emersa oggi. I tecnici della Provincia faranno ulteriori sopralluoghi e verificheranno».


Come spiega il consigliere provinciale con delega all’istruzione Girolamo Giaquinto, sarà necessario, inoltre, effettuare anche passaggi tecnici a cura degli uffici: «Speriamo che le lezioni di mattina si possano tenere il più presto possibile rispetto alle soluzioni date – afferma -. Stiamo lavorando in modo da spingere verso la conclusione alcuni lavori che abbiamo in corso proprio per recuperare spazi, ma chiaramente questo significa passare attraverso una rimodulazione sia di contratti, sia di carattere progettuale».
Scadenza di riferimento, la metà del prossimo febbraio, «ma mi preme sottolineare lo spirito collaborativo che, superato il momento di inevitabile trambusto determinato dalla condizione di oggettiva difficoltà in cui ci troviamo, ci restituisce un clima più sereno – commenta Giaquinto - e che contribuisce sicuramente ad una interlocuzione che sia maggiormente foriera di soluzioni, nella consapevolezza che lavoriamo tutti verso un unico obiettivo e che le istituzioni coinvolte su questa problematiche e che partecipano al tavolo non sono l’elemento di contrasto, ma quello attraverso il quale affrontare alcune dinamiche, dedicandosi ognuno per le proprie funzioni ed energie a risolvere un problema di per sé complesso. L’ipotesi delle strutture prefabbricate che era emersa dalla riunione del tavolo di mercoledì scorso (leggi qui) – aggiunge - è stata valutata e, come si poteva immaginare, per certi aspetti non è una soluzione di semplicissima e rapidissima realizzazione. Adesso dobbiamo, invece, avere la capacità di intercettare la soluzione migliore per le esigenze che abbiamo e quella più vicina sotto il profilo temporale».
Mostrando un po’ di ottimismo in più rispetto alla scorsa settimana, la rappresentante degli studenti in Consiglio di istituto Attilia Imbriani commenta: «Ci hanno prospettato delle soluzioni un po’ più concrete, con la possibilità di fare dei turni interni da febbraio avendo una quarantina di aule disponibili. Per il futuro – aggiunge -, la Provincia ci dice che non è ancora possibile parlare di progetti a cui stanno pensando, ma ci garantisce che entro il primo settembre avremo una struttura, attraverso una razionalizzazione generale degli istituti ad Avellino che implicherà dei sacrifici un po’ per tutte le scuole, ma in condizioni fattibili, e questo ci garantirà anche delle iscrizioni che in questo momento non siamo sicuri di poter avere per l’anno prossimo».


Alle incertezze sul futuro, su cui anche i docenti hanno lanciato l’allarme tanto più in giorni in cui negli istituti superiori si preparano gli open day in vista delle preiscrizioni per il prossimo anno scolastico, si aggiunge inoltre il gran numero di nulla osta al trasferimento presso altri istituti già presentati alla dirigenza del liceo. La stessa studentessa ne aggiorna il conto: «Purtroppo per 85 persone non era possibile andare a scuola di pomeriggio neanche per una sola settimana – dice -, per impegni al Conservatorio o con sport praticati a livello agonistico».
Ma la Provincia conferma l’impegno a lavorare anche in prospettiva e il consigliere Giaquinto puntualizza: «Il futuro del "Mancini" è il nostro pensiero e voglio rassicurare, da questo punto di vista, che non abbiamo alcuna volontà di minare questa istituzione scolastica, ma anzi quella di trovare una ricollocazione attraverso varie strade. Sono diversi i percorsi aperti – spiega -, da quello giudiziario che farà il suo corso a quello dell’emergenza immediata che riguarda la ripresa delle attività scolastiche, tenendo conto anche dell’esigenza di dover consentire ai ragazzi che provengono dalla provincia di arrivare con il minore stress possibile e ieri su questo con la consigliera Enza Ambrosone si è tenuta in Provincia una nuova riunione con i gestori dei servizi di trasporto per rimodulare alcune corse».
«C’è poi un elemento di programmazione relativo al "Mancini" – prosegue - che ha anche questo la nostra attenzione, perché il livello di vulnerabilità sismica ci dà un lasso di tempo su cui poter pensare, dopodiché dobbiamo anche prevedere interventi che siano di riequilibrio riguardo a questo aspetto e contiamo di aver una struttura accogliente».
Giaquinto sottolinea, dunque, che «tutti i livelli istituzionali stanno mostrando e non hanno fatto venir meno la loro disponibilità, perché la situazione del "Mancini" non è un problema della Provincia, del Comune, della Regione, ma il problema di una popolazione scolastica e come tale va affrontato, con la sinergia di tutte le istituzioni. Chiaramente le disponibilità vanno concretizzate, perché anche con un fondo regionale o un fondo ministeriale a disposizione bisogna che si abbia l’idea di come voler stabilizzare la popolazione scolastica. Ora il problema riguarda il "Mancini", ma noi siamo abituati a ragionare su una pluralità di istituti scolastici, cercando di mettere a sistema quanto meglio possibile il nostro patrimonio. È quello che siamo impegnati a fare da diversi anni – conclude - e in questa direzione vorremo continuare ad agire, consapevoli e speranzosi che questa possa essere la soluzione migliore da adottare».

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