Prima a Palazzo Caracciolo, poi in Prefettura, le sorti logistiche del Liceo Scientifico "P.S. Mancini" sono ancora l’argomento principe del giorno, senza attendere l’esito del ricorso presentato dalla Provincia avverso il provvedimento di sequestro, così dichiara il presidente della provincia Domenico Gambacorta, ma cercando una soluzione che sia la migliore possibile e «lavorando sull’ipotesi più pessimistica» nelle condizioni date.


Condizioni difficili, per la nota indisponibilità di ambienti inutilizzati in cui trasferire la numerosa scolaresca del liceo, in cui, come preannunciato ieri (leggi qui) si sondano le possibilità offerte nello specifico dal liceo "Marone", dall’I.t.i.s. "Dorso", e dall’alberghiero "Rossi Doria".
Queste le caselle in cui, ancora nei prossimi giorni e con un nuovo incontro istituzionale in calendario al provveditorato agli studi per giovedì, si cercherà di far rientrare con un lavoro di incastro le attività didattiche dello scientifico, con la consolazione data dalle sole 21 aule destinabili al liceo in ogni orario, trattandosi delle 12 dell’edificio di via Zigarelli attualmente vuoto e delle 9 già in uso nel plesso della "Solimena", con la prospettiva «che dovremo cercare 37 aule + 9», afferma Domenico Gambacorta, nel caso che dall’ispezione disposta dalla Procura dovesse derivare un nuovo provvedimento di sequestro.
Il presidente della Provincia si dice ad ogni modo sereno rispetto alla vicenda giudiziaria: «Abbiamo fatto le cose che dovevamo fare nei tempi giusti, abbiamo fatto le verifiche e investito risorse per avere una serie di dati e le analisi ci tranquillizzavano, tranne che per la palestra che abbiamo regolarmente chiuso già all’inizio dell’anno. Sono sereno e ritengo ci sarò anche modo di chiarire la qualità strutturale dello stesso liceo Mancini. Ci possono essere opinioni diverse anche su questi punti – conclude -, ma l’importante è che le analisi siano state fatte correttamente».
Ora toccherà alla dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale Luisa Franzese coordinare la riorganizzazione delle attività, in coabitazione con le scolaresche ospitanti.
La dirigente ha già partecipato al tavolo tecnico in mattinata, incontrando la sua omologa a livello provinciale Rosa Grano, i vertici di Palazzo Caracciolo, oltre al presidente Gambacorta, il consigliere delegato all’istruzione Girolamo Giaquinto, il dirigente dell’area tecnica Antonio Marro e il segretario generale dell’ente Antonio Fraire, nonché i dirigenti scolastici Maria Teresa Cipriano (Rossi Doria), Carmine Iannaccone (Dorso), Paola Santulli (Marone) e in un secondo momento anche la preside del Mancini, Silvana Agnes.

Gambacorta Franzese
«Ogni istituto scolastico deve ovviamente convocare il Consiglio d’Istituto e verificare quali sono le possibilità negli invitati oggi – chiarisce in mattinata Gambacorta -, in una logica di solidarietà che è stata condivisa dai tre dirigenti scolastici e particolarmente richiesta sia dalla dottoressa Franzese sia dalla dottoressa Grano. Sono convinto che questo spirito di solidarietà scatterà nei rispettivi Consigli di istituto, perché è inevitabile in momenti di emergenza, visto che con il De Luca e lo Scoca che sono chiusi e i lavori all’Amatucci altre aule non ce ne sono».
Nessuna soluzione viene indicata in modo esplicito, ma le ipotesi in fase di definizione non sembrano scartare l’eventualità che i ragazzi del Mancini debbano necessariamente prepararsi a un orario scolastico per lo più pomeridiano, dovendo condividere, laddove ospitati da altri istituti, spazi di fatto già occupati. È una eventualità osteggiata finora dalla scuola come dalle famiglie e dagli stessi studenti, per il timore di ricadute negative non solo sulle attività extracurricolari generalmente svolte nel pomeriggio, ma anche per quelle inserite nell’offerta formativa del Liceo Matematico, che prevedono lezioni tenute da docenti universitari, per non parlare dei disagi legati al trasporto pubblico, in particolare per gli alunni non residenti nella città capoluogo.
Gambacorta scarta, però, l’ipotesi di ricercare una soluzione rivolgendosi ai privati, perché questo richiederebbe un lungo iter di espletamento di procedure a evidenza pubblica, comunque nell’incertezza relativa alle certificazioni necessarie a una struttura scolastica, oltre che a una effettiva disponibilità di ambienti sufficientemente ampi da contenere classi che contano in media 25 alunni, ferma restando la carenza di risorse da impegnare. «Noi non abbiamo un euro per locare immobili privati – spiega infatti Gambacorta -. In passato abbiamo fatto una politica di chiusura delle locazioni che non può tornare indietro anche perché, sulla base della Legge di Stabilità, per le Province non ci sono le condizioni economico-finanziarie per farlo».
Con la consapevolezza espressa dallo stesso Gambacorta che «è impossibile trovare soluzioni magiche per 58 aule», il lavoro di questi giorni, che la Provincia conta di concludere entro questa settimana in modo da poter riportare fra i banchi gli studenti del Mancini all’inizio della prossima, potrebbe tradursi quindi in una riorganizzazione su cinque plessi distinti. Ma non sembra da escludere a priori che si possa programmare anche una sorta di turnazione interna nelle 21 aule non condivise con altri istituti, in modo tale da permettere almeno un’alternanza fra lezioni mattutine e pomeridiane.

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