È ancora il no di docenti e genitori del Liceo Scientifico "P.S. Mancini" a doppi turni e soluzioni che comportino una frammentazione della scuola in più plessi a segnare il settimo giorno dalla chiusura dell’istituto a seguito del sequestro preventivo disposto dal Gip per mancanza di sicurezza.


Un no secco, mentre la Provincia lavora all’ipotesi che la scolaresca del liceo torni nei banchi a scaglioni: le quinte classi già da lunedì prossimo, fra i 9 ambienti già in uso al Mancini nell’edificio della Solimena e le 12 aule disponibili nel plesso di Zigarelli, e tutte le altre suddivise in diversi edifici scolatici del campus di via Morelli e Silvati, tra l’I.T.G. "Oscar D’Agostino", l’I.T.E. "Luigi Amabile" e L’I.T.I.S. "Guido Dorso".
Ancora una teoria, ma questo basta perché sia le famiglie sia gli insegnanti prendano le rispettive iniziative, scaturite dal confronto in due distinte assemblee tenute entrambe nella giornata di oggi, con la decisione finale di dar vita a due manifestazioni.
Per lunedì 13 novembre è stato programmato un nuovo corteo dalla sede della scuola al Palazzo della Provincia, animato stavolta dai genitori che saranno inoltre saranno presenti domani pomeriggio a Collina Liquorini, dove si attende la presenza del ministro per la Coesione territoriale, Claudio De Vincenti e del Governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca in occasione dell’inaugurazione della sede dell’Università telematica Pegaso a villa Solimene, intenzionati a tenere ben accesi i riflettori sulla vicenda, in cui non vedono sviluppi rassicuranti.
«Comprendiamo le difficoltà della Provincia, abbiamo avuto alcuni incontri e abbiamo cercato di coinvolgere anche il provveditorato, ma senza un risultato – commenta il presidente del Consiglio di istituto Luigi Melone – e intendiamo coinvolgere anche gli altri istituti perché quello che è accaduto non può essere una questione solo del liceo scientifico ma di tutta la scuola superiore della provincia, perciò lanciamo un appello anche agli altri studenti perché partecipino alla manifestazione di lunedì».


«Per quanto nelle nostre forze – continua - stiamo cercando di tutelare il diritto allo studio dei nostri figli e non siamo d’accordo né a soluzioni "spezzatino", né ai doppi turni, in quanto nel calendario scolastico verrebbero meno le ore pomeridiane. Chiediamo di tornare alla normalità perché la nostra preoccupazione di genitori, conoscendo i tempi della pubblica amministrazione, in particolare al sud e ancor più ad Avellino, è che una soluzione provvisoria possa diventare definitiva. Vogliamo restare uniti in un edificio per il "Mancini"».
Non rassicura nemmeno la scadenza del 17 novembre, quando è stata fissata l’udienza davanti al Tribunale del Riesame, dopo il ricorso presentato dalla Provincia: «Non siamo disponibili ad aspettare l’esito fino a venerdì prossimo e, se l’idea di far partire le quinte tra la Solimena e via Zigarelli e dislocare gli altri in diversi istituti a via Morelli e Silvati è un modo per prendere tempo, non ci stiamo, anche perché non esistono studenti di serie A e studenti di serie B. Vorremmo – insiste Melone - che già da domani i nostri ragazzi potessero iniziare ad andare a scuola».
Nel corso dell’animata assemblea tenuta dai genitori nella palestra della Solimena, che è diventata in questi giorni sede di incontro non solo per gli studenti del "Mancini", non mancano, tuttavia, voci contrastanti, momenti di confusione e occasioni di nuovi scontri, elementi che a dire il vero non si ritrovano affatto nel dibattito fra gli allievi del liceo, più capaci di muoversi compatti e tenere la barra dritta, oltre che di mostrare in qualche caso più buon senso. Quello espresso, però, anche da un padre che sottolinea la necessità di tenere i piedi per terra, in un certo senso, riconoscendo che la situazione è difficile, ma lo è anche il contesto più generale ed è effettivamente arduo individuare una soluzione ottimale da ogni punto di vista in una realtà in cui scarseggiano le strutture, né ce ne sono in condizioni perfette. «La mia priorità è che mio figlio torni a scuola – afferma – e per me andrebbe bene anche fare lezione in un garage».
Dal fronte degli insegnanti del liceo emerge comunque una posizione in linea con quella assunta dai rappresentanti dei genitori e l’assemblea del corpo docente già preannunciata nei giorni scorsi produce un documento in cui si ribadisce la ferma opposizione ai doppi turni e si formalizza ufficialmente la posizione manifestata in questi giorni. L’assemblea infatti «ritiene che l’unica soluzione possibile consista nell’individuazione di una struttura, pubblica o privata, che consenta di svolgere dignitosamente tutte le attività programmate e che permetta al Liceo di preservare la propria dignità».
«Di fatto, l’ipotesi della turnazione è assolutamente irricevibile – si legge nel documento -, data la natura dell’offerta formativa, sistematicamente articolata in orario mattutino e pomeridiano, e data la peculiarità di alcuni indirizzi presenti nel curricolo del nostro Liceo. D’altra parte – rilevano i docenti -, questo discorso vale anche per eventuali scuole ospitanti, le quali si vedrebbero impedite nello svolgimento delle loro attività pomeridiane programmate, già inserite nel Piano dell’offerta formativa e finanziate talvolta anche da fonti esterne».
«Inoltre, non essendo presente sul territorio alcuna scuola in grado di ospitare 58 classi – aggiungono –, l’ipotesi della turnazione comporterebbe la frammentazione su più plessi con ovvie e gravissime conseguenze di natura organizzativa, gestionale e didattica, che alla lunga rischierebbero di compromettere l’identità e la stessa sopravvivenza della nostra scuola, che vanta una memoria storica profondamente radicata nella tradizione culturale della nostra città».
Nello stesso documento, gli insegnanti sottolineano inoltre che «l’assoluta mancanza di prospettive e di risposte concrete a una settimana esatta dal provvedimento del Gip, esacerba il già diffuso sentimento di disorientamento dell’intera comunità scolastica, sgomenta di fronte alla sottovalutazione di un problema che rischia di protrarsi sine die, con conseguenze irreparabili per la formazione dei discenti e per il futuro del nostro Liceo».
Gli insegnanti, infine, non nascondono un personale forte disagio: «Noi docenti ci sentiamo lesi nella nostra dignità e nella possibilità di crescita professionale – scrivono -, perché risulta al momento compromesso sia il regolare svolgimento della programmazione didattico – educativa sia l’attività di formazione e di aggiornamento precedentemente pianificata».

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