«Non ci hanno dato alcuna novità rispetto a ieri e insieme, cinque ragazzi e i professori, abbiamo proposto che se si impongono i doppi turni, allora dovranno farli tutte le scuole, perché se è una situazione di emergenza deve essere affrontata da tutti». Dal colloquio tra una delegazione degli studenti e dei docenti del "Liceo P.S. Mancini" e il presidente della Provincia Domenico Gambacorta non emerge un responso definitivo circa la ricollocazione dell’istituto superiore in seguito al sequestro preventivo disposto dal Tribunale.


Resta però una ferma opposizione ai doppi turni anche per scongiurare una sorta di "scomparsa" della scuola, qualora questa venisse spezzettata fra più sedi diverse. Per questo è stata sollecitata una terza perizia, dopo quelle effettuate prima dall’esperto di costruzioni in zona sismica Luigi Petti, incaricato dalla Provincia a novembre 2016, e poi dai consulenti tecnici della Procura Francesco Saviano e Paolo Clemente.
Gli studenti manifestano perplessità di fronte a conclusioni diametralmente opposte e suggeriscono anche un confronto diretto fra i periti, sapendo che però ci sarebbero tempi lunghi. Proprio la tempistica è la maggiore preoccupazione dei docenti, che hanno partecipato al corteo al fianco degli studenti del liceo per chiedere a gran voce una sede, portando uno striscione che recita "Non vogliamo passeggiare, vogliamo insegnare" ed esprimono il timore che «difficilmente si riuscirà a recuperare». «Chiediamo di poter continuare l’anno scolastico in un edificio che ci consenta di svolgere le attività mattutine e pomeridiane – aggiungono – anche se non può accoglierci tutti, ma in cui effettuare magari turnazioni al nostro interno - questo il punto di vista, tra gli altri, anche del professore Sergio Picone -. Non entriamo nel merito della soluzione, l’interesse comune è quello di riprendere il nostro percorso di istruzione e quella di oggi è una bella manifestazione di interesse da parte dei ragazzi che chiedono di riprendere le lezioni».


Perdere troppi giorni di scuola comporta difficoltà per il recupero delle attività obbligatorie nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro, di quelle del Liceo Matematico ma anche dei progetti che si svolgono nelle ore pomeridiane, ad esempio i corsi di lingua straniera che permettono di ottenere certificazioni riconosciute a livello internazionale e sono per giunta a pagamento per le famiglie. Ma non resta che attendere il prossimo tavolo in Provincia, presumibilmente nella giornata di domani, per conoscere quale sarà la strada da intraprendere. Lo riconoscono anche gli studenti, ad ogni modo, non intendono abbassare l’attenzione e terranno ulteriori assemblee, dopo il corteo con cui oggi hanno portato la loro voce attraverso il centro cittadino, sostando a via Colombo, nei pressi del Tribunale, e in vari punti di corso Vittorio Emanuele inclusa la Prefettura.
Tra i circa 400 ragazzi che hanno raggiunto piazza Libertà sfilando in coro dalla loro scuola e che ribadiscono con uno striscione che "le scuole crollano, gli studenti no", davanti a Palazzo Caracciolo hanno pure fatto la loro ricomparsa i genitori firmatari dei tre esposti da cui si è originata l’inchiesta della Procura, che non hanno perso l’occasione di recriminare e nemmeno di accapigliarsi con gli stessi studenti che stavano semplicemente riferendo l’esito del colloquio avuto con il presidente della Provincia Gambacorta. E sono stati loro, gli adolescenti, a cercare di sedare gli animi degli adulti surriscaldati. «Non vi inquietate, abbassate la voce», il loro invito mentre le proteste dei genitori puntano contro la Provincia.

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«Ci opponiamo ai doppi turni e allo smembramento della scuola – afferma una mamma – e diciamo a Gambacorta che non abbiamo il santo in paradiso, ma abbiamo pensato alla cultura. Chiediamo una sede unica, perché la scuola ce l’avevamo e non ce la doveva togliere». La circostanza "incriminata" è sempre la decisione assunta da Palazzo Caracciolo lo scorso anno con il trasferimento degli allievi del "Mancini" che frequentavano la succursale di via Scandone alla sede centrale del liceo, nell’ambito del piano di ricollocazione che ha interessato diverse scuole per far fronte alla necessità di dover spostare il Liceo "P.A. De Luca" al fine di realizzarvi alcuni interventi di messa in sicurezza.
«Non aveva il diritto di toglierci la scuola. Ha messo 500 ragazzi in una scuola e ne ha spostati 2000 e non si fa- continuano –. Adesso ci desse una scuola subito. Sono stati cacciati i soldi per i traslochi e Gambacorta è andato a tagliare il nastro al "De Luca". Tanto di cappello per l’istituto d’arte, ci siamo stretti, ci siamo messi uno sull’altro e abbiamo detto "non importa". Ma adesso? Quando l’anno scorso abbiamo detto "non ci spostate perché quella scuola è vecchia e, se si chiude, noi dove andiamo che siamo 1200?" ci hanno detto "non vi preoccupate". Fittassero dei locali privati, io da lunedì vengo qui a fare scuola con mia figlia. È una vergogna».
«Ci hanno messo in una scuola inagibile e questo già si sapeva– aggiunge un’altra mamma -. Lo stavamo dicendo da un anno a questa parte e nessuno ci è stato a sentire. A questo punto dateci una scuola sicura. Ce l’avevamo, ci ridessero quella o qualcuna che ha una agibilità che possa dare sicurezza, perché non c’è solo il diritto allo studio, ma i nostri ragazzi hanno diritto alla vita».
«Noi vogliamo una sede unica – aggiunge -, come non è stato smembrato l’anno scorso il "De Luca" e ha avuto la nostra sede della succursale, purtroppo, con quattro spostamenti inutili, perché bastava mettere il "De Luca" in un’altra scuola e risparmiare 140mila euro con cui poteva aggiustarsi la sede del "De Luca" e tornare tutti al proprio posto. Adesso noi, alla fine, noi siamo rimasti senza scuola e loro stanno comodamente seduti. Nulla contro il "De Luca" – dice – perché ci eravamo offerti anche di fare i doppi turni, ma la nostra preside si è rifiutata e anche la preside Maria Rosaria Siciliano presumo, ma questo non lo so con certezza».
«Dateci una sede unica, sicura – conclude -. Che sia via Scandone o da un’altra parte non mi interessa, ma abbiamo diritto alla vita, non solo allo studio».
Peccato che, però, una sede unica non ci sia per cui l’unica soluzione soddisfacente per questi genitori non potrebbe che essere lo sfratto di qualche altro istituto che avrebbe lo stesso diritto di recriminare a sua volta. Peccato, soprattutto, che a quanto pare il nocciolo della questione sembra ancora il trasloco contestato dello scorso anno, quando, solo allora, si sono manifestate le preoccupazioni legate alla sicurezza del plesso del Liceo Mancini di via De Conciliis.

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